Storia della Guerra Fredda
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La Guerra Fredda: storia del conflitto fra USA e URSS

Ottobre 3, 2024

La Guerra fredda (1946-1989) è stata il conflitto politico-militare più rilevante del Secondo Novecento, caratterizzato da una guerra ideologica e un’escalation militare che vide contrapporsi gli stati liberal-democratici e capitalisti, guidati dagli USA, e gli stati comunisti, guidati dall’URSS.

Questo scontro ha avuto un impatto enorme anche sui paesi del Terzo Mondo, e ha plasmato profondamente il mondo post-ideologico e segnato dal tardo-capitalismo in cui attualmente viviamo.

Analizziamo quindi questo importante periodo della storia americana.

Cosa si intende per Guerra Fredda

L’espressione guerra fredda esisteva già da prima della Seconda Guerra Mondiale anche se era stata raramente utilizzata e non era mai diventato un termine di uso comune. Nel contesto postbellico, fu inizialmente utilizzata da George Orwell, prima per indicare lo stato di allerta causato dalla costante minaccia di un possibile conflitto mondiale, poi, dal 1946, per indicare l’inasprimento delle relazioni internazionali fra l’Unione Sovietica e l’Occidente.

Ripreso dall’investitore democratico Bernard Baruch in una sua conferenza, il termine venne poi ad assumere il significato specifico con cui lo conosciamo oggi, indicando una contrapposizione ideologica e uno scontro sul piano politico, ma senza conflitti militari diretti.

L’espressione sarà resa celebre dal giornalista americano Walter Lippman, attraverso il suo libro The Cold War. La Guerra Fredda vedeva fronteggiarsi da una parte il blocco degli stati sovietici, che facevano riferimento all’URSS e avevano un’impostazione politico-economica di tipo comunista, e dall’altra il blocco degli stati liberal-democratici, che facevano capo agli USA e avevano un’economia capitalista.

Sul piano militare, la Guerra Fredda si concretizzò in una corsa ad armamenti sempre più potenti, che crearono una situazione di stallo fondata sul terrore della distruzione reciproca. Non si arrivò quindi mai ad uno scontro diretto tra le due superpotenze principali ma il mondo visse per molti anni sotto la minaccia costante di un armageddon nucleare.

La guerra si espresse soprattutto attraverso conflitti locali fortemente dipendenti dagli interventi delle superpotenze suddette, colpi di stato e dimostrazioni di forza militare che sfociarono in diverse crisi ed escalation di tensione. La contrapposizione tra i due blocchi ebbe anche la conseguenza di radicalizzare le tensioni interne ai vari paesi e creò un clima psicologico di diffidenza e paura.

La Guerra Fredda rappresentò anche un momento di fortissimo conflitto culturale fra queste grandi visioni economico-politiche. Gli USA si impegnarono fortemente per rovesciare governi e partiti comunisti nei paesi d’interesse, anche quando democraticamente eletti. Allo stesso modo, l’URSS si impegno a finanziare e organizzare i vari partiti comunisti presenti all’interno dei paesi del blocco occidentale, così da poter avere una rappresentanza politico-culturale anche all’interno di quei paesi.

I mezzi di comunicazione furono utilizzati dalle due parti per ottenere consenso, nonché per attaccare e denigrare il nemico. La letteratura e il cinema recepirono il clima di scontro.

Questo tipo di conflitto rappresentava una forma del tutto nuova di guerra moderna, tutta basata sulle azioni preventive, sul sostegno indiretto a conflitti in stati satellite, sulla guerra psicologica e su quella culturale. La rivalità fra nazioni capitaliste e comuniste influenzò profondamente le modalità della propaganda e la produzione culturale, sia in Oriente che in Occidente.

La necessità di dimostrare ai rivali il proprio valore fu però anche un notevole incentivo che portò a scoperte scientifiche e sviluppi tecnologici come, ad esempio, quelli necessari per sostenere la “corsa allo spazio”.

Le varie fasi della Guerra Fredda

Origini della Guerra Fredda

Andiamo quindi ad analizzare cronologicamente quali furono le fasi più importanti della Guerra Fredda.

