Negli Stati Uniti sono stati inventati molti cocktail e le grandi città pullulano di bar e locali notturni dove poter assaggiare drink di ogni genere e per tutti i gusti. Alcuni sono eredità del tempo del Proibizionismo, quando si iniziarono a mescolare distillati di bassa qualità con altri ingredienti per mitigarne il sapore forte: era il tempo degli Speakeasy, i bar nascosti che vendevano alcolici illegalmente (a proposito, hai letto la nostra guida agli Speakeasy di New York?).
Altri cocktail invece sono nati nel corso degli anni grazie alla sperimentazione dei barman, che continuano a sorprendere con nuove idee di drink.
Indice
Storia dei cocktail in America

La prima volta che venne usata la parola “cocktail“, almeno su carta stampata, fu il 13 maggio 1806 sul giornale “The Balance, and Columbia Repository”, pubblicato a Hudson, nel New York State, a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo. Il quotidiano definì il cocktail come “Uno stimolante liquido composto da qualsiasi tipo di liquore, zucchero, acqua e bitter”. Una definizione simile, se ci pensiamo, alla ricetta dell’Old Fashioned, uno dei cocktail più famosi al mondo. Ma come sono nati i cocktail?
Dobbiamo pensare che nel 1700 in America si bevevano principalmente i punch, cioè un distillato – rum, o gin o whisky – mescolato con zucchero e agrumi. Un’usanza tipica dell’Inghilterra e traslata nel nuovo continente, dovuta al fatto che l’alcol usato era solitamente di scarsa qualità: per mascherarne il sapore si usavano quindi gli agrumi e lo zucchero, che lo rendevano più gradevole. Quando in America si cominciarono a produrre i liquori e distillati, si cominciarono anche a fare abbinamenti diversi e nacquero i primi veri e propri cocktail.
Il periodo 1860-1920 è considerato l’età d’oro dei cocktail. Un periodo nel quale si idearono diverse miscele e durante il quale nacque di fatto la figura del bartender. Il primo che possiamo considerare tale fu Jerry Thomas, un barista di New York che nel 1862 pubblicò il primo libro di ricette di cocktail: “How to mix drinks, or The Bon Vivant’s Companion”. Un volume in cui codificò ricette che oggi sono considerate come dei cocktail classici e intramontabili.
Fra il 1920 e il 1933 arrivò il Proibizionismo: l’alcol era illegale negli USA e nacquero gli Speakeasy, i bar clandestini nascosti dietro ad altre attività commerciali. Se ne trovano ancora alcuni, rinati in tempi moderni per rivivere quell’esperienza avventurosa: puoi ad esempio sbizzarrirti fra i numerosi speakeasy di New York. In quel periodo nacquero molti altri cocktail, che erano soprattutto pensati per mascherare l’alcol, quindi la bevanda doveva apparire come un analcolico, magari un tè o un succo di frutta.
Finito il Proibizionismo, arrivò anche l’epoca del cinema e della televisione: i prodotti di Hollywood contribuirono notevolmente a far conoscere alcuni cocktail che divennero sinonimo di stile e raffinatezza, perché bevuti sul grande schermo da personaggi di fama. Dopo qualche decennio in cui molti cocktail persero appeal, a favore di liquori commerciali preconfezionati, dagli anni 2000 in poi è rinata la cultura del cocktail e, oltre a rispolverare cocktail storici, sono stati ideati e continuano ad essere penati nuovi mix.
I migliori cocktail americani
Anche se sei abituato a bere cocktail, forse non hai mai pensato alla loro origine e magari non sai quali sono stati inventati in Italia – come lo Spritz, il Negroni, l’Americano, l’Hugo e tanti altri – e quali in altri paesi. Di cocktail inventati in America ce ne sono un’infinità: vediamo quelli più famosi e che dovresti assaggiare, soprattutto in alcune città specifiche.
Quelli che ho elencato di seguito sono solo una minima parte dei cocktail americani, anche perché oltre ai più famosi se ne trovano anche moltissimi preparati localmente o comunque poco conosciuti all’estero. Se sei un fan dei cocktail particolari, non ti resta che andare nei migliori bar d’America e ordinare qualcosa di originale, magari chiedendo consiglio al barman.
Sazerac

Forse non lo hai mai sentito, perché non è così diffuso da noi, ma il Sazerac è uno dei cocktail più storici degli USA. Fu inventato nel 1838 a New Orleans dal farmacista Antoine Peychaud, che gli diede il nome del suo brandy francese preferito: il Sazerac-de-Forge et Fils. Peychaud aveva già inventato un bitter (che infatti prende il suo nome), e per il cocktail usò proprio il suo bitter unito a zucchero, assenzio e cognac.
In alcune versioni più moderne, il cognac è sostituito con il whiskey; la versione che prevede sia cognac che whiskey in parti uguali, invece, è conosciuta come New York Sazerac. Oggi questo è il cocktail ufficiale di New Orleans.
Gin Rickey

