Si sente spesso parlare dell’economia degli USA come di una tra le più forti al mondo, ma cosa la rende così solida? Quali sono i settori trainanti dell’economia americana oggi e in cosa questo paese è davvero all’avanguardia se paragonato agli altri colossi economici mondiali?
Proviamo ad approfondire i diversi settori economici, a partire dall’agricoltura per arrivare al settore tecnologico, passando per le industrie pesanti. Anche limitandoci ai settori principali, infatti, ci sono grosse differenze tra uno stato e l’altro degli USA.
Agricoltura

L’agricoltura non è soltanto fondamentale per l’economia americana: gli Stati Uniti sono da considerarsi come uno fra i paesi più produttivi al mondo. Oltre a soddisfare il grande fabbisogno interno, gli USA sono anche uno dei maggiori esportatori di prodotti agricoli. Questa eccellente capacità produttiva si deve principalmente a due fattori: il primo è la vastità del territorio che presenta una altrettanto vasta varietà climatica, il secondo è l’avanzato utilizzo di tecnologie agricole, che consentono di incrementare al massimo la produttività. Le colture intensive hanno ovviamente anche risvolti negativi, in primis l’impoverimento del suolo e l’inquinamento dovuto ai pesticidi.
Ma quali sono le principali colture? Quella nettamente più rilevante è il mais. Il granturco viene sì destinato al mercato alimentare, ma non solo: una buona parte è utilizzata per l’alimentazione animale negli allevamenti e una fetta di grande rilievo è invece usata per produrre etanolo. Grazie ai suoi usi diversificati, è ormai da tempo diventato il prodotto agricolo più richiesto sul mercato americano e se ne producono miliardi di chili ogni anno. Il maggiore produttore è l’Iowa, il cui suolo fertile e le cui condizioni climatiche si rivelano ideali per la coltivazione del mais. Altri stati che producono un’alta quantità di granturco sono Illinois, Nebraska e Minnesota.
Un’altra coltura di cui gli Stati Uniti sono fra i maggiori produttori al mondo è la soia. In questo caso si tratta di un prodotto destinato prevalentemente alla realizzazione di mangimi, ma anche alla produzione di oli e di prodotti derivati. Lo stato dove se ne coltiva la quantità maggiore è l’Illinois, seguito dall’Iowa. Altri importanti produttori sono Minnesota, Indiana e Nebraska. Non dimentichiamo poi il grano, che è il cereale più usato nell’industria alimentare. Il Kansas è considerato il granaio d’America, perché vi si produce la maggiore quantità di frumento. Il North Dakota invece, con le sue vaste pianure dal clima fresco, è un grandissimo produttore di grano duro, usato principalmente per la pasta.
Meno rilevante dei precedenti per l’economia americana nel suo complesso, ma importante per alcuni stati specifici, troviamo il riso. Circa la metà del riso americano viene coltivano in Arkansas, dove sono ampiamente sfruttate le aree umide attorno al corso del fiume Mississippi e dei suoi affluenti. Altri stati dove se ne coltiva una discreta quantità sono California, Louisiana, Missouri e Texas.
Arriviamo poi a parlare di frutta e ortaggi, che arrivano in maniera preponderante da alcuni specifici stati in base alla tipologia di ortaggio. Per fare alcuni esempi, se la Florida è leader americano nella produzione delle arance, lo Stato di Washington è il maggiore produttore di mele (il 70% di tutte quelle coltivate in USA), mentre l’Idaho è famoso per le patate e ne produce un terzo di tutte quelle coltivate negli Stati Uniti. Ma lo stato che più di ogni altro merita una menzione per la produzione di frutta e verdura è la California. Grazie al suo clima simile a quello mediterraneo, si presta perfettamente alla crescita di piante da frutto e di moltissimi ortaggi, durante tutto l’arco dell’anno. Inoltre, è leader mondiale per la produzione di mandorle: il 90% di tutte quelle coltivate nel mondo.
Guardando infine alle colture non alimentari, ce n’è una in particolare che ha rivestito storicamente un ruolo cruciale nell’economia americana: il cotone, da secoli fondamentale per l’industria tessile. Se un tempo un po’ tutti gli Stati del Sud vantavano molte piantagioni, ora che la coltivazione avviene in maniera diversa il principale produttore americano è il Texas. Tra gli Stati del Sud dove è stata di fatto scritta la storia del cotone americano, a partire dalle piantagioni delle colonie in cui lavoravano gli schiavi, quello che ha mantenuto maggiormente questa produzione agricola è la Georgia.
