Sistema carcerario americano
Filippo Nardelli

Carceri americane: statistiche e funzionamento

Ottobre 10, 2024

Il sistema carcerario americano è complesso e lontano dal considerarsi perfetto. La situazione nelle carceri degli USA varia da stato a stato sotto diversi punti di vista, dalla qualità della vita dei detenuti all’effettiva efficienza in termini di reinserimento nella società dopo il periodo detentivo, cruciale per l’abbattimento del tasso di recidività.

In questo articolo portiamo qualche dato, ma proviamo anche a capire qualcosa di più su come si sono sviluppate le prigioni in America e cosa cambia fra una Jail e una Prison quando ci si riferisce a un carcere americano.

Storia e sviluppo del sistema carcerario negli USA

Eastern State Penitentiary storia
L’Eastern State Penitentiary di Philadelphia è considerato il primo Penitenziario della storia

Il sistema carcerario in America è cambiato nel corso dei secoli e oggi è molto diverso dai tempi delle prime colonie. All’inizio, le pene si basavano essenzialmente su punizioni fisiche: frustate, marchiature e amputazioni erano all’ordine del giorno e la pena di morte era molto frequente. Sebbene in Europa le prigioni esistessero già da tempo, in particolare sotto forma di segrete nei sotterranei dei castelli, in America la reclusione sostituì le pene corporali soltanto poco prima della Rivoluzione americana.

Dopo le prime forme di incarcerazione, a cavallo tra Settecento e Ottocento si svilupparono due sistemi su larga scala. Il primo fu il cosiddetto Sistema Pennsylvania, o Sistema Quacchero, ideato a Philadelphia, il cui principale esempio ancora oggi visitabile è l’Eastern State Penitentiary. Si basava sull’isolamento completo dei detenuti, per incentivarli a riflettere su ciò che avevano fatto e a pentirsi. Il secondo è il Sistema New York, o Sistema Auburn, ideato a New York, che combinava il lavoro silenzioso durante il giorno con l’isolamento notturno. Un modello carcerario basato dunque sull’efficienza e sull’uso della disciplina in maniera molto rigida, che divenne rapidamente il più diffuso negli USA.

Nella seconda metà del 1800 aumentò invece la presenza delle prigioni in cui i detenuti erano impiegati nei lavori forzati. Soprattutto negli Stati del Sud si diffuse un sistema conosciuto come convict leasing: una sorta di affitto dei detenuti da parte di aziende private per farli lavorare. Nelle zone più rurali c’erano anche le chain gangs, quelle dove i prigionieri erano costretti a lavorare in gruppi, solitamente nella costruzione di strade e infrastrutture.

La svolta verso le carceri odierne arrivò a cavallo tra 1800 e 1900, con il movimento progressista che iniziò a considerare i luoghi di detenzione non solo per l’aspetto punitivo, ma anche per quello riabilitativo. Vennero creati i riformatori per i giovani delinquenti e nacquero le prime forme di indulto per il reinserimento sociale. È in questo periodo che arriva anche il concetto di libertà vigilata, sempre per facilitare il reintegro nella società civile.

A partire dagli anni ’80, anche per via del sovraffollamento delle carceri, iniziarono a sorgere sempre più prigioni private. Aziende private cominciarono a gestire le carceri per conto dello stato: un sistema che ha suscitato molte critiche, in particolare per il conflitto di interesse, dato che i profitti si basano sul mantenimento di alti livelli di incarcerazione. Che siano pubbliche o private, non tutte le carceri sono uguali in America. Vediamo di seguito la differenza fra le categorie “Jail” e “Prison“.

Differenze fra “Jail” e “Prison”

Anche se quando li traduciamo, questi termini possono sembrarci sinonimi, nella lingua inglese Jail e Prison sono due parole che vengono usate per descrivere due strutture ben distinte:

  • Prison: si riferisce a una struttura sotto il controllo statale o federale dove vengono detenute persone condannate per reati gravi che devono scontare pene più lunghe.
  • Jail: è una struttura gestita a livello locale (città o contea) e generalmente ospita persone in attesa di processo (quindi ancora legalmente innocenti) o che stanno scontando pene brevi.

