Viaggio on the road in Texas di 15 giorni: Itinerario fra Dallas e Houston

Aprile 16, 2021 /
Hill Country Luckenbach
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Ma come ti è venuto in mente di fare un viaggio in Texas? Cosa ci sarà mai da vedere? In effetti, quando ho pigiato su “prenota volo”, ero abbastanza scettica anche io. Poi, mentre organizzavo il mio itinerario di viaggio, mi sono resa conto che di cose da vedere ce n’erano fin troppe, tra città e attrazioni naturali, tanto che ho dovuto tagliare parecchio per fare stare tutto nelle due settimane di ferie!

Il Texas mi ha conquistata subito con i suoi paesaggi sconfinati, la fissazione di fare tutto più grande, l’atmosfera allegra e rilassata e i tantissimi eventi di musica live. E’ un viaggio che consiglio a chi già conosce gli USA, e vuole vedere qualcosa di diverso rispetto al più gettonato Southwest.

Mappa dell’itinerario

11 Settembre: Arrivo a Dallas

Dallas Dealey Plaza
Dallas Dealey Plaza

La nostra avventura comincia con un volo Milano-Francoforte, e poi via verso Dallas. Tutto fila liscio e atterriamo a metà pomeriggio. Ritiriamo, alla Alamo, il suv più grosso che la nostra prenotazione ci consenta (non voglio mica fare brutta figura con la gente del posto), e andiamo spediti in hotel. Le bandiere a mezz’asta ci ricordano che oggi non è un giorno come tutti gli altri, eravamo così elettrizzati da non averci fatto caso.

Sistemiamo i bagagli e poi facciamo subito la nostra prima cena al Cheesecake Factory, una delle nostre catene preferite e una tappa obbligata quando siamo in USA.

12 Settembre: Visita a Dallas

Dallas downtown
Dallas Downtown

Parcheggiamo in centro, alla modica cifra di 7$ per tutta la giornata, e cominciamo subito ad esplorare la città.

Prima tappa Pioneer Plaza, il parco che ricorda i tempi in cui Dallas era un punto di passaggio delle “cattle drive”, i grandi spostamenti di bestiame dall’allevamento al luogo della vendita. C’è una grossa opera d’arte in cui le sculture raffigurano una mandria di bovini longhorn intenti ad attraversare il fiume, mentre i cowboy li mantengono nei ranghi.

Passeggiamo tra le vie del centro, dove vecchi edifici in mattoni rossi si alternano ad alti grattacieli dai riflessi blu. Nel parco del Joule Hotel campeggia “the Eye”, una gigantesca sfera di 10 metri di diametro che raffigura, come intuibile, un occhio.

Raggiungiamo quindi il Perot Museum, il museo della scienza e della tecnica, che consiglio in particolare a chi viaggia con i bambini, perché è molto interattivo. Si può giocare al piccolo chimico, vedere scheletri di dinosauri, osservare le stelle. Due ore ben spese.

Dopo pranzo andiamo al Sixth Floor Museum, che racconta l’assassinio del Presidente Kennedy il 22 Novembre 1963. La sede è proprio nella palazzina dalla quale Harvey Lee Oswald sparò i colpi fatali. Le vicende sono esposte con dovizia di particolari, unitamente a una rassegna sulla vita di JFK. Fuori, in strada, il punto d’impatto dei proiettili è marcato con una X sull’asfalto.

Al tramonto saliamo sulla Reunion Tower, la terrazza panoramica di Dallas. Non è certo New York, ma il Downtown ha comunque un suo fascino, con il sole che cala e le luci che si accendono pian piano.

Ceniamo al The Rustic, un locale all’aperto dove fanno musica country, e subito capiamo che, a dispetto della loro fama, ai texani piace molto ballare e divertirsi.

La nostra guida a Dallas

13 Settembre: Da Fort Worth a Amarillo

Fort Worth Stockyards
Fort Worth Stockyards

Per prima cosa facciamo la solita spesa in vista dell’on the road: frigo di polistirolo, bevande, panini per il pranzo, e tanto junk food da consumare nei lunghi tragitti.

Ci mettiamo in auto in direzione Fort Worth, la città dei cowboy.

