Cosa si beve negli Stati Uniti? Non possiamo negarlo: la prima risposta che diamo tutti è: la Coca Cola. In effetti questa e innumerevoli altre bibite gassate sono consumate quotidianamente da una buona fetta della popolazione americana e ce ne sono un’infinità da poter provare quando si viaggia negli USA.
Ma non dimentichiamo che gli Stati Uniti sono anche la patria di numerosi cocktail, oltre che di distillati famosi con il Bourbon. infine, chi non ha mai fatto un viaggio in America forse non sa che si trovano un’infinità di birre artigianali. Vediamo cosa bere nelle varie zone degli USA.
Bevande alcoliche
Gli Stati Uniti offrono un vastissimo panorama di bevande alcoliche da poter assaggiare. Forse non ci saranno vini pregiati come quelli italiani – ma vedremo che qualche buon vino si trova anche oltreoceano – ma gli amanti della birra e del whiskey non tornano mai delusi da un viaggio negli USA. E cosa dire dei numerosi cocktail che si possono provare nei bar delle grandi e vivaci città americane?
Birra: dove trovare le migliori birre artigianali in America?

Negli Stati Uniti il mercato della birra è a dir poco immenso. Non è solo la bevanda alcolica più consumata negli Stati Uniti, ma è anche un settore che porta con sé una filiera davvero rilevante nell’economia americana. L’industria della birra spazia dai grandi colossi delle birre industriali fino a migliaia di piccoli birrifici sparsi in tutti gli stati.
Praticamente ovunque negli USA si trovano birre artigianali di alta qualità ed è davvero difficile rimanere delusi quando si ordina un boccale in America. Inoltre, ci sono alcune città dove c’è una vera e propria cultura della birra e dove quindi non si può non assaggiare almeno qualche bicchiere. Ne abbiamo parlato in maniera più approfondita nel nostro articolo dedicato alla birra americana.
Birre americane: dove bere la birra migliore negli Stati Uniti
Vino: dove trovare buon vino in America?

Il buon vino in America? Qualcuno storcerà sicuramente il naso e non nego di averlo fatto anche io in più occasioni. Noi italiani siamo particolarmente orgogliosi dei nostri vini e siamo anche consapevoli che, a parte la Francia, pochi altri paesi al mondo producono vini paragonabili ai nostri in termini di qualità.
Nel corso degli ultimi decenni però le cose sono gradualmente cambiate: in altri paesi sono state individuate zone che per clima e terreni si prestano alla vinificazione tanto quanto i nostri e sono nate aziende vinicole anche di discreta qualità. Non sto dicendo che andando in un supermercato newyorkese e prendendo una bottiglia di vino dallo scaffale andrai sul sicuro come fai al supermercato sotto casa in Italia. Dobbiamo infatti essere consapevoli che molti vini americani, soprattutto se a buon prezzo, non sono di alta qualità.
Tuttavia, ci sono anche aziende che producono ottimo vino e se ti trovi in alcune zone specifiche potresti avere il piacere di degustare un buon bicchiere sentendoti (quasi) come in Italia. I migliori territori vinicoli degli USA si trovano in California o comunque sulla costa del Pacifico, dato che il vino si produce anche in Oregon e Stato di Washington. Ma c’è qualcosa anche in Texas e nello Stato di New York. Ecco dove andare se cerchi del buon vino:
- California:
- Napa Valley e Sonoma County. Situata a nord-est di San Francisco, la Napa Valley è la zona vinicola più famosa degli Stati Uniti e anche quella in cui si produce il vino migliore. Il suo clima molto simile a quello mediterraneo è la chiave del suo successo produttivo. Il territorio vinicolo si estende anche nella vicina Sonoma County: se nella prima si coltiva soprattutto Cabernet Sauvignon, nella seconda abbondano Pinot Nero e Chardonnay.
- Livermore Valley. A est di San Francisco troviamo questa zona forse meno famosa della Napa Valley, ma che una delle più antiche tradizioni vinicole americane. Vi si coltivano diverse varietà, tra cui Merlot, Cabernet Sauvignon, Sauvignon Blanc e Chardonnay.
- Santa Barbara County. A nord-ovest di Los Angeles troviamo invece la zona di Santa Barbara, dove si produce Pinot Nero di ottima qualità, ma anche Chardonnay e Syrah. Da queste parti è particolarmente suggestivo anche il paesaggio dei vigneti vicini all’oceano.