Come abbiamo visto, le condizioni climatiche e di terreno di ogni area geografica sono sfruttate per le diverse tipologie di coltura. Per questo in America si parla spesso di “belt” (cinture) per indicare ampie fasce di territorio in cui si coltiva prevalentemente una determinata pianta. La wheat belt, ad esempio, è la zona settentrionale degli USA in cui viene coltivato il grano grazie al clima generalmente secco, mentre la corn belt copre gli stati in cui il clima è più mite e si rivelano ideali per la crescita del mais. Storicamente c’era la cotton belt negli Stati del Sud per la produzione del cotone, che come dicevo non è più così diffusa, ma si concentra oggi principalmente in Texas e in alcune altre aree specifiche.
Andando a paragonare i singoli stati con la situazione generale del paese, possiamo tranquillamente considerare la California come il più importante produttore agricolo americano, perché da qui arriva il 13% di tutte le coltivazioni statunitensi. Accanto alla quantità, che già di per sé ha un impatto notevole sul mercato, c’è da evidenziare la varietà produttiva: gli altri stati che emergono come grandi produttori agricoli, infatti, sono specializzati in poche colture (se non in una soltanto), mentre la California porta sul mercato frutti della terra di ogni genere.
Pesca e allevamento

Uno dei pilastri dell’economia americana è l’allevamento, che è collegato da un lato con l’agricoltura per la produzione di mangimi, dall’altra con le industrie di carne, latte e altri derivati. L’allevamento di bestiame ha un valore che tende ai 200 miliardi di dollari all’anno: una fetta tutt’altro che minoritaria per l’economia americana. Oltre al consumo interno, gli USA sono anche grandi esportatori, in particolare di carne bovina.
Guardando ai bovini, il Texas è lo stato dove si trova il maggior numero di allevamenti. Il censimento dei capi di bestiame del 2022 ha contato quasi 13 milioni di bovini nel solo Texas. Stiamo parlando del 14% circa di tutte le mucche presenti sul territorio americano. Altri stati dove l’allevamento di bovini è molto rilevante sono Oklahoma, Missouri, Nebraska, South Dakota, Kansas e Montana.
Lo stato che vanta il maggior numero di allevamenti di suini invece è l’Iowa, che arriva da solo a coprire quasi un terzo della produzione nazionale. Seguono il Minnesota e il North Carolina. Sempre l’Iowa è lo stato in cui si alleva il maggior numero di galline ovaiole (siamo attorno ai 50 milioni all’anno). Guardando invece ai polli da carne, i maggiori allevatori americani di pollame sono la Georgia, l’Alabama e l’Arkansas, che superano tutti il miliardo di polli all’anno.
Accanto all’allevamento, il consumo di prodotti animali deriva anche dalla pesca, che ha un impatto significativo sull’economia americana, in particolare per alcuni stati. Gli USA hanno un’areale marino vastissimo: Oceano Atlantico da un lato, Oceano Pacifico dall’altro, Golfo del Messico a Sud e Grandi Laghi a nord, oltre ai laghi minori e ai numerosi fiumi che solcano il continente. Il settore ittico, fra pesca e acquacoltura, rende circa 50 miliardi di dollari all’anno, fra consumo interno ed esportazioni.
Lo stato dove la pesca è più rilevante è l’Alaska, che da sola fa fronte al 60% del pescato nazionale. Tra i pesci che dominano questo mercato ci sono il salmone (con le relative sottospecie, principalmente salmone rosso, salmone reale e salmone keta), il merluzzo dell’Alaska, il granchio reale e l’halibut. Spostandoci dallo stato più settentrionale ad uno dei più meridionali, troviamo la Louisiana, che è leader nazionale per i crostacei. Il gambero è il prodotto tipico di queste zone, ma si pescano anche moltissimi granchi blu, ostriche e altri prodotti ittici.
Guardando invece alle coste oceaniche, il Maine e il Massachusetts sono gli stati dove più di ogni altro vengono pescati gli astici, protagonisti di varie ricette della cucina del New England, così come il merluzzo, lo sgombro, il pesce spada e altre specie ittiche. Altri stati con una fiorente industria ittica sono lo Stato di Washington, importante soprattutto per salmone e molluschi, e la Florida, dove è sviluppata la pesca del tonno e del pesce spada, quella dei crostacei e dei pesci di barriera, in particolare il tarpone, gettonatissimo per la pesca sportiva.
Industria

Il settore industriale è tra i pilastri dell’economia americana ed è suddiviso in diversi settori. Circa il 12% del PIL statunitense è rappresentato dall’industria manifatturiera che, nonostante abbia visto una diminuzione negli ultimi decenni a favore di altri settori, è ancora decisamente rilevante. Guardando innanzitutto all’industria metallurgica, soprattutto quella dell’acciaio e dell’alluminio, ci sono alcuni stati in particolare dove questo settore è particolarmente forte e che compongono la cosiddetta rust belt: Indiana, Pennsylvania, Ohio e Michigan, ma anche Alabama e Illinois.