Qui visitiamo il quartiere Stockyards, la zona dove tutt’ora si tengono le aste di bestiame. Tutto è a tema western, i negozi come l’ambientazione. Qui c’è il famoso Billy Bob’s Texas, il più grande Hony Tonk del mondo (un locale dove si suona e si balla country). Visitiamo la Texas Cowboy Hall of Fame, dove è citato anche il grande George Strait, cantante ed ex campione di Rodeo, e poi attendiamo le 11 per la Cattle Drive.

Qui c’è una piccola mandria di bovini longhorn, circa 15, che due volte al giorno vengono portati a spasso per il quartiere, per la gioia di grandi e piccini. Una cosa molto turistica che dura un quarto d’ora, ma divertente. I mandriani sono poi abbigliati in perfetto stile cowboy, con cappello, stivali e lazo.

Fort Worth Cattle Drive
Fort Worth Cattle Drive

Poco fuori da Fort Worth, facciamo una breve pausa per visitare la zecca di stato (Bureau of Engraving and Printing), una visita gratuita ed interessantissima, anche se purtroppo è tassativamente vietato fare foto o video. Circa la metà dei dollari in circolazione in USA è stampata qui.

La nostra guida a Fort Worth

Pranziamo al sacco e poi partiamo, ci aspettano 500 km per arrivare ad Amarillo, cittadina della Route 66, famosa per due cose: l’hotel ristorante Big Texan, e il Cadillac Ranch, che vedremo domani.

Il Big Texan è quanto di più pacchiano e kitsch possa esserci, ma è impossibile non innamorarsene. Tutto a tema western, con annesso negozio di souvenir e sala giochi. Il ristorante serve ottima carne, ed in più è possibile partecipare alla sfida della 72 oz steak, la bistecca da 2 kg da mangiare in un’ora, contorni compresi.

Amarillo Big Texan Ranch
Big Texan Ranch

L’hotel è costruito come un villaggio del far west, ogni stanza è a tema e la piscina è a forma di Texas. Noi abbiamo già cenato e soggiornato qui nel 2012, quando abbiamo percorso la Route 66 in Texas, quindi stasera si cambia.

Dormiamo in un classico motel lungo la strada, e ceniamo al Coyote Bluff Café, un ristorante visto in tv che serve hamburger enormi e deliziosi.

14 Settembre: Palo Duro Canyon e Lubbock

Amarillo Cadillac Ranch
Cadillac Ranch

Facciamo colazione in hotel a base di waffle. Si, ma non sono waffle normali, questi sono a forma di Texas… ho già detto che amo questo stato?

Andiamo subito a vedere il Cadillac Ranch. In pratica, si tratta di 10 cadillac piantate nel terreno una dietro l’altra, a muso in giù. L’installazione risale al 1974, e la cosa divertente è che è possibile scrivere sulle auto con le bombolette spray, che si trovano già sul posto oppure possono essere comprate al supermercato. Anche noi diamo sfogo alla nostra vena artistica, e poi ripartiamo verso sud.

La nostra destinazione è il Palo Duro Canyon State Park. Per ampiezza, è secondo solo al Grand Canyon, e le sue rocce rosse ricordano i panorami dello Utah. La zona è notoriamente arida e calda, noi invece capitiamo qui in un freddo giorno di pioggia.

Visto il clima sfavorevole e il poco tempo a disposizione, scegliamo un unico trail, quello che ci sembra più rappresentativo. Il Lighthouse trail è lungo 9,5 km, e attraversa buona parte del canyon tra alti pinnacoli, fiumi in secca e una vegetazione di bassi cespugli, fino alla formazione rocciosa conosciuta come Lighthouse, il faro.

L’ultimo tratto è quasi in verticale, occorre arrampicarsi aiutandosi anche con le mani. Lungo la strada vediamo anche un paio di roadrunner, il famoso “beep-beep” dei cartoni animati. Terminiamo la visita del parco con un giro panoramico in auto, e poi ci rimettiamo in auto.

Arriviamo a Lubbock attorno alle 17. Questa anonima cittadina del Texas occidentale è la città natale di Buddy Holly, artista rockabilly morto a soli 23 anni in un incidente aereo. Pur con una carriera brevissima, il suo talento ha ispirato cantautori come Bob Dylan, Bruce Springsteen e Eric Clapton, ed è considerato il padre del rock n roll. Lo sfortunato cantante è ricordato con una statua e un piccolo museo in centro.