I dati e le statistiche

Carceri americane statistiche
Statistiche e grafica a cura del Prison Policy Initiative 2024

Raccogliere i dati e le statistiche globali del sistema carcerario americano non è un’impresa semplice perché la gestione degli istituti penitenziari varia da stato a stato. Ci sono però alcune organizzazione no-profit come Prison Policy Initiative (PPI) che raccolgono migliaia di dati per poi proporre al pubblico ogni anno un rapporto sulle condizioni delle carceri USA.

Il documento redatto per il 2024 chiamato faceva emergere che i detenuti negli istituiti di pena americani ammontavano a più di 1 milione e 900mila persone, suddivise in:

  • 98 prigioni federali
  • 1.566 prigioni statali
  • 3.116 carceri locali
  • 1.323 strutture di correzione giovanili
  • 142 centri di detenzione per immigrati

Il PPI ha anche calcolato che il costo complessivo della gestione di questi numeri ha un costo che ammonta ad almeno 182 miliardi di dollari all’anno.

Una volta chiarito quante siano le persone detenute per vari motivi all’interno delle varie strutture carcerarie americane il prossimo passo è quello di capire il motivo per cui sono entrate in questo sistema. I reati legati alla droga rappresentano ancora oltre 360.000 persone incarcerate, e le condanne per droga rimangono una caratteristica predominante del sistema penitenziario federale.

Fino all’inizio della pandemia da Covid-19, la polizia effettuava più di 1 milione di arresti per possesso di droga ogni anno, molti dei quali portavano a pene detentive. Tuttavia, 4 persone su 5 in carcere o in prigione sono detenute per qualcosa di diverso da un reato legato alla droga (a prescindere che si tratti di reati più o meno gravi).

Cosa sono i crimini violenti e quelli non violenti?

Un non addetto ai lavori potrebbe desumere che la distinzione in crimini violenti e non violenti sia un altro modo per descrivere i crimini gravi da quelli meno gravi, ma in realtà il tema è più complesso. Anche in questo caso infatti quali reati includere nella categoria di crimini violenti cambia da stato a stato. Ad esempio, in alcuni stati il furto di una borsa o il furto con scasso, anche se nell’abitazione non c’era nessuno al momento del crimine, vengono classificati come crimini violenti e non come crimini contro la proprietà.

Questa mancanza di una norma condivisa in tutto il territorio statunitense ha avuto come conseguenza anche quella che al momento in cui scriviamo l’articolo quasi la metà (47%) delle persone in prigione si trova lì per reati classificati come “violenti”, anche se non c’è stata una vittima che ha subito danni fisici come si sarebbe portati a pensare.

E il tasso di recidiva?

Il tasso di recidiva (ovvero le persone che una volta usciti di prigione tendono a rientrarci) è forse uno dei dati più difficili da misurare per tutta una serie di fattori, tra cui:

  • quando è lecito considerare recidiva una persona? Quando avviene l’arresto, la condanna o l’incarcerazione? Se si considerasse solo l’arresto i tassi di recidiva aumenterebbero a dismisura anche se non comporterebbe necessariamente una condanna né una colpa effettiva.
  • dopo quanto tempo una persona può essere considerata recidiva? È molto importante infatti stabilire un lasso di tempo standardizzato perché se qualcuno viene arrestato per la prima volta 5, 10 o 20 anni dopo il rilascio, è molto diverso da un arresto nei mesi successivi all’uscita dalla prigione.
  • per quale reato viene arrestata una persona recidiva? È giusto considerare recidiva una persona condannata per un crimine violento che viene trovata nuovamente colpevole, ma di un reato minore, come ad esempio una violazione delle leggi sugli alcolici? Questa distinzione è molto importante visto che in alcuni stati le statistiche sulla recidiva vengono “gonfiate” dalla presenza di infrazioni che potremmo considerare come più “tecniche” che propriamente criminali.
  • molti stati non raccolgono dati sui casi di recidiva degli ex detenuti.

