Into the Wild – Nelle terre selvagge (2007), diretto da Sean Penn, è l’adattamento cinematografico del celebre bestseller di Jon Krakauer e racconta la storia vera di Chris McCandless, un giovane che decide di lasciare tutto alle spalle per inseguire un’idea radicale di libertà, immerso nella natura più selvaggia degli Stati Uniti. Emile Hirsch dà volto al protagonista, accompagnandoci in un viaggio potente che parte dai campus universitari, emblema della società standard, e arriva fino ai ghiacci dell’Alaska, scandito da una colonna sonora intensa e indimenticabile firmata da Eddie Vedder.
Guardare Into the Wild – Nelle terre selvagge è un po’ come mettersi in cammino: il film ti prende per mano e ti conduce attraverso paesaggi mozzafiato e silenzi carichi di significato. Nei suoi 148 minuti seguiamo le orme di Christopher McCandless che, durante il suo lungo peregrinare per l’America, sceglie di rinascere con il nome di Alexander Supertramp. È un’avventura profonda e toccante, un viaggio fisico e interiore alla ricerca di libertà, autenticità e di un senso più vero dell’esistenza.
Indice
Il successo del film

Come accennato, il film è tratto da una storia vera, raccontata da Jon Krakauer nell’omonima biografia, ricostruita grazie agli appunti di viaggio lasciati dallo stesso protagonista. Sean Penn ha impiegato quasi dieci anni per ottenere il consenso della famiglia McCandless, animato dal desiderio di raccontare questa vicenda con il massimo rispetto e una profonda sensibilità. Proprio per questo, molte scene sono state girate nei luoghi reali attraversati da Christopher, inclusi gli straordinari e selvaggi scenari dell’Alaska, contribuendo a rendere il racconto ancora più vivido.
Alla sua uscita, il film è stato accolto con grande entusiasmo da pubblico e critica, conquistando rapidamente lo status di cult. Uscito nel 2007, Into the Wild – Nelle terre selvagge ha incassato oltre 56 milioni di dollari a livello mondiale, ottenendo 2 nomination agli Oscar (per il montaggio e il montaggio sonoro) e vincendo il César come miglior film straniero. Molto apprezzate sono state la fotografia mozzafiato di Eric Gautier, scelto da Penn per la sua raffinata sensibilità visiva, già evidente in celebri road movie, e il potente messaggio di libertà che attraversa l’intera pellicola, elementi che lo hanno reso un punto di riferimento per gli amanti della natura e delle storie vere.
A rendere l’esperienza ancora più intensa è la colonna sonora originale firmata da Eddie Vedder, leader dei Pearl Jam. Con la sua voce profonda e melodie essenziali, Vedder accompagna perfettamente il viaggio on the road del protagonista, amplificandone emozioni e silenzi. Sebbene “Rise” e “Guaranteed” siano i brani più noti del suo primo album solista, l’intera raccolta si distingue per una qualità altissima: ogni traccia è un piccolo tassello emotivo che arricchisce il racconto.
In questo articolo ti accompagniamo alla scoperta delle location mozzafiato del film: un invito a ripercorrere le tappe di uno dei personaggi più affascinanti del cinema contemporaneo e, magari, a lasciarti ispirare per il tuo prossimo viaggio.
In quali stati americani è stato girato Into the Wild – Nelle terre selvagge?

Le riprese del film si sono protratte per oltre due anni e hanno attraversato ben 35 location diverse, distribuite in nove Stati degli USA. Il paesaggio cambia continuamente: dagli aridi deserti del Sud-Ovest alle fitte foreste, fino agli immensi e silenziosi spazi innevati dell’Alaska. Ogni luogo diventa una tappa simbolica nel percorso di Christopher, un passaggio fondamentale del suo viaggio fisico e interiore.
Tra queste tappe spicca Carthage, nel Dakota del Sud, un piccolo centro agricolo dove Chris si ferma a lavorare per quasi un’intera stagione. Una delle location più iconiche è senza dubbio Slab City, in California: una comunità alternativa che vive nel cuore del deserto del Mojave, in un luogo tanto surreale quanto sorprendentemente pacifico. È qui che Chris incontra personaggi eccentrici e si confronta più intensamente con il significato della libertà e dell’indipendenza assoluta.