Lubbock Buddy Holly
Statua di Buddy Holly

Lubbock è una città bruttina, ma ha un’università, e molti musei a tema western, come il Prairie Dog Town e il National Ranching Heritage Center. Noi non abbiamo tempo per vedere tutto quanto.

Il Texas è la patria del bbq, in particolare del brisket, la punta di petto di manzo insaporita con una miscela di spezie e cotta lentamente sulla griglia. E dove possiamo mangiare un brisket strepitoso? Da Rudy’s, una catena diffusa nel sud-ovest.

Il locale è come piace a me: servizio spartano, posate e tovagliette di plastica, poca apparenza e tanta sostanza. Il brisket è squisito, ma sono altrettanto buoni il pulled pork e i dessert. In più, c’è un’ampia selezione di birre ghiacciate.

15 Settembre: Midland, Fort Davis Historic Site e Alpine

Fort Davis
Fort Davis

Partiamo da Lubbock in direzione sud, nella regione dei pozzi petroliferi, la ricchezza del Texas. Basti pensare che qui la benzina costa meno di 2$ a gallone, equivalente a 0,50€ al litro. Guidando tra infinite distese di trivelle e pozzi, arriviamo alla nostra prima meta, Midland. Qui visitiamo, da fuori, la casa dei Bush.

Poi andiamo al Permian Basin Petroleum Museum, un museo interessante e ben fatto sull’estrazione del petrolio. C’è anche una sezione dedicata anche alle energie sostenibili. Il tutto è spiegato in modo interattivo, con esempi pratici, esperimenti ed installazioni plastiche.

Ci rimettiamo in cammino, attraversando verdi altopiani fino a Fort Davis Historic Site. Incastonato tra le montagne, questo avamposto militare fu utilizzato nell’800 per presidiare il passaggio di persone, bestiame e merci lungo la strada che collegava San Antonio e El Paso. Il sito è ben conservato e si possono visitare le principali strutture: le case degli ufficiali, la drogheria, l’ospedale, le stalle.

Il paesino di Fort Davis è invece un piccolo agglomerato di case tranquillo ed isolato dal mondo. Ci fermiamo al drug store, in perfetto stile anni ‘50, dove un tenero signore anziano ci serve un gustoso gelato casalingo. Continuiamo verso Alpine, passando prima dallo stranissimo Prada Store di Marfa, un finto negozio Prada in mezzo al nulla.

Alpine è una cittadina universitaria, non c’è molto da vedere se non qualche negozio di artigianato. Noi stiamo qui due notti, perché domani visiteremo il Big Bend National Park. Cena a base di pizza al Guzzi Up.

16 Settembre: Big Bend National Park

Big Bend NP Chison Mountains Window
Window

Il sole oggi sembra non sorgere mai. Siamo sul fuso orario del Texas, ma quasi in New Mexico, quindi di fatto siamo un’ora indietro. Partiamo ancora prima dell’alba, il parco dista quasi 200 km e vogliamo vedere il più possibile mentre c’è ancora una temperatura umana.

Il Big Bend è un parco nazionale tra i più remoti degli Stati Uniti, grande quanto la Valle d’Aosta. E’ al confine col Messico, là dove scorre il mitico Rio Grande visto in tanti film Western. Si divide in tre macro-aree: una zona desertica, i canyon sul fiume, e una zona montana. Il clima è torrido e, al nostro arrivo, ci sono già quasi 30 gradi. Le abbondanti piogge delle scorse settimane ci regalano, tuttavia, un bel paesaggio verdeggiante.

Scendiamo fino al confine a Boquillas del Canyon per il nostro primo trail. Il sentiero è lungo 2 km, ma subito all’inizio bisogna scollinare per scendere nel canyon, e con questo caldo è abbastanza faticoso.

Il Rio Grande scorre placido tra alte pareti rocciose a strapiombo. L’altra sponda del fiume è in Messico, infatti diversi messicani lo attraversano in barca per vendere qualche piccolo oggetto ai turisti in territorio americano. Risaliamo con non poche difficoltà, siamo già sudati fradici e, stupidamente, non abbiamo portato il cambio.

A questo punto vorremmo visitare le hot springs, delle sorgenti termali dove è possibile fare il bagno, ma dei passanti ci segnalano che sono inagibili a causa delle inusuali piogge di cui parlavo prima.