- Paso Robles. A metà strada fra le due zone sopracitate, ce n’è una terza che sta diventando sempre più interessante per la produzione vinicola. Qui si producono soprattutto rossi basati su vitigni Syrah, Cabernet Sauvignon e Zinfandel (il nostro Primitivo). Ne abbiamo parlato anche nel nostro itinerario California in inverno.
- Oregon:
- Willamette Valley. La valle del fiume Willamette, a sud di Portland, è tra le migliori regioni per la produzione del Pinot Nero. Vi si coltivano poi anche altre varietà, come Pinot Grigio, Riesling e Chardonnay.
- Stato di Washington:
- Walla Walla Valley. Questa invece è una vallata nel sud dello stato, vicino al confine con l’Oregon, caratterizzata da un clima secco e fresco. Vi si producono ottimi vini rossi, soprattutto Cabernet Sauvignon e Syrah.
- Stato di New York:
- Finger Lakes. Nella East Coast, la zona migliore per il vino è quella dei Finger Lakes nello Stato di New York. Vi si producono in particolare bianchi, soprattutto Riesling.
- Texas:
- Texas Hill Country. Ecco una delle aree più caratteristiche del Texas, che non è solo bella da visitare. Negli ultimi anni, la produzione è cresciuta per varietà e qualità. Tra i vitigni più coltivati c’è il Tempranillo spagnolo, che richiede un clima caldo e secco come quello texano.
Whiskey e Bourbon: qual è la differenza e dove bere i migliori?

Come non parlare del whiskey? Affondando le radici nell’epoca coloniale, la produzione di questo distillato si può dire che faccia parte a tutti gli effetti della cultura americana. Furono i coloni scozzesi e irlandesi a portare oltreoceano le tradizioni delle loro patrie, usando il grano e la segale per produrre il whiskey. Poi in Kentucky si cominciò a usare il mais, facile da coltivare in quel territorio, e si creò quel whiskey che oggi è conosciuto in tutto il mondo: il Bourbon.
Il Kentucky è lo stato per eccellenza dove berlo e se visiti Louisville dovresti assolutamente fare un tour delle distillerie. Ma altri ottimi whiskey vengono prodotti in Tennessee e anche in altri stati. Ovviamente nei luoghi di produzione si trovano whiskey locali di eccellente qualità, ma un po’ ovunque negli USA se ne possono trovare di buoni anche da acquistare. Ti consiglio però di stare attento alle etichette, perché non sono tutti uguali! Ecco le diverse tipologie:
- Bourbon: per chiamarsi Bourbon deve essere prodotto negli USA, e la stragrande maggioranza viene prodotta in Kentucky. Le caratteristiche principali sono che la miscela di cereali usata per farlo deve avere minimo il 51% di mais, che deve essere invecchiato in botti di rovere carbonizzate e che non può assolutamente contenere additivi e coloranti.
- Tennessee Whiskey: è molto simile al Bourbon, ma si differenzia per la filtrazione del distillato attraverso carbone di legno d’acero prima dell’invecchiamento. Questo processo gli dona un gusto più morbido. Inoltre, per avere tale denominazione, deve essere prodotto esclusivamente nello stato del Tennessee.
- Corn Whiskey: questo whiskey non ha limitazioni territoriali, se non quella nazionale, ma deve contenere almeno l’80% di mais. Inoltre non è richiesto l’invecchiamento. Generalmente ha un gusto più morbido e dolce per la maggiore percentuale di mais rispetto agli altri cereali.
- Rye Whiskey: questo è un whiskey più vicino alla tradizione dei primi coloni europei, perché è prevalentemente a base di segale (deve contenerne almeno il 51%). Anche questo è invecchiato in botti di rovere carbonizzate. I produttori storici sono la Pennsylvania e il Maryland, ma oggi viene prodotto anche in altri stati.
- Wheat Whiskey: meno diffuso rispetto agli altri, c’è il whiskey a base di grano (almeno il 51%), che come quello di segale ha una storia più antica. Anche questo è invecchiato in botti di rovere carbonizzate ed è solitamente più delicato rispetto a quelli sopracitati.
- American Single Malt Whiskey: simile al Single Malt scozzese, questo è il whiskey prodotto con il 100% di malto d’orzo e quindi senza un mix di cereali diversi. Se ne trovano di diversi tipi: più o meno affumicati e con note di sapore diverse a seconda della produzione.