L’industria automobilistica è stata a lungo una delle maggiori in America e alcune città si sono sviluppate proprio grazie alle case automobilistiche (si pensi al caso di Detroit). Oggi ha forse meno peso rispetto al passato, ma grazie anche all’innovazione tecnologica è ancora una delle industrie più forti. L’industria aerospaziale è un altro settore in cui gli USA sono leader mondiali. Nello Stato di Washington troviamo la Boeing, una delle maggiori compagnie mondiali dell’aeronautica, ma non l’unica americana. Ci sono infatti altre compagnie, specializzate soprattutto nell’aeronautica militare, come Lockheed Martin, Northrop Grumman e Raytheon. California, Texas, Arizona e Florida sono fra gli stati dove il settore aerospaziale è più sviluppato.
Un altro settore davvero importante è quello dell’industria chimica, farmaceutica e biotecnologica. Pochi paesi al mondo eguagliano gli USA nelle produzioni di prodotti chimici e farmaceutici. Dai fertilizzanti ai medicinali, ci sono numerose grandi aziende in diversi stati americani. Anche la ricerca in questo settore è cruciale e tra i centri di ricerca biotecnologica e biomedica eccellono in particolare la California (nello specifico San Diego e la Bay Area di San Francisco) e il Massachusetts (con la famosa università di Cambridge).
Per quanto concerne l’industria energetica, gli Stati Uniti sono tra i maggiori produttori al mondo di petrolio e di gas naturale. Il Texas è lo stato che può essere considerato centrale in questo settore, rappresentando un vero e proprio hub globale per l’industria energetica. Louisiana, North Dakota, Oklahoma, New Mexico e Alaska sono altri stati ove è particolarmente forte questa industria. L’industria alimentare, infine, è un ulteriore settore decisamente importante, considerando l’altissima produzione di cibi confezionati e di bevande. Coca-Cola, PepsiCo, Kraft Heinz sono soltanto alcuni dei colossi americani di questo settore.
Settore terziario

Sebbene i settori di cui abbiamo parlato finora siano di grande rilievo, ciò che muove davvero l’economia americana è il settore terziario, ovvero quello dei servizi. Se guardiamo infatti alla somma di tutti i sotto-ambiti che lo compongono, questo settore vale oltre il 75% del PIL americano.
Andando a guardare più nel dettaglio, uno degli ambiti di maggior rilievo è quello relativo alla tecnologia dell’informazione e della comunicazione. Con colossi dell’informatica come Microsoft, Apple, Google, Meta, Amazon (e se ne potrebbero citare altre decine), gli Stati Uniti sono leader globali da questo punto di vista. Texas, Massachusetts e Stato di Washington sono tra gli stati più forti per questo settore, ma il vero caposaldo lo troviamo in California, esattamente nella Silicon Valley, cuore pulsante dell’industria tecnologica mondiale.
Finanza e assicurazioni sono altri due punti forti dell’economia americana che rientrano nel terziario. Pensiamo solo alla Borsa di New York e al Nasdaq, che rendono New York City, con Wall Street e Times Square, la città della finanza per eccellenza. La sanità è un settore sviluppatissimo in America e che è, tra l’altro, collegato direttamente con quello assicurativo, viste le caratteristiche del sistema sanitario americano. Milioni di persone sono impiegate in questo ambito.
Bisogna poi assolutamente citare tutto l’ambito dei servizi scientifici, tecnici e professionali. Si tratta di una branca vasta e molto variegata del terzo settore, che opera sia negli USA e per gli USA, sia verso paesi stranieri. Lo stesso vale per il grande settore del commercio, tanto all’ingrosso quanto al dettaglio. Gli USA sono tra i paesi al mondo con più grandi catene di supermercati, centri commerciali e negozi al dettaglio, per non parlare del sempre più preponderante mercato online. A tutto questo si aggiunge il florido commercio con l’estero di beni e servizi.
Media e intrattenimento sono poi altri ambiti non poco importanti per l’economia americana. Viene automatico pensare ad Hollywood per l’industria cinematografica, ma gli studios di Los Angeles sono solo l’epicentro di un florido mercato dell’intrattenimento. Concludiamo infine con il turismo e tutto l’indotto che ci sta dietro, dall’ospitalità all’apparato museale ai servizi collaterali. Ogni anno infatti gli USA ospitano milioni di visitatori che ne apprezzano le bellezze naturali, le città e le attrazioni culturali.