Ci spostiamo allora nell’area montana, al Chisos Basin, dove c’è una temperatura decisamente più accettabile. Facciamo un paio di semplici trail tra paesaggi montani, e ammiriamo il panorama sulla Window, il punto in cui le montagne si incontrano creando una finestra a forma di V, con una visuale sulla vallata e lo sconfinato deserto.

Ri-scendiamo nella zona desertica del parco, lungo la strada panoramica Ross Maxwell Scenic Drive. Ci limitiamo ad ammirare il paesaggio dal fresco della nostra auto, fa troppo caldo e non possiamo rischiare di addentrarci nei trail. Il panorama è molto vario, davanti a noi si estende il deserto roccioso, alle nostre spalle si ergono le Chisos Mountains, mentre in fondo intravediamo il canyon del Rio Grande.

L’ultima tappa è il Santa Elena Canyon, simile al Boquilla canyon ma ancora più maestoso. Ci si para davanti una lunga e altissima muraglia, un immenso costone roccioso al di là del fiume, che segna il confine con il Messico. Usciamo dal parco, e torniamo ad Alpine. E’ ormai così tardi che i ristoranti sono tutti chiusi, e dobbiamo accontentarci del take away di Sonic.

La nostra guida al Parco Big Bend in Texas

17 Settembre: da Fort Stockton al Tejas Rodeo di Bulverde 

Tejas Rodeo

Lasciamo Alpine e ci dirigiamo a Fort Stockton, dove visitiamo l’Historic District, con alcuni interessanti edifici risalenti a quando la città era un punto di passaggio delle rotte commerciali. Ci sono tutti gli ingredienti del villaggio western: la locanda, la banca, il tribunale e il carcere. Gli edifici storici sono ormai circondati da strutture moderne, ma si riesce ad avere un’idea di come era strutturata la città a quei tempi.

Passiamo il resto della giornata in auto, diretti alla Texas Hill Country. La strada è lunga e noiosa e non c’è assolutamente nulla, tanto che per poco non rimaniamo senza benzina.

Ci fermiamo giusto a Kerrville per fare acquisti in un negozio di articoli country, e, dopo esserci rinfrescati in hotel, ci dirigiamo verso quella che è la vera attrazione della giornata, il Tejas Rodeo di Bulverde.

Il rodeo si svolge ogni sabato da Marzo a Novembre, un uno splendido contesto a tema country-western, con bancarelle, stand gastronomici e il toro meccanico. Lo trovo un po’ simile alle nostre feste di paese. Ceniamo presto a base di brisket, e ci mettiamo in postazione per assistere al rodeo.

Lo spettacolo dura un’ora e mezzo ed è molto divertente, ci sono diverse esibizioni, tra cui ovviamente il bull riding. Ma la cosa bella è che non è il solito rodeo turistico. Siamo tra i pochissimi stranieri, per il resto sono tutte persone del luogo e tanti ragazzi. Questo è il loro modo di passare il sabato sera.

Terminato il rodeo inizia la festa country, con musica dal vivo e tanto ballo. Questa serata vince a mani basse il premio di miglior serata della vacanza.

18 Settembre: Texas Hill Country

Hill Country Boerne
Boerne

Ci troviamo nella Texas Hill Country, la regione che potremmo definire la “Toscana del Texas” perché i paesini sono disseminati tra verdi colline. Inoltre, qui si produce vino e si coltivano delle dolcissime pesche. Per me, la zona più bella dello stato.

Per prima cosa visitiamo Boerne, la città dove abbiamo soggiornato. Un paesino tranquillo e carino, di origine tedesca come molte altre città della regione, con un bel lungofiume e una Main Street fiancheggiata da edifici coloratissimi e porticati decorati con piante, panchine in legno e sedie a dondolo.

Hill Country Comfort
Comfort

Passiamo velocemente anche dalla minuscola Comfort, e poi andiamo spediti verso l’Enchanted Rock. E’ un parco statale, la cui attrazione è un enorme monolito di granito rosa che sbuca tra le colline, una specie di piccola Ayers Rock.