- Blended American Whiskey: quando trovate questa dicitura sappiate che si tratta di una miscela di vari whiskey: sono dunque un mix di whiskey di mais, segale o malto d’orzo, ma anche di altri alcolici dal sapore neutro, come la vodka. Rispetto a quelli elencati sopra, ciascuno con la propria identità, questi sono ovviamente whiskey di qualità inferiore.
Cocktail americani: quali assaggiare assolutamente?

Ogni paese ha i suoi cocktail, ma alcuni dei più famosi al mondo, che oggi si servono praticamente ovunque, sono nati proprio negli Stati Uniti. Ci sono quelli di ultima generazione, frutto delle innovazioni dei bartender nei locali di tendenza, ma ce ne sono anche di davvero storici e che hanno segnato un’epoca. Alcuni nacquero durante il Proibizionismo, quando non si poteva vendere alcol e dunque si cercavano modi per nascondere i liquori sotto le spoglie di bevande analcoliche.
Dal Sazerac all’Old Fashioned, dal Cosmopolitan al Cocktail Martini, sono innumerevoli i drink nati in America dall’unione di distillati e altri ingredienti. Nell’articolo dedicato ai cocktail americani abbiamo approfondito le storie dei più celebri fra questi drink che puoi ordinare quando ti trovi negli USA.
Cocktail americani: i più noti drink alcolici degli Stati Uniti
Bevande analcoliche
Ok, abbiamo parlato delle principali bevande alcoliche che si possono bere negli USA, ma diciamoci la verità: quando si parla di bevande associate all’America pensiamo tutti alle bibite gassate, al caffè servito in bicchieri enormi e ad altre bevande analcoliche che da noi sarebbero considerate assurde o perlomeno inusuali. Ecco cosa aspettarsi in questa categoria.
Bibite gassate: la soda ai gusti più improbabili

Gli Stati Uniti sono la patria delle bibite gassate. Se ne trovano davvero di ogni sapore e colore, da quelle dolcissime a quelle amarognole, fino a gusti davvero stravaganti e talvolta ritenuti al limite del disgustoso da noi italiani. Durante i miei viaggi in America non ho mai smesso di stupirmi di quanti gusti assurdi si possano trovare negli scaffali dei supermercati pieni di bibite colorate, ma anche ai distributori refill dei fast-food oppure delle stazioni di servizio lungo le strade americane.
Tutti conosciamo i grandi marchi, come i colossi Coca Cola – Pepsi Cola che si contendono il mercato mondiale, o i loro prodotti secondari come Fanta e Slam (che negli USA è Mirinda), Sprite e 7Up, Powerade e Gatorade, solo per citare i più celebri delle liste infinite di prodotti di queste compagnie. La prima particolarità è che anche le bibite che pensiamo di conoscere, qui vengono vendute con decine di varianti. Troverai quindi la Coca Cola alla vaniglia o alla ciliegia, al mango o alla fragola; oppure la Fanta al mirtillo o all’uva, alla fragola o all’ananas. E se vuoi provare la Coca Cola preparata alla vecchia maniera, cioè con lo sciroppo mescolato all’acqua frizzante, puoi andare in storici locali come il newyorkese Lexington Candy Shop! Se invece vuoi scoprire tutta la storia della celebre bevanda, dovresti visitare il World of Coca-Cola!
Ci sono poi bibite gettonatissime negli USA, ma che è difficile trovare in Italia, c’è la Dr. Pepper. Nelle numerose volte che ho visto il film Forrest Gump, mi sono chiesto cosa trovasse di speciale il protagonista in quella bevanda, dato che in una scena se ne scola una quindicina tutte di fila. Quindi nel primo viaggio in America l’ho ovviamente assaggiata, ma devo ammettere che il sapore dolciastro che ha non mi ha fatto impazzire, tutt’altro. È un mix di sapori che è difficile da definire esattamente, ma c’è chi dice che sappia di vaniglia e caramello.
Un’altra bibita famosa in America è la Mountain Dew, che in qualche posto si trova anche in Italia, ma molto raramente. La versione classica è al limone (ma non aspettatevi il gusto di una normale limonata, perché non è proprio così) e contiene parecchia caffeina. Fra le bibite più curiose c’è la Big Red, molto popolare in Texas e in generale negli Stati del Sud, che ha un sapore di vaniglia e sa un po’ di gomma da masticare.