L’unico altro cocktail ufficiale di una città americana è quello di Washington DC: il Gin Rickey. Prende il nome dal colonnello Joe Rickey, cliente abituale del bar Shoomaker’s a Washington negli anni ’70 del 1800, che poi acquistò il bar e rese famoso il drink. Non è chiarissima la storia di come sia nato il cocktail e se lo abbia inventato Rickey, il suo barista George Williamson o entrambi con il suggerimento di altri.
Ci sono infatti diverse versioni della storia, ma tutte affermano che inizialmente il drink fosse fatto con bourbon, acqua gassata e succo di lime. Un decennio dopo venne sostituito il bourbon con il gin e da quel momento divenne molto popolare. È un cocktail che appare anche in film e libri, tra cui il romanzo “Il grande Gatsby” del 1925.
Old Fashioned

Eccoci invece a parlare di uno dei cocktail americani più famosi e forse il più antico arrivato fino a noi. L’Old Fashioned venne inventato nei primi anni del 1800 a Louisville, in Kentucky, ed è composto da whiskey (si può usare sia il bourbon sia il rye whiskey) mixato con bitter, zucchero e un twist di scorza d’arancia.
È un drink che oggi potremmo definire da intenditori, o almeno da chi vuole sottolineare di saper bere il whiskey “alla vecchia maniera” (d’altra parte, il nome dice proprio questo!), cioè mescolato solo con un po’ di bitter e zucchero, anziché con bibite o altri ingredienti considerati più moderni.
Mint Julep

A contendere con l’Old Fashioned il record di cocktail più antico d’America, c’è il Mint Julep, la cui prima testimonianza su carta stampata è del 1803 e quindi risaliva probabilmente alla fine del 1700. Pare che sia stato inventato in Virginia, ma divenne famoso e diffuso in tutti gli USA a partire dal 1938 quando fu reso drink ufficiale del Kentucky Derby a Louisville, in Kentucky. Ogni anno migliaia di persone sorseggiano questo cocktail – a base di bourbon, zucchero di canna e foglie di menta – al Churchill Downs durante la corsa di cavalli più famosa d’America.
Manhattan

Tra i cocktail che conoscerai sicuramente, c’è quello inventato a New York attorno al 1880, che prende il nome proprio dal suo quartiere centrale: Manhattan. Rye whiskey (ma anche bourbon va bene), mescolato con bitter, vermouth dolce e con l’immancabile ciliegia al maraschino: ecco gli ingredienti del drink simbolo della Grande Mela.
Cocktail Martini

Il Cocktail Martini è uno dei cocktail più famosi al mondo e la possiamo definire un’icona dei bar di classe. Chiamato anche Martini Dry, è fatto con gin, vermouth secco e un’oliva. Ci sono diverse ipotesi sulla sua origine, ma una cosa è quasi certa: il nome non è legato al marchio di vermut prodotto dalla torinese Martini & Rossi, sebbene quest’ultimo si possa usare per farlo.
La storia più accreditata però ha comunque un italiano come protagonista: un ligure di Arma di Taggia (Imperia) che di cognome faceva proprio Martini e che, dopo essere emigrato negli USA, servì questo cocktail nel 1910 al Knickerbocker Hotel di New York. Altri invece lo attribuiscono ad un barman di nome Martinez a New Orleans, così come ci sono storie che lo associano alla cittadina di Martinez in California.
Cosmopolitan

Ecco un altro cocktail davvero celebre, anche se molto più recente per invenzione rispetto ai precedenti. O meglio, potrebbe essere stato inventato già negli anni ’20 del 1900, ma la ricetta è poi cambiata e quella attuale risale agli anni ’80. Una delle ipotesi sul Cosmopolitan è che sia stato ideato da Cheryl Cook, una barista che negli anni ’80 a South Beach, in Florida, decise di aggiungere qualcosa al classico Cocktail Martini per renderlo più gradevole al pubblico femminile.
Molti però dicono che il barista newyorkese Toby Cecchini, nel 1987, assaggiò questo cocktail e lo modificò per migliorarlo, rendendolo poi famoso. Sicuramente a farlo diffondere nella cultura di massa hanno contribuito il cinema e la TV, con serie come “Sex and the city”.
Long Island Iced Tea