Ci sono diversi sentieri, noi andiamo un po’ a caso, saltando da un sentiero all’altro per vedere un po’ di tutto. Giriamo attorno al grosso masso, poi prendiamo uno stretto passaggio tra le rocce, e arrampicandoci un po’ arriviamo in cima, con un bel panorama a 360° su tutta la zona.

Hill Country Enchanted Rock
Enchanted Rock

E’ già ora di pranzo, e noi ci spostiamo a Fredericksburg, la capitale della Hill Country, una cittadina sempre di origine germanica. Mangiamo infatti in un ristorante tedesco a base di Wienerschnitzel, che qui però si chiama “country steak”, e poi facciamo una passeggiata sulla Main Street, simile a quella di Boerne. C’è anche un bel negozio di decorazioni natalizie, un po’ caro ma caratteristico. Ci sarebbe anche un museo sulla Seconda Guerra Mondiale, ma come al solito non abbiamo tempo di visitarlo.

Facciamo invece rotta per la minuscola Luckenbach, una frazione di Fredericksburg con 3 abitanti fissi. Diciamo che più che un paese, è una location per eventi, simile alla struttura del rodeo. Siamo molto fortunati, c’è un concerto gratuito, e una specie di raduno di harleysti. Ci piace così tanto che passiamo tutto il pomeriggio qui, facendo saltare il resto del programma (avremmo dovuto visitare il ranch di Lyndon Johnson e la Hamilton Pool).

Hill Country Luckenbach 2
Luckenbach

Arriviamo infine ad Austin, la capitale dello stato. Prima di cena, andiamo al Congress Bridge per vedere la famosa colonia di pipistrelli che abita sotto il ponte ed esce al tramonto per nutrirsi. Non siamo molto fortunati, quando escono è ormai buio pesto, e non si vede nulla. Il periodo migliore è giugno, quando le giornate sono così lunghe che i pipistrelli si svegliano affamati prima del tramonto.

Ceniamo con un buon hamburger a SoCo, il quartiere della movida, ma dopo cena andiamo subito a letto. Ci sono tanti locali di musica live, ma noi per oggi abbiamo già fatto il pieno.

19 Settembre: Da Austin a San Antonio 

Austin 6th Street
Austin, 6th Street

Iniziamo il tour di Austin dal grandioso campidoglio, in granito rosa. Si dice che tutto sia più grande in Texas, ed infatti questo è il capitol più grosso di tutti gli stati, secondo solo al campidoglio di Washington DC.

L’edificio riflette tutta la fierezza e l’orgoglio texani, soprattutto nel grande spazio centrale con i ritratti dei governatori, sovrastato dalla grande cupola. Al centro della cupola troviamo la “stella solitaria” simbolo dello stato.

Facciamo quindi un giro del centro nella zona attorno alla 6th street, l’altra via dei locali e della vita notturna, tra edifici vecchi e nuovi grattacieli. Quello che vediamo ci piace molto, è un peccato aver dedicato solo una notte a Austin.

Dobbiamo infatti già andarcene. Torniamo nella Hill Country per andare a pranzo in un ristorante iconico, il Saltlick BBQ di Driftwood. E’ il paradiso del carnivoro, ovviamente il menù è tutto a base di carne: salsicce, pulled pork, brisket e costine.

La nostra guida ad Austin

Arriviamo a San Antonio, dove abbiamo prenotato un hotel vicino al centro con posto auto. Possiamo quindi muoverci a piedi, una bella fortuna visti i prezzi dei parcheggi.

Cominciamo dalla Cattedrale, dedicata a Sant’Antonio da Padova, e poi andiamo subito verso il celebre Riverwalk. Si tratta di una passeggiata pedonale lungo il fiume San Antonio, in stile messicano con le lucine appese agli alberi e gli ombrelloni colorati.

E’ una zona rivolta prevalentemente ai turisti, piena di ristoranti, bar e negozi, molto vivace. E’ anche possibile fare un giro in barca lungo il fiume. Il bello è che siamo sotto il livello stradale, lontani dal traffico e dai rumori della vita quotidiana.

Vorremmo provare un ristorante messicano, ma è troppo caldo e umido per pensare di cenare. Ci “accontentiamo” quindi di un gelato di Ghirardelli, che gustiamo in riva al fiume.

