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Indian Route 12: itinerario panoramico fra Arizona e New Mexico

Indian route 12 Arizona Itinerario
Un itinerario fra Arizona e New Mexico nel cuore della Navajo Nation

Siamo in Nuovo Messico pronti a trasferirci da Gallup al Goosenecks National Park nello Utah. Abbiamo due possibilità: la prima sarebbe continuare in direzione nord verso l’area sacra e surreale di Shiprock, deviare poi verso ovest attraverso i Four Corners dove Arizona, Colorado, Nuovo Messico e Utah s’incontrano e successivamente prendere le strade 41, 162 e 163.

La seconda sarebbe spostarsi subito in direzione ovest percorrendo la I-40W fino ad imboccare in direzione nord, poco dopo il piccolo agglomerato urbano di Lupton, la Indian Route 12 che non abbiamo mai percorso e, successivamente, prendere la 191 e poi la 163. Dopo varie considerazioni scegliamo la seconda opzione, in modo da scoprire una piccola porzione inedita di Arizona. Dalla mappa ci rendiamo conto che dopo un po’ del suo percorso sfora in Nuovo Messico, praticamente lungo il confine di stato, per poi riaddentrarsi completamente nel Grand Canyon State.


Siamo contenti di entrare per la prima volta nella route 12 e l’emozione cresce perché non sappiamo cosa aspettarci da questa via d’accesso che funge anche da collegamento con arterie che conducono a mitici luoghi d’interesse. Nel suo cammino verso nord attraverso la Navajo Indian Reservation fin da subito ci viene dato una sorta di benvenuto. Sì, perché in Arizona i colori dei rilievi, delle collinette, delle formazioni rocciose e delle cavità create dall’erosione sono più accesi.

Non pensavamo di trovare tanto da ammirare e fotografare invece dovremmo sempre fermarci per fare degli scatti. Mentre continuiamo il cammino verso nord il cambiamento del paesaggio è ancor più evidente. I piccoli paesi lasciano spazio alla terra, ad un ambiente accentuato da suggestive formazioni rocciose che si stagliano contro il cielo azzurro per chilometri, quasi senza fine.

Principali punti di interesse

Percorrendo il plateau Defiance, la strada conduce a nord fino a Oak Springs e ad una piccola comunità di fattorie. Poi incontriamo una zona boscosa che dall’altopiano si estende verso ovest; è Hunters Point, con relativo omonimo e minuscolo agglomerato urbano, che prende il nome da John Hunter, un tempo sovrintendente alla giurisdizione meridionale dei Navajo. Per avere una visuale migliore dell’area ci si ferma al Mile 16 sul versante orientale della route 12.

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La missione di St. Michael’s

Poi facciamo una breve sosta a St. Michael’s, una missione fondata nel 1898 da sacerdoti francescani che utilizzarono l’attuale edificio in pietra come cappella e residenza. La St. Michael’s Indian School, fondata dalle suore del Santissimo Sacramento guidata da Madre Katherine Drexel, fu inaugurata nel 1900 con cinquanta studenti Navajo. Madre Drexel, che rinunciò ad una vita agiata da ereditiera per prendere i voti, è stata canonizzata come santa nel 2000 da Papa Giovanni Paolo II.

L’edificio scolastico in pietra è diventato un museo mentre la missione e la scuola di St. Michael’s servono ancora la comunità Navajo. Il villaggio, con l’omonimo nome, offre opportunità di alloggio, qualche ristorante e la possibilità di effettuare tour panoramici o ai siti storici. Alla nostra destra, monoliti, tavolati, alti spuntoni di roccia che sembrano avere il “becco” scorrono accanto a noi, poi un po’ più avanti cominciamo a vedere altre rocce rosse intorno alla città di Window Rock; in realtà le stiamo aspettando perché questa è l’unica informazione che abbiamo in merito alla route 12.

Window Rock e Navajo Tribal Museum

Window Rock ArizonaSappiamo che stiamo per vedere qualcosa di particolare e infatti, circa un miglio a nord del paese, l’omonima struttura sacra in pietra si mostra in tutta la sua spettacolarità; è una grande “finestra” circolare del diametro di 14 metri, imponente e suggestiva in una collina di arenaria alta 60 metri. Se proprio si vuole cercare una pecca, è che si trova a ridosso dell’area recintata degli edifici amministrativi dei Navajo e non in uno spazio aperto che l’avrebbe maggiormente valorizzata.

Entriamo nella proprietà lentamente senza incontrare nessuno a cui chiedere se dobbiamo munirci di un permesso e anche gli uffici sembrano chiusi. Nello spazio verde sotto il grande foro nella roccia un’imponente statua di bronzo di quasi 5 metri non passa certo inosservata. Raffigura un militare ed è un simbolo in onore dei leggendari marines Navajo la cui lingua fu utilizzata come tecnica strategica di comunicazione in battaglia durante la seconda guerra mondiale.

Window Rock Memorial ArizonaIl memoriale prosegue con una serie di baionette e un camminamento circolare che va oltre la roccia. Oltre ad essere un luogo spettacolare, Window Rock è sede del Navajo Tribal Museum. Nei dintorni si possono visitare rovine Anasazi, a piedi oppure a cavallo in compagnia di una guida. E’ sufficiente contattare il Navajo Nation Parks and Recreation Department in paese per avere informazioni sulle opportunità di fare visite turistiche.