Sarebbe quindi fondamentale anche in questo caso poter attingere a dei dati certi e univoci, anche per comprendere quando considerare il reinserimento di una persona come un successo o un fallimento. In linea generale, studi governativi recenti, pur con tutte le criticità che abbiamo descritto finora, hanno dimostrato che l’82% delle persone incarcerate in prigioni statali sono state arrestate almeno un’altra volta nei 10 anni successivi al rilascio. La maggior parte di questi arresti avviene entro i primi tre anni, e più della metà entro il primo anno.

Quanto impattano i reati minori?

Dai dati analizzati emerge come la maggior parte dei detenuti delle carceri americane sia stata condannata per reati minori o violazioni della libertà vigilata. A livello nazionale, quasi 1 persona su 5 (19%) in carcere si trova lì per una violazione della libertà vigilata o condizionale, e in alcune aree queste violazioni rappresentano più di un terzo della popolazione carceraria.

Oltre a questo c’è da considerare la mole di persone imprigionate a causa dei “reati minori” chiamati Misdemeanors. Si stima che ogni anno 13 milioni di americani vengano convocati in tribunale per reati come attraversare la strada fuori dalle strisce pedonali o sedersi sul marciapiede. Questi reati di basso livello, insieme ad altri reati non gravi, rappresentano generalmente circa il 25% della popolazione carceraria giornaliera.

Si stima inoltre che 6.000 persone siano detenute nelle prigioni federali per condanne penali per reati di immigrazione e circa 38.000 persone perché sono in attesa di espulsione. Inoltre, circa 8.000 bambini non accompagnati sono sotto la custodia dell’Office of Refugee Resettlement (ORR), in attesa di essere collocati con genitori, familiari o amici.

Status economico e problema razziale

Come è lecito aspettarsi, la popolazione carceraria appartiene alle fasce più povere della popolazione. Questo influisce pesantemente sulla detenzione pre-processuale visto che la cauzione media per un reato grave (circa $10.000) equivale a 8 mesi di reddito per la maggior parte degli imputati detenuti.

Per quanto riguarda la questione razziale, i dati dicono che gli afroamericani costituiscono il 35% della popolazione carceraria, pur costituendo soltanto il 14% dell’intera popolazione statunitense.

Condizioni delle carceri

Carceri americane Prison Jail

La maggior parte delle carceri americane non sono in grado di fornire ai propri detenuti cure mediche e servizi sociali. Tradotto in numeri, questo vuol dire che sebbene due terzi delle persone nelle carceri locali abbiano disturbi legati all’uso di sostanze, solo una piccola parte delle carceri offre il trattamento assistito da farmaci per i disturbi causati da uso di oppioidi.

Allo stesso modo, detenuti con problemi di salute mentale hanno un accesso limitato alla consulenza con il risultato che il suicidio è la principale causa di morte nelle carceri, con tassi di mortalità molto superiori a quelli della popolazione generale degli Stati Uniti. Tutto questo è aggravato dal fatto che migliaia di persone con problemi mentali vengono messe in carcere per anni, in attesa che si liberi un posto in strutture psichiatriche adatte a riceverli.


Un Consiglio Importante:
Ricordati l’assicurazione sanitaria, non farla potrebbe rovinarti la vacanza in USA! Se non sai come orientarti nella scelta puoi leggere la nostra guida: Assicurazione USA: come scegliere la polizza migliore?

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Filippo Nardelli
Filippo Nardelli
Laureato in Storia dell’America del Nord e da sempre innamorato degli Stati Uniti.

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