20 Settembre: San Antonio, le missioni spagnole e Gruene

San Antonio Alamo
Alamo

Per prima cosa andiamo a visitare la missione Alamo, famosa per la cruenta battaglia del 1836, in cui un manipolo di 200 texani affrontò con coraggio l’esercito messicano di Santa Anna. Il loro feroce sterminio fu la miccia che accese la rivoluzione, culminata nella vittoria di Goliad, che portò all’indipendenza del Texas. Il sito è piccolo ma molto interessante, con tanti pannelli informativi e spiegazioni della battaglia.

La nostra guida a San Antonio

Lasciamo San Antonio per andare a scoprire le missioni spagnole intorno alla città. Sono in tutto 5, compresa Alamo. Risalgono al ‘700 e avevano due funzioni: la prima era colonizzare e convertire i nativi, la seconda era offrire riparo ai pellegrini.

Iniziamo il tour da quella più grande ed importante, la Mission San Josè, una piccola comunità in cui la vita ruotava attorno alla chiesa. E’ circondata da mura e includeva il mulino, un granaio, e abitazioni per i soldati, i nativi e i missionari.

Passiamo alla missione San Juan Capistrano, dove si vedono anche i resti delle abitazioni dei nativi e un mulino, e poi alla Mission Espada, piccola ma incantevole. E’ immersa in un rigoglioso parco, un quadretto bucolico in cui appare come sospesa nel tempo. L’ultima è la Mission Conception, la più vicina a San Antonio e circondata da alte palme.

Torniamo in hotel a rinfrescarci in piscina (che in realtà è un brodo), e poi prendiamo la macchina per andare a Gruene, un altro paesino della Hill Country. E’ molto carino, ci sono tanti negozi, tra cui drogherie che sembrano rimaste agli anni ‘50, abbigliamento country e per caccia/pesca, souvenir, antiquariato e gastronomia. Ne approfittiamo per fare un po’ di shopping.

Hill Country Gruene
Gruene

Dopo cena andiamo alla Gruene Dance Hall, il vero motivo per cui siamo qui. E’ una storica sala da ballo dove tutte le sere c’è musica live, e possiamo ballare il nostro amato country. Non credevo di trovare così tanti locali, e così tante serate di musica dal vivo, anche in settimana. Il Texas è davvero uno stato molto allegro e festaiolo.

21 Settembre: Port Aransas

Port Aransas Spiaggia
Port Aransas

Salutiamo San Antonio e partiamo verso la Costa del Golfo. Siamo diretti a Port Aransas, una tranquilla località balneare vicino a Corpus Christi. L’obiettivo è rilassarci al mare per un paio di giorni.

Appena arrivati, andiamo subito in spiaggia. Il litorale è immenso, di sabbia dorata e, cosa mai vista, si arriva sul lungomare direttamente in auto. Il mare del Golfo del Messico, qui, somiglia vagamente al nostro Adriatico. L’acqua è calda, calma e non profonda.

Ci buttiamo a fare il bagno ma, ahimè, abbiamo una brutta sorpresa: è pieno di meduse, impossibile stare qui. Non ci resta che tornare in hotel, e accontentarci di passare il pomeriggio in piscina.

Prima di cena usciamo a vedere cosa ha da offrire Port Aransas. Non molto, in realtà, solo negozi di articoli da spiaggia e souvenir. Il bello è però che questi negozi sono immensi, e ovviamente molto kitsch, quindi ci divertiamo comunque a girarli per curiosare tra i bizzarri articoli in vendita.

Andiamo in spiaggia a goderci il tramonto, e poi cena messicana all’ottimo ristorante La Playa.

22 Settembre: Padre Island National Seashore

Padre Island National Seashore 2
Padre Island National Seashore

Considerato che l’opzione mare è da scartare, decidiamo di visitare il Padre Island National Seashore. Fa parte dell’NPS, ed è una riserva naturale protetta, una striscia di sabbia, dune e paludi lunga ben 100 km, fino al confine col Messico.

La prima parte, 15 miglia, è accessibile a tutti, mentre per il resto del percorso occorre un 4×4, perché la sabbia è molto alta.

Al Visitor Center ci danno alcune informazioni sul parco. Scopriamo così che, a causa delle correnti, una gran quantità di spazzatura si riversa su queste coste. Partecipiamo quindi volentieri all’iniziativa del parco di far raccogliere un po’ di rifiuti ai turisti. Ci facciamo dare due sacchetti di plastica e partiamo.