Poi troverete un po’ ovunque la root beer, una bevanda tipicamente americana prodotta da diversi marchi. Non è una birra, sebbene si chiami “birra di radice”, ma una bibita gassata che ha alla base la radice di sassofrasso, una pianta utilizzata anche in altri prodotti. Tra le marchi più famose che la vendono ci sono la A&W e la Mug.
Coke, Soda o Pop?
Ti comunico che negli USA non c’è un nome unico per chiamare le bevande gassate. La traduzione della nostra parola “bibita” è “soft drink“, ma con questo termine si indicano tutte le tipologie di bibita, tanto quelle gassate quanto i tè freddi, i succhi di frutta e altri prodotti confezionati. Quando ci si riferisce nello specifico alle bibite gassate, a seconda della zona si usano principalmente tre termini: coke, soda e pop. In realtà ci sono zone ristrette in cui si usano anche altri termini, ma questi tre sono i più usati, vediamo dove.
- Coke: deriva dalla Coca-Cola, che infatti viene chiamata anche Coke. La Coca-Cola è di Atlanta, in Georgia, e questo nome per indicare tutte le bibite gassate è molto radicato negli Stati del Sud e in poche altre zone.
- Soda: è il termine usato in maniera prevalente in due zone degli Stati Uniti: il nord-est (tutto il New England e parte del Mid-Atlantic) e il Southwest, in particolare la California e l’Arizona. Ma lo si usa anche in alcune altre zone più ristrette sparse per l’America.
- Pop: questo è il modo di chiamare le bibite che forse a noi suona più strano, eppure è quello usato prevalentemente nel maggior numero di stati. Il primo a definire così le bibite fu il poeta Robert Southey nel 1812, che si riferiva al rumore fatto dalla bottiglia quando viene stappata.
Caffè americano: come apprezzarlo

Devo ammetterlo: quando si parla di caffè, sono un paladino dell’espresso all’italiana. E sebbene io ami provare cibi e bevande locali di tutti i paesi del mondo quando li visito, il caffè italiano è tra le poche cose di cui davvero sento la mancanza durante i miei viaggi. Inoltre, quando nel mio primo viaggio in America vidi una macchinetta che erogava “pumpkin cappuccino” (sì, cappuccino aromatizzato alla zucca!), ho confermato che le mie teorie sul caffè poco appetitoso negli USA non erano poi così sbagliate.
Allo stesso tempo, devo ammettere che ormai anche in America, soprattutto nelle grandi città, è possibile trovare anche qualche buon espresso. Tuttavia, per il prezzo a cui viene venduto e la consapevolezza che difficilmente raggiungerà il livello di un normalissimo bar italiano, mi fa desistere dall’ordinarlo anche quando lo vedo servire in quantità a misura d’uomo e non in damigiane travestite da tazzine.
La cosa da fare a mio parere, in questi casi, è quella di scegliere il prodotto locale e di capire come apprezzarlo. Il caffè americano infatti, se fatto bene, non è solo “uno sciacquone”, ma può avere un suo perché. Il concetto è che non lo si può bere in pochi secondi come si fa con un espresso, ma lo si deve sorseggiare per un tempo più prolungato, come si fa con il tè caldo.
Per tanti americani il caffè fa parte della quotidianità e si beve a lungo mentre si lavora o mentre si fa altro: ecco perché, oltre alle grandi tazze a casa o in ufficio, sono così diffusi anche i caffè da asporto. Le catene, con Starbucks in prima linea, ma anche gli innumerevoli bar che preparano il caffè da asporto, propongono innumerevoli varianti. Oltre al caffè nero ci sono tutte le innumerevoli alternative che mixano latte, cacao, vaniglia, caramello e decine di altri ingredienti.
Alla fine, quindi, ciò che andrò a bere sarà una bevanda che contiene sì del caffè, ma che sarà mixata ad altri ingredienti e che quindi potrà assumere innumerevoli sapori. La mia filosofia a riguardo? Non considerarlo caffè (che per me resterà sempre e solo il buon espresso del bar o quello che esce dalla mia moka la mattina), ma una gustosa bevanda che posso sorseggiare con calma e che, oltre ad essere piacevole da bere, contiene anche la caffeina necessaria a farmi stare attivo durante la giornata.