Le origini della Guerra Fredda

Si può affermare che la guerra fredda si stesse preparando già nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Roosevelt (presidente degli Stati Uniti), Stalin (Segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica) e Churchill (presidente della Gran Bretagna) si erano incontrati per accordarsi sulla sistemazione politico-territoriale dell’Europa dopo la sconfitta della Germania di Hitler.

La prima conferenza in periodo di guerra si tenne a Teheran (Iran) nel 1943, e la seconda a Jalta (Crimea) all’inizio del 1945, quando l’armata rossa, passata all’offensiva, stava occupando parte della Germania. In questa occasione furono poste anche le basi dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). La terza conferenza si tenne a Posdam (vicino a Berlino) nel 1945, dopo la sconfitta della Germania. In quest’ultima conferenza iniziarono a montare le ruggini fra le grandi potenze, e il nuovo presidente americano Truman informò Stalin di essere in possesso di una nuova arma (la bomba atomica).

Venuto meno il nemico comune, emersero diffidenze reciproche tra gli Alleati, che portarono alla spartizione del mondo in blocchi contrapposti. Nella Conferenza di Parigi (1946-47) durante i trattati di pace si manifestarono contrasti tra Washington e Mosca intorno al destino della Germania. Nel frattempo, l’URSS si era espansa nei territori medio-orientali e nell’Europa centro-orientale a partire dalla firma del patto di non aggressione con la Germania tedesca (Patto Molotov-Ribbentrop).

La questione tedesca, la crisi greca e la nascita delle democrazie popolari nell’Europa orientale consolidarono la contrapposizione tra paesi occidentali e URSS. Nel 1949 nacquero le due Germanie divise e in Cina fu proclamata la Repubblica Popolare Cinese, che entrò nel campo comunista, e si contrappose alla Cina nazionalista (Taiwan) schierata con l’Occidente.

In questo periodo quindi, con l’ulteriore definizione dei due schieramenti e dei loro attori principali, si può considerare la guerra fredda pienamente avviata. Questa situazione finirà solo quaranta anni dopo, nel 1989, con la caduta del muro di Berlino: il primo tassello della dissoluzione dell’Unione Sovietica e la conversione a paese con economia capitalista (1991).

Il “Contenimento” e la dottrina Truman

La prima parte della guerra fredda (1946-47) riguardò soprattutto le procedure di ritiro delle truppe armate da alcuni territori europei a seguito della fine della II Guerra Mondiale. Le truppe dell’armata rossa, infatti, tardavano ad abbandonare l’Iran, che avevano occupato insieme alla Gran Bretagna durante le operazioni militari. Questo portò gli Stati Uniti a esercitare una certa pressione, che non fu ben vista da Mosca.

Nel frattempo, l’URSS si preparava a estendere la propria influenza nei territori appena liberati dalla morsa nazifascista. Ad esempio in Grecia, già dal 1944, la Gran Bretagna aveva avviato una campagna di contrasto ai membri del partito comunista locale, che si opponevano all’instaurazione di una monarchia filo-occidentale ed erano appoggiati dall’Unione Sovietica. Le elezioni del 1946 furono quindi boicottate dal Partito Comunista come protesta contro il terrore bianco e le persecuzioni ai danni dell’ex-sezione socialista dell’armata partigiana greca, attiva durante la liberazione.

L’URSS si era accordata con la Gran Bretagna attraverso il cosiddetto Percentages Agreement su una divisione percentuale della rispettiva influenza nei paesi dell’Europa Centrale che, fra le altre cose, prevedeva un non intervento da parte dei sovietici in Grecia. I comunisti greci furono comunque sostenuti dalla Jugoslavia del leader comunista non allineato Tito. Quando l’Inghilterra, alla fine del 1946, dichiarò che non avrebbe più avuto la possibilità di sostenere la fazione monarchica greca nel contrasto al comunismo, gli americani si trovarono a dover scegliere se prendere il posto dei loro alleati.