Le sequenze in kayak sono state girate lungo il fiume Colorado, mentre alcune delle immagini più spettacolari prendono vita nel Grand Canyon e nel Parco Statale di Anza-Borrego Desert, sempre in California, scenari che amplificano il senso di avventura e di isolamento.
Il viaggio trova il suo approdo finale nel Denali National Park, in Alaska, dove McCandless si rifugia nel celebre “Magic Bus”. Le riprese in Alaska sono state tra le più difficili, ma anche le più autentiche: la troupe ha lavorato in condizioni estreme per catturare non solo la straordinaria bellezza, ma anche la durezza implacabile della natura selvaggia.
Tutte le location in cui è stato girato Into the Wild – Nelle terre selvagge
La struttura narrativa del film si sviluppa attraverso un continuo gioco di flashback. La storia si apre con gli ultimi giorni di Chris in Alaska, per poi tornare indietro nel tempo, al momento della sua laurea all’Università di Emory, ad Atlanta, in Georgia. Sebbene alcune inquadrature mostrino davvero l’esterno dell’ateneo dello stato del sud, la cerimonia di laurea non fu girata lì: per esigenze logistiche, la produzione scelse un college privato di Portland, in Oregon.
Anche la cena post-laurea, che nel film è ambientata ad Atlanta, venne in realtà girata a Beaverton, sempre in Oregon. È in questa scena che emerge con forza il rifiuto di Chris verso il conformismo familiare e le aspettative sociali. Il ristorante utilizzato per le riprese era il McCormick’s Fish House & Bar, un elegante locale di pesce e steakhouse situato lungo la Beaverton-Hillsdale Highway. Purtroppo, il ristorante ha chiuso definitivamente nel marzo del 2019.
Senza dire nulla a nessuno, Chris dona in beneficenza tutti i suoi risparmi universitari (circa 24.000 dollari) e parte al volante della sua vecchia Datsun. Durante una sosta notturna nei pressi del Lake Mead, tra Arizona e Nevada, una piena improvvisa distrugge l’auto. Il mattino seguente, Chris prende una decisione simbolica e radicale: brucia il denaro rimasto e riparte facendo autostop e godendosi ogni istante del suo vagabondare. Il Lake Mead, con i suoi paesaggi tra deserto e acqua, è un luogo affascinante e remoto, oggi meta di attività all’aria aperta e spiagge sabbiose come Boulder Beach e Hemenway Harbor Beach.
Il viaggio prosegue verso Reno, in Nevada, dove Chris passa sotto la celebre insegna “The Biggest Little City in the World”. È qui che sceglie definitivamente il nome di Alexander Supertramp, lasciandosi alle spalle la sua vecchia identità, per dirigersi verso i boschi del Pacific Crest Trail, attraversando i paesaggi montani e lacustri della Sierra Nevada.
Nel nord-ovest degli Stati Uniti incontra Jan (Catherine Keener) e Rainey (Brian H. Dierker), due viaggiatori anticonformisti con cui instaura un legame profondo. La loro amicizia, però, è destinata a interrompersi bruscamente: Chris scompare durante la notte, riprendendo il suo cammino solitario. Le scene sono state girate a Beard’s Hollow, una piccola baia incastonata tra le colline e l’Oceano Pacifico, all’interno del Cape Disappointment State Park, nello Stato di Washington. Nonostante il nome, Cape Disappointment è un luogo di straordinaria bellezza e tutt’altro che deludente: scogliere battute dal vento, spiagge selvagge, sentieri panoramici e un silenzio profondo rotto solo dal rumore delle onde. Visitato all’alba, avvolto da una leggera nebbia, assume un’atmosfera quasi irreale.
Ritroviamo Chris centinaia di chilometri più a est, nella cittadina agricola di Carthage, nel South Dakota. Qui lavora in una fattoria dove riceve consigli preziosi sulla vita e sulla sopravvivenza da Wayne Westerberg (Vince Vaughn) e dagli altri lavoratori. Dopo l’arresto del suo datore di lavoro, però, Chris sente ancora una volta il bisogno di rimettersi in viaggio.
Affascinato da una vetrina di articoli di kayak e canoe, decide di affrontare il fiume Colorado. Si reca a Lee’s Ferry, in Arizona, uno dei pochi punti di accesso al fiume, e senza permessi né esperienza si lancia tra le rapide. Lee’s Ferry, in Arizona settentrionale lungo il fiume Colorado, è un punto storico di lancio per avventure fluviali; da qui partono tour organizzati per il Grand Canyon o per esplorare il più vicino Marble Canyon. In realtà, le scene fluviali sono state girate in tratti più sicuri del Colorado, tra il Lake Mead e Bullhead City.