Proseguiamo ancora con l’incognita di come sarà il paesaggio che ci farà compagnia fino al Goosenecks National Park e questa incertezza ci fa stare prontissimi con la macchina fotografica. Fortunatamente non passano molti automezzi e questo è un punto a nostro favore: possiamo fermarci o fare retromarcia ogni volta che vogliamo fare un click. La bellezza delle rocce non ci dà tregua, ma se continuiamo così chissà quando arriveremo a destinazione? Facciamo un po’ di calcoli approssimativi e stabiliamo un piano per dosare la lunghezza delle soste. Questi luoghi dal “fascino silenzioso” racchiudono tanta storia e un passato spesso turbolento.

Fort Defiance

Indian Route 12

Pochi chilometri a nord di Window Rock la valle verde e lussureggiante di Tséhootsooí, (prato fra le rocce) molti anni fa era un pacifico rifugio per cavalli e pecore del popolo Navajo. In quella terra sacra crescevano erbe medicinali e scorreva acqua  poi nel 1851 la terra venne confiscata ai nativi per la costituzione di Fort Defiance ed essere utilizzata come base per proteggere i coloni nella regione.

Conosciuto dai soldati come “Hell’s Gate” (porta dell’inferno) presumibilmente per la sua posizione remota, il luogo è stato teatro di diverse battaglie diventando successivamente un campo di prigionia per i Navajos prima di essere guidati verso Bosque Redondo e Fort Sumner nel New Mexico. Oggi è diventato uno dei principali centri della riserva Navajo come confermato dal fatto che, secondo il censimento del 2000, il 92,9% della popolazione è costituito da nativi.

Canyon de Chelly

Canyon de Chelly Indian route 12

Poi, sempre in direzione nord sulla route 12, superiamo il centro abitato di Navajo e in prossimità di Tsaile s’innalzano verso il cielo “dita di roccia”; a questo viene da pensare ammirando curiose opere della natura che non ci stanchiamo mai di ammirare. Il paesaggio è particolare, come se si fosse in un altro mondo, poi la vista di un cavallo al pascolo in lontananza e di pecore attorno a cespugli fanno ritornare alla realtà.

In lontananza si scorge un hogan, caratteristica capanna indiana, e poi nella località di Tsaile ci si può fermare a visitare il Diné College, il più antico e più grande collegio tribale, oppure si può fare una sosta a Tsaile Lake e al Tsaile Creek che continua a scorrere nel Canyon del Muerto e nel Canyon de Chelly. E a proposito di quest’ultimo, quando lungo la route 12 si vede l’indicazione di svoltare ad ovest sulla route 64, non ci pensiamo un attimo e facciamo una deviazione di una trentina di chilometri.

Canyon de Chelly Indian route 12

Uno dei pregi della route 12, già splendida di suo, è proprio il fatto che da essa si diramano o proseguono altre strade di grande richiamo. Ora siamo consapevolmente fuori dal nostro percorso e ci sembra giusto che sia così perché vogliamo dare almeno un’occhiata: non sappiamo fra quanto tempo ripasseremo da qui! Alcuni punti d’osservazione lungo il bordo nord del canyon sono accessibili in auto e consentono di ammirare siti storici, archeologici e falesie che superano i 300 metri.

Il primo overlook accessibile dalla route 64 è denominato Massacre Cave Overlook proprio per il suo passato quando, nel corso di una spedizione militare spagnola, 805 Navajo (donne e bambini in particolare) rimasero uccisi dal crollo della volta di una grotta in cui si erano riparati, proprio in uno di quei canyon che erano le loro roccaforti. Da questo punto di vista si possono vedere una serie di dirupi intervallati in alcuni punti dal verde di alberi. Ci piace essere accompagnati da un tripudio di falesie, tavolati e forme rocciose diverse che “fanno” tanto Arizona!

Leggi il nostro articolo sul Canyon de Chelly

Nuovamente verso nord sull’Indian route 12 incontriamo i monti Lukachukai e proseguiamo la nostra marcia che possiamo definire trionfale per i doni che la natura ci sta riservando. Lungo il cammino infatti, quelle che in lontananza sembrano uniche grandi rocce, spesso si rivelano come una serie di splendide, singole formazioni che modellano lo scenario mano a mano che si avvicinano; questo è puro fascino della natura!

Round Rock

Indian Route 12Ribadiamo che la Indian Route 12 è come un lungo e splendido tronco dal quale si sviluppano suggestivi rami. Arriviamo a Round Rock dove un grande monolite ed uno più piccolo segnalano il termine della Indian route e il suo proseguimento lungo la route 191.

Immaginavamo, o meglio speravamo che il percorso ci riservasse qualche piacevole sorpresa, in realtà ci ha affascinato. Ma per noi non finisce qui perché la nostra destinazione è il Goosenecks National Park: il che significa percorrere la 191 e poi deviare sulle 163.

Quello che si apre davanti ai nostri occhi è tutto un crescendo di bellezza e quando arriviamo agli spettacolari Goosenecks, poco dopo il confine con lo Utah, lungo la linea dell’orizzonte riusciamo a scorgere la Monument Valley quasi come un miraggio, ed è una splendida visione che si può tramutare in una realtà concreta proseguendo in direzione sud lungo la 163.

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Marianna Licia e Paolo

Marianna Licia e Paolo

Ciao, siamo una famiglia romagnola al completo: Marianna con la sua passione per la geografia e il folklore, Paolo esperto di modellismo e bricolage, Licia appassionata di lingua inglese e di cucina. Al di là dei nostri spiccati interessi individuali, due passioni ci accomunano profondamente: la fotografia e il viaggiare, in modo particolare negli Stati Uniti. Ogni aspetto di questa terra ci incuriosisce e i suoi grandi spazi ci emozionano.

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