Nel frattempo, l’URSS stava avanzando delle pretese ai danni della Turchia riguardo al controllo degli stretti del Bosforo e dei Dardanelli. Dopo il rifiuto del governo turco di accettare le richieste sovietiche, l’URSS intensificò la sua presenza navale nel Mar Nero, come segno di intimidazione. Nel 1946 George F. Kennan, un americano che lavorava a Mosca come diplomatico, inviò un telegramma (conosciuto come The Long Telegram), in cui spiegava che i Russi, ormai irrimediabilmente sospettosi dei paesi occidentali, si stavano organizzando per promuovere l’espansione del comunismo in altri stati del mondo, perché perché temevano che prima o poi il blocco anglo-americano gli avrebbe fatto la guerra.

Kennan raccomandava quindi di adottare una “politica di contenimento” che, utilizzando un mix di strumenti diplomatici, economici e psicologici, oltre a misure militari quando necessario, avrebbe impedito ai sovietici di realizzare i loro obiettivi di espansione.

La posizione di Kennan fu molto considerata in Nord America, e in parte ispirò la famosa Dottrina di Truman, espressione che designa la linea della politica estera che il nuovo presidente adottò a partire dal 1947, in occasione di un discorso in cui chiese (e ottenne) che il Congresso finanziasse la lotta contro i comunisti in Grecia dopo il ritiro della Gran Bretagna e continuasse a sostenere la Turchia.

Truman scelse, seguendo Kennan, una linea diplomatica di contenimento, narrando il sostegno a regimi e forze anti-comuniste come un atto di igiene, e il comunismo come un’epidemia tanto contagiosa quanto pericolosa, ma non mettendosi mai nella prospettiva di un conflitto diretto con l’URSS.

Già nel 1948 il nuovo corso della Dottrina di Truman era entrato a pieno regime, e gli USA erano impegnati sia nella risoluzione della crisi greca che di quella turca, e offrivano sostegno indiretto a qualsiasi paese che rischiasse di cadere sotto le mire di Mosca.

Il Piano Marshall, la NATO e il Patto di Varsavia

La Dottrina di Truman non prevedeva soltanto un sostegno economico, politico e militare ai paesi che si trovavano a fronteggiare direttamente il comunismo o l’espansione russa, ma anche agli stati che già facevano parte del blocco Occidentale, e che avevano bisogno di prendersi dopo la fine della II Guerra Mondiale. Questa iniziativa fu realizzata attraverso il Piano Marshall (1948), che prevedeva di finanziare i paesi alleati con l’equivalente di circa 173 miliardi di dollari odierni. L’URSS rispose con il Piano Molotov, per evitare che i paesi comunisti cedessero alla tentazione degli aiuti economici statunitensi.

Ma neanche questi legami erano sufficienti: gli USA volevano la creazione di un organo multinazionale capace di garantire il reciproco sostegno militare dei paesi occidentali. Con quest’idea e questi scopi fu fondata la NATO, un’organizzazione militare che riunisce ancora oggi tutti gli stati filo-occidentali e si basa appunto sulla difesa reciproca.

La NATO è erede di altri patti preventivi di sostegno militare in caso di attacco tedesco o sovietico, come quello di Dunkirk (firmato da Francia e Inghilterra nel 1947) e il Trattato di Bruxelles (sottoscritto anche da Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo nel 1948) e nacque dalla firma del Trattato Nord-Atlantico da parte degli stati fondatori il 4 aprile del 1949.

I Paesi che aderirono inizialmente alla Nato furono Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti. La NATO esiste ancora oggi ed è diventata operativa militarmente solo dopo la fine della Guerra Fredda, soprattutto nel teatro medio-orientale.

La risposta sovietica alla NATO fu la firma del Patto di Varsavia il 14 maggio 1955, che aveva la stessa funzione per i paesi del blocco orientale. Il casus belli per l’istituzione di questa alleanza militare fu, fra le altre cose, l’entrata nella NATO della Repubblica Federale Tedesca (Germania Ovest), evento che fu letto come una minaccia dai paesi sovietici dell’Europa centro-orientale.