Nato negli anni ’70 a New York, il Long Island Iced Tea combina ben cinque liquori: vodka, gin, rum, tequila e triple sec, insieme al succo di limone e alla coca cola. Il nome, “tè freddo di Long Island” è dovuto al fatto che il colore lo fa sembrare un bicchiere tè freddo, ma il contenuto è decisamente diverso. Sembra che una prima versione del cocktail arrivasse dal tempo del Proibizionismo, in cui era cruciale “travestire” i cocktail da bevande analcoliche.
Moscow Mule

Nonostante il nome che porta, il Moscow Mule (mulo di Mosca) non è un cocktail russo, ma venne inventato negli anni ’40 del Novecento negli USA. Ha però a che fare con la Russia indirettamente, almeno stando alle due teorie principali sulla sua origine. La prima è che il piccolo commerciante newyorekese John G. Martin acquisì i diritti di un marchio di vodka russa e insieme all’amico Jack Morgan ideò un drink a base di vodka e ginger beer, proprio per trovare un modo di vendere più vodka possibile sul mercato locale.
Altri sostengono invece che la russa Sophie Berezinski, figlia del proprietario della fabbrica di rame Moscow Copper Co., arrivò a Los Angeles per vendere migliaia di tazze di rame. Facendo il porta a porta, giunse fino al pub Cock ‘n’ Bull a Ocean Park, gestita da Jack Morgan, che in questa storia si trova sulla West Coast, così come John Martin, proprietario della distilleria di vodka. Da un brainstorming fra i tre sarebbe nata l’idea del cocktail oggi famoso in tutto il mondo.
Sex on the beach

Se sei su una spiaggia della Florida, non puoi non ordinare almeno una volta il Sex on the beach. Questo cocktail venne inventato nel 1987 a Fort Lauderdale durante un concorso indetto per sponsorizzare il Peach Schnapp, un liquore aromatizzato alla pesca. L’ideatore, il barman Ted Pizio, spiegò che quando serviva al bancone i giovani che da ogni dove venivano in Florida per lo spring break, loro rispondevano principalmente due cose: beach (spiaggia) e sex (sesso): ecco il perché del nome.
Bloody Mary

Il Bloody Mary è un cocktail controverso, amato da qualcuno, ritenuto quasi disgustoso da altri. Non tutti infatti apprezzano il mix di vodka e salsa di pomodoro, con spezie e salse piccanti. Lo creò con molta probabilità nel 1939 l’attore George Jessel, il quale però mixava semplicemente la vodka con il succo di pomodoro.
La versione attuale è frutto di diverse modifiche, ma pare che sia stato il barista francese Fernand Petiot, che lavorava al St. Regis Hotel di New York, a ufficializzarla aggiungendo sale, pepe, limone, spezie e salsa Worcestershire al cocktail basico di Jessel. Il nome si deve al colore rosso sangue e richiama alla regina Maria I d’Inghilterra, soprannominata appunto “Maria la sanguinosa”.
Orange Crush

L’Orange Crush è un cocktail a base di vodka, triple sec, succo d’arancia e soda al limone e lime. Venne inventato nel 1995 in Maryland, all’Harborside Bar & Grill di West Ocean City, una località di pescatori sulle coste atlantiche. Quando quell’anno il ristorante creò un drink che doveva diventare una bevanda esclusiva da bere nel locale, diede vita in realtà a qualcosa che piacque così tanto da divenire la bevanda dell’estate per tutta quell’area costiera. Ne vennero fatte anche altre versioni e da allora se ne bevono a migliaia, soprattutto in Maryland e Delaware.
White Russian

Il White Russian è la variante americana del famoso cocktail belga Black Russian. Venne realizzato per la prima volta in California negli anni ’60 del Novecento, aggiungendo semplicemente della panna al Black Russian. Come il cocktail servito in Belgio già da una decina di anni prima, è un mix di vodka e liquore al caffè (ad esempio il Kahlúa), a cui viene poi aggiunta la panna. Ci sono poi alcune varianti, ad esempio quella di mettere il gelato alla vaniglia al posto della panna.
Mai Tai

La storia del Mai Tai non è certa, ma pare che abbia origine nella Bay Area di San Francisco. Il barista Victor J. Bergeron, conosciuto localmente come Trader Vic, voleva creare una ricetta che desse valore ad un rum giamaicano invecchiato 17 anni. Ci aggiunse lime, orzata, e un liquore all’arancia. Lo fece assaggiare a un gruppo di persone di Tahiti, che esclamarono “Maita’i roa a’e”, che nella loro lingua significa “Fuori dal mondo”, per dire che era il miglior cocktail mai bevuto. Da qui sarebbe poi derivato il nome attuale.