Uno dei momenti più poetici del film lo mostra correre libero tra branchi di cavalli selvaggi. La scena è stata girata al Black Hills Wild Horse Sanctuary, nel South Dakota: un rifugio privato che si estende su circa 11.000 acri e offre una casa definitiva a cavalli selvatici sottratti alla cattura e alla vendita. Il santuario, gestito da un’organizzazione no-profit, si sostiene grazie a donazioni, sponsorizzazioni e al gift shop, e può essere visitato gratuitamente percorrendo la strada principale in auto.
Una delle tappe più celebri del viaggio è Slab City, in California, una comunità anarchica sorta sulle lastre di cemento (“slabs”) di una ex base militare. Considerata l’ultimo luogo negli Stati Uniti dove si può vivere senza affitto, tasse o bollette, Slab City ospita artisti, nomadi, hippie e persone che rifiutano il sistema tradizionale. Qui Chris ritrova Jan e Rainey e conosce Tracy, una giovane musicista che si esibisce sul palco improvvisato chiamato “The Range”, costruito interamente con materiali di recupero. Insieme visitano Salvation Mountain, la celebre collina colorata realizzata (manualmente) nell’arco di circa trent’anni da Leonard Knight, un’opera visionaria ricoperta di versetti biblici, cuori, arcobaleni e richiami all’amore, oggi uno dei luoghi più surreali e fotografati della California.
Dopo la breve permanenza a Slab City, Chris riparte ancora. Jan lo lascia nei pressi di Salton City, affacciata sull’omonimo lago artificiale, il Salton Sea: il più inquinato degli Stati Uniti e dall’atmosfera quasi post-apocalittica. Qui incontra Ron Franz (Hal Holbrook), un anziano artigiano segnato dalla vita, che lo ospita nel deserto dell’Anza-Borrego. Ron gli insegna a lavorare il cuoio e, tale l’affetto originato, che arriva persino a proporgli di adottarlo come nipote. Ma il richiamo del nord è troppo forte. Il loro addio avviene dopo una salita in funivia sulle montagne vicino a Palm Springs.
Infine, Chris parte per l’Alaska, deciso a vivere in completo isolamento. Dopo un lungo e formativo peregrinare, il suo sogno sembra realizzarsi nella natura selvaggia del grande Nord. Il celebre Bus 142, che chiamò casa nell’arco di quel periodo, si trovava lungo lo Stampede Trail, vicino al Denali National Park. Per ragioni di sicurezza, il film non venne girato nel luogo originale: la produzione infatti ricostruì un bus identico in una zona più accessibile nei pressi di Cantwell. La replica del bus utilizzata nel film è ancora esposta vicino al 49th State Brewing Company di Healy, in Alaska.

Tale fu l’ispirazione del film che alcuni viaggiatori estremi tentarono, purtroppo senza successo, di raggiungere il Bus originale al Denali National Park. Così nel 2020, per evitare ulteriori incidenti, le autorità dell’Alaska hanno rimosso il mezzo dallo Stampede Trail, trasportandolo in elicottero in una struttura sicura. Oggi il bus è custodito dal Museum of the North dell’Università dell’Alaska a Fairbanks, dove è in corso il restauro in vista di un’esposizione permanente e accessibile al pubblico.
Le location di Into the Wild non sono semplici sfondi cinematografici, ma elementi vivi che accompagnano e plasmano il viaggio di Christopher McCandless. Attraversarle, anche solo con l’immaginazione, significa ritrovarsi davanti alle stesse domande che hanno guidato il protagonista lungo il suo cammino: che cosa significa davvero essere liberi? E fino a che punto siamo disposti a rinunciare per sentirci autenticamente vivi? Ritornare oggi in questi luoghi non è soltanto un omaggio a un film diventato culto, ma un invito a rallentare, ad ascoltare il silenzio e a osservare il mondo con uno sguardo più essenziale. Perché, come ci ricorda Chris: “La felicità può anche essere una conquista solitaria, ma diventa reale solo quando viene condivisa”.