Le principali crisi durante la Guerra Fredda

La storia della Guerra Fredda è una storia di crisi internazionali e complesse trattative diplomatiche. Escluse la crisi per la Spartizione di Berlino e della Germania (1946-47) e le già citate crisi greca e turca, ecco una panoramica dei momenti salienti di questo lungo conflitto.

  1. Guerra di Corea (1950-1953): dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, la Corea fu divisa lungo il 38° parallelo in due zone di occupazione: il nord sotto l’influenza sovietica e il sud sotto quella americana. Questa divisione, inizialmente prevista come temporanea, si consolidò a causa delle crescenti tensioni della Guerra Fredda. La Corea del Nord e la Corea del Sud non riconoscevano la legittimità reciproca, portando a tensioni costanti lungo il confine. Il conflitto scoppiò il 25 giugno 1950, quando la Corea del Nord invase la Corea del Sud. Questo evento scatenò un intervento militare su larga scala delle Nazioni Unite, guidato dagli Stati Uniti. La guerra si concluse il 27 luglio 1953 con la firma di un armistizio a Panmunjom, che istituì una nuova linea di demarcazione sempre vicino al 38° parallelo e creò una zona demilitarizzata (DMZ), tuttora esistente. Nonostante l’armistizio, un trattato di pace formale tra le due Coree non è mai stato firmato.
  2. Crisi di Suez (1956): la crisi scoppiò quando l’Egitto di Nasser nazionalizzò il Canale di Suez, che era controllato da britannici e francesi, impedendo di conseguenza l’accesso al commercio marittimo a Israele. Seguì un’intervento militare congiunto di Israele, Regno Unito e Francia al fine di deporre il sovrano egiziano. Sia gli USA che l’Unione Sovietica condannarono però fortemente l’azione, vista come neo-coloniale, e costrinsero le tre potenze a ritirarsi, mostrando al mondo che le nazioni europee avevano adesso poco peso nelle grandi decisioni internazionali.
  3. Rivoluzione ungherese (1956): In seguito al malcontento nei confronti delle politiche del governo sovietico ungherese che richiedeva riforme democratiche e una maggiore indipendenza dall’Unione Sovietica, nel paese scoppiò una rivoluzione contro il regime comunista. L’URSS inviò quindi truppe militari e carri armati in Ungheria per reprimere il movimento, e si rifiutò di tenere in considerazione l’autodeterminazione del popolo ungherese.
  4. Crisi di Berlino (1961): questa crisi si concluse con la costruzione del famoso Muro di Berlino, e nacque dal fatto che i sovietici volevano evitare che i cittadini di Berlino Est migrassero verso le parti della città controllate dagli occidentali come stava avvenendo in numeri sempre più ingenti. Dall’istituzione della RDT nel 1949 fino al 1961, si stima infatti che più di 2,5 milioni di persone avessero lasciato la Germania Est per passare a Ovest attraverso Berlino.
  5. Crisi di Cuba (1962): Cuba era diventata uno stato comunista a partire dalla rivoluzione del 1959, portata avanti da Fidel Castro. Il fallimento dei tentativi statunitensi di rovesciare il nuovo ordinamento attraverso l’invasione della Baia dei Porci diede coraggio a Castro per richiedere un armamento missilistico dell’isola ai sovietici. Quando gli americani scoprirono che i sovietici stavano trasportando armi a Cuba ci fu un’escalation di tensioni che portò il mondo a un passo dalla guerra nucleare. La crisi si risolse quando l’Unione Sovietica accettò di ritirare i missili in cambio della promessa degli USA di non invadere Cuba e di rinunciare i missili NATO inTurchia. La crisi si concluse con un apparente miglioramento delle relazioni tra USA e URSS, che compresero la necessità di instaurare canali di comunicazione più diretti e affidabili, come il famoso “telefono rosso” tra la Casa Bianca e il Cremlino.
  6. Guerra del Vietnam (1964-1975): La guerra fu combattuta fra il Vietnam del Nord, sostenuto dai comunisti, e il Vietnam del Sud, sostenuto dagli Stati Uniti e dall’ONU. Questo fu uno degli scontri per procura più significativi nella Guerra Fredda, segnò la nascita di un forte dissenso dei cittadini americani nei confronti della politica estera aggressiva del loro Paese e marcò una pesante sconfitta per le forze occidentali.