Padre Island National Seashore

Non ci sono strutture turistiche ed è molto selvaggio. La gente del posto viene qui a pescare, incontriamo una giovane coppia e lui ci mostra il bottino della giornata, tre grossi pesci che non riconosco.

La parte interna del parco da su una laguna, una specie di bayou come a New Orleans. Facciamo un breve trail tra la sterpaglia e poi torniamo indietro.

Passiamo di nuovo un rilassante pomeriggio in piscina, e per cena scegliamo l’Iries Island Seafood, un ristorante molto semplice a gestione familiare. Io mangio un buon Po’ boy (panino con i gamberi fritti), e mio marito quello che ancora oggi definisce il miglior hamburger della sua vita. E’ proprio vero che non bisogna giudicare il libro dalla copertina.

23 Settembre: Varner-Hogg Plantation e Galveston 

Varner Hogg Plantation
Varner Hogg Plantation

Partiamo alla volta di Galveston, ma prima ci fermiamo alla Varner-Hogg Plantation, una delle poche piantagioni del Texas.

Sicuramente non è come quelle della Louisiana, è molto più piccola, ma ha un bel giardino ed è curatissima nei dettagli, dai porticati fioriti allo spanish moss che ricopre gli alberi più grandi. La casa ha una caratteristica interessante, ovvero la cucina interna. E’ un dettaglio non da poco, considerando che le case di quei tempi avevano tutte la cucina separata, fuori dall’abitazione.

Purtroppo, non rimane nulla delle abitazioni degli schiavi, il sito è stato distrutto da un uragano nel 1900, e ricostruito successivamente.

Per raggiungere Galveston prendiamo la strada costiera, dove vediamo un gran numero di case a palafitta, sostenute da altissimi pali in legno, che servono per tenere testa alle frequenti mareggiate.

Galveston si arricchì durante il Proibizionismo grazie ai casinò e ad altre attività più o meno legali. Oggi è conosciuta per il carnevale, ma purtroppo è anche una città sfortunata, spesso vittima di uragani. Per questo motivo non è più stata in grado di recuperare gli antichi splendori, ed oggi ha un aspetto a tratti trascurato e decadente.

Capita di vedere, una accanto all’altra, una villa lussuosa e una casa diroccata. Chi ha i mezzi economici ristruttura, chi non può abbandona la città.

Per prima cosa visitiamo la piattaforma petrolifera Ocean Star, dismessa nel 1997. Oggi è un museo molto interessante sull’estrazione del petrolio in mare aperto, sempre con installazioni interattive come è nello stile americano.

Facciamo un giro in centro, che ricorda altre città del sud come New Orleans, ma meno bello. Prendiamo un gelato in un simpatico negozio di caramelle, dove fanno anche dimostrazioni di produzione del fudge, e poi passiamo all’East End, il quartiere ricco. Qui ci sono belle ville vittoriane con i balconi in ferro battuto ed eleganti giardini, nonché il teatro Opera House the Grand, del 1894.

Per cena proviamo un piatto tipico del sud, il gumbo (stufato di pesce con riso e okra) da Little Daddy’s Gumbo Bar.

Dopo cena proviamo ad andare al Pier, il famoso molo con le giostre, ma desistiamo perché bisogna pagare non solo per salire sulle giostre, ma anche per accedere al molo stesso. Ci limitiamo a delle foto in notturna dalla spiaggia.

24 Settembre: La NASA e Houston

Houston NASA Control Room
Houston NASA Control Room

Ultimo giorno intero di vacanza. Lasciamo Galveston, che non ci è piaciuta molto, e andiamo subito al Johnson Space Center di Houston, ovvero la sede NASA.

Le missioni partivano e partono da Cape Canaveral, ma è qui a Houston che si trova il centro di comando operativo. Il motivo è semplice: la sede di Houston fu voluta dal presidente texano Johnson, desideroso che l’agenzia spaziale avesse una sede nel suo stato.

Facciamo subito il tour guidato della stazione, è sabato e vogliamo evitare la folla. L’attrazione principale è il vecchio Control Mission Center, da cui sono state gestite le missioni Apollo, compresa quella che ha portato l’uomo sulla luna.