Questo periodo è stato anche segnato da un tentativo costante di superare il nemico sul piano dello sviluppo tecnologico, fenomeno evidente nella storia della corsa allo spazio. Dopo che i sovietici, con lo Sputnik, riuscirono a lanciare il primo satellite, e dopo che furono riusciti a lanciare il primo uomo nello spazio, gli americani risposero con il programma Apollo, il cui scopo era quello di riuscire a far atterrare (e poi tornare a casa) due uomini sulla luna. Con la missione Apollo 11 finalmente gli USA riuscirono a provare il loro valore, riuscendo a far arrivare gli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin sulla superficie lunare.

A questo punto l’URSS e gli USA iniziarono a fronteggiarsi attraverso la costruzione di stazioni spaziali. I sovietici riuscirono a costruire la stazione spaziali Saljut e Mir, mentre gli americani lanciarono Skylab nel 1973. La colonizzazione dello spazio ha avuto un impatto enorme nello sviluppo della tecnologia e delle conoscenze astronomiche. Dopo la caduta del muro di Berlino iniziò un periodo di maggiore collaborazione fra gli ex-leader dei due blocchi, sancito dal programma Shuttle-Mir negli anni ’90, che fu il precursore della Stazione Spaziale Internazionale del 1998.

L’epoca della distensione

Il trauma della crisi missilistica cubana portò alla creazione di una comunicazione diretta (il cosiddetto telefono rosso) fra il Presidente Americano e il Premier dell’URSS. Questo evento simbolico diede il via a un periodo definito di distensione, o détente, improntato a una maggiore comunicazione diplomatica, alla firma di trattati sul controllo della produzione bellica e sul tentativo di abbassare il livello del conflitto fra i due blocchi.

Questa tendenza fu favorita dall’indebolimento della coesione dei cittadini americani, dipendente dai fallimenti e dai costi umani e materiali portati dalla Guerra del Vietnam e, parallelamente, dalla difficoltà economica che l’URSS stava affrontando in quel periodo, conosciuto come stagnazione. In questo periodo l’Unione Sovietica firmò dei documenti sui diritti umani, come il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici nel 1973 e gli Accordi di Helsinki nel 1975, che seguirono l’accordo bilaterale per la cessazione dei test nucleari del 1963. Dopo alcuni conflitti territoriali fra la Repubblica Popolare Cinese e l’URSS, migliorarono le relazioni fra il governo cinese e quello americano. L’allora presidente Nixon fece una storica visita in Cina nel 1972, e poi incontrò Brezhnev a Mosca.

In questo periodo furono firmati degli accordi internazionali per migliorare il commercio e le relazioni economiche fra il blocco occidentale e quello orientale. Questo periodo di distensione si chiuse alla fine degli anni Settanta quando l’invasione dell’Afghanistan da parte della Russia (1979) portò a un riaccendersi dei conflitti regionali, e a una conseguente ripresa della corsa agli armamenti.

La fine della Guerra Fredda

muro di berlino

Come accennato l’invasione dell”Afghanistan aveva di nuovo messo i due blocchi sul piede di guerra. Qui nel 1978, la Rivoluzione del Saur aveva portato al potere il Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan (PDPA), un partito comunista diviso però in fazioni rivali. Il conflitto interno tra le varie anime e l’opposizione crescente da parte di gruppi islamici, sostenuti dagli USA e dalla Cina, crearono un’instabilità significativa. In risposta, l’URSS intervenne militarmente nel 1979 per sostenere una fazione del PDPA e stabilizzare il regime, instaurando un governo comunista più controllabile.

L’operazione sovietica in Afghanistan fu così violenta e aggressiva che interruppe il periodo di relativa stabilità garantito dalla distensione. In risposta, il presidente americano Jimmy Carter intensificò la corsa agli armamenti e impose un embargo commerciale contro l’URSS.

Con l’ascesa di Ronald Reagan alla presidenza degli Stati Uniti e di Margaret Thatcher come primo ministro nel Regno Unito all’inizio degli anni ’80, l’antagonismo occidentale verso il comunismo si intensificò ulteriormente. La Dottrina Reagan, che seguì, non solo rinvigoriva il contenimento delle influenze sovietiche supportando gli stati minacciati da interventi politico-militari dell’URSS, ma anche cercando di ostacolare attivamente i movimenti comunisti sia all’interno che all’esterno del blocco occidentale.

Nel frattempo, l’economia sovietica era in declino sin dagli anni ’70, aggravata da una gestione inefficiente sotto Brezhnev e da spese militari insostenibili, che consumavano una quota significativa del PIL. L’URSS aveva l’esercito più grande e variegato in termini di armamenti al mondo, ma la sua arretratezza tecnologica era ormai evidente in diverse aree del dispiegamento bellico. Gli Stati Uniti, a partire dall’amministrazione Carter, ricominciarono a produrre missili balistici a lunga gittata e si ritirarono dai trattati sulla regolamentazione della produzione di armamenti (STEM).

Questa situazione portò gli americani a posizionare dei missili in Germania Ovest e nel Mediterraneo, e i sovietici a puntare i loro missili verso l’Europa. La crisi dell’URSS fu aggravata dal crollo del prezzo del petrolio durante gli anni Ottanta, che rappresentava il settore di maggiore esportazione e rendita della superpotenza. La situazione cambiò quando il Cremlino passò in mano a Gorbachev (1985), che avviò una riforma economica votata a una moderata liberalizzazione delle modalità produttive, abbassò le spese militari, promosse il miglioramento delle relazioni con l’Occidente e cercò di rendere più trasparente l’amministrazione dell’Unione.

Questo portò a un disgelo delle relazioni con l’amministrazione Reagan, e all’avvio di una serie di colloqui che si concluse con il Trattato sulle Forze Nucleari a Raggio Intermedio (INF), il quale eliminava tutti i missili balistici e da crociera armati di testate nucleari, lanciati da terra, con gittate comprese tra 500 e 5.500 chilometri. La crisi economica, unita alla politica di non intervento annunciata da Gorbachev, facilitò movimenti indipendentisti nei paesi del blocco orientale e nel territorio sovietico, culminando nel ritiro dall’Afghanistan e nel crollo del Muro di Berlino nel 1989.

Con la fine del sostegno sovietico i governi comunisti degli stati satellite iniziarono a perdere potere e consenso. Nel 1989, i governi comunisti in Polonia e Ungheria negoziarono per primi l’organizzazione di elezioni non monopartitiche. In Cecoslovacchia e Germania Est, invece, le proteste destituirono i leader in carica. Anche i regimi comunisti in Bulgaria e Romania crollarono, nel caso della Romania a seguito di un’insurrezione violenta.

Allo stesso tempo gli stati interni all’URSS ma esterni alla Russia iniziarono a chiedere di essere riconosciuti in quanto repubbliche indipendenti. Nel 1990 passò una legge in URSS che permetteva loro di separarsi se fossero riuscite ad ottenere i due terzi dei voti nei loro parlamenti nazionali. I sovietici cercarono di reprimere l’onda di secessioni con la forza (per esempio in Lettonia e Lituania) ma senza successo.

Intanto, il 3 dicembre 1989, al Vertice di Malta Gorbaciov e il nuovo presidente Bush dichiararono finita la Guerra Fredda, mentre l’Unione Sovietica, sempre più indebolita, si avviava verso la sua dissoluzione, processo che si concluse definitivamente nel 1991.

FAQ

Si chiama Guerra Fredda perché si espresse solo tramite conflitti indiretti e guerre per procura.

La Guerra Fredda generalmente si considera iniziata subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, intorno al 1947, quando emersero chiare tensioni tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica riguardo alla ricostruzione dell’Europa e all’ordine mondiale post-bellico.

La Guerra Fredda fu dichiarata conclusa nel 1989.

La Guerra Fredda si è conclusa con la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, segnata da riforme interne e pressioni esterne che hanno portato al collasso dei regimi comunisti in Europa dell’Est.

Fonti Consultate


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