Visitiamo quindi il Rocket Park, un’area dove sono esposti alcuni enormi razzi. Lo spazio espositivo più grande è dedicato al Saturn 5, anch’esso usato per le missioni lunari. Lungo le pareti della struttura ci sono dei pannelli che recano le più celebri citazioni degli astronauti. Ovviamente non possono mancare “questo è un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità” e “Houston, abbiamo un problema”.

Houston NASA modellino ISS
NASA modellino ISS

La scelta di fare il primo tour della giornata si rivela vincente. Appena rientriamo si scatena un forte temporale, e sospendono tutte le attività all’aperto fino al primo pomeriggio. Noi abbiamo invece tutto il tempo di esplorare le varie sezioni del museo, dove sono esposti vari cimeli. La parte più interessante, per noi, è quella sulla International Space Station e la vita nello spazio. Oltre a questo c’è un’intera area dedicata all’allunaggio, dove è possibile vedere anche un pezzetto di luna.

La mia guida su come visitare la NASA

Usciamo dalla NASA e ci dirigiamo a Houston, la nostra ultima destinazione. Ci mettiamo un bel po’ ad arrivare, il traffico è molto intenso nonostante sia sabato. Ricorda un po’ Los Angeles.

Facciamo l’ultima cena della vacanza al mitico Cheesecake Factory, e poi ci dedichiamo a far entrare in valigia tutto quello che abbiamo comprato in questo viaggio.

25 Settembre: Houston

Houston City Hall
Houston City Hall

Il volo sarà nel pomeriggio, abbiamo ancora mezza giornata per visitare un po’ Houston.

Cominciamo dal centro, la zona attorno a Market Street. E’ domenica e siamo le uniche persone in giro a piedi, anzi, siamo proprio gli unici in giro.

Passiamo da Main Street, che non è niente male, poi attraversiamo il distretto finanziario fino al Tranquility Park, dove svetta l’imponente municipio. Infine, andiamo al vicino Sam Houston Park, un’area di interesse storico. I vecchi edifici sembrano minuscoli accanto agli alti grattacieli, che sembrano quasi schiacciarli.

Concludiamo con una velocissima puntata al Museum District, che è davvero un peccato non aver visitato con calma. Qui ci sono diversi musei, lo zoo, e un enorme parco con giardino giapponese, laghetti e fontane. Col senno di poi, avrei dedicato più tempo a Houston, anche se con sole due settimane sarebbe stato comunque difficile.

Houston Museum District
Museum District

La nostra guida a Houston

Arriviamo in aeroporto, lasciamo l’auto e facciamo tutte le procedure di controllo. Il tempo passa e non accennano a imbarcarci. Dopo vari annunci di ritardo, arriva la comunicazione che il nostro volo per Monaco è cancellato.

Mi prenotano quindi un altro volo per l’indomani, ma per New York, da cui poi raggiungeremo Milano. Ci danno anche dei voucher per cenare e dormire, più un kit bagno, visto che ormai le nostre valigie sono andate.

La mattina seguente ci presentiamo subito al gate, ed attendiamo il volo per New York. Ci imbarchiamo, e l’aereo comincia la fase di rullaggio. Incredibile ma vero, poco prima del decollo ci annunciano un problema ai freni, dobbiamo tornare al gate e trovarci (di nuovo) un altro volo!

Sgomitando e litigando con chiunque arrivo per prima al bancone, dove, tra imprecazioni e minacce, riesco a farmi mettere su un altro volo per New York, che parte dopo soli 20 minuti.

Arriviamo al gate come dei centometristi e, devastati, riusciamo finalmente ad imbarcarci ed arrivare alla Grande Mela, ed infine a casa. Le valigie arriveranno qualche giorno più tardi, per qualche oscuro motivo dall’aeroporto di Francoforte.


Un Consiglio Importante:
Ricordati l’assicurazione sanitaria, non farla potrebbe rovinarti la vacanza in USA! Se non sai come orientarti nella scelta puoi leggere la nostra guida: Assicurazione USA: come scegliere la polizza migliore?

Valeria Rovellini
Valeria Rovellini

Sono Valeria, appassionata di viaggi negli USA e di tutto ciò che è America. Ho visitato gli States diverse volte, sempre organizzando tutto da sola, creando il mio personale programma di viaggio. Il mio viaggio preferito? La Route 66, attraverso l'America vera, a contatto con la gente del posto.

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