2024, 40 anni io, 45 anni mio marito. Che si fa per celebrare? Grandi cene? Pranzi? Feste? No! Si torna negli States!
14 giorni in totale (considerando viaggio di andata e ritorno) tra Nevada, Arizona e California.
Indice
GIORNO 1

Siamo partiti la mattina presto da Verona, abbiamo fatto scalo a Francoforte e siamo atterrati a Las Vegas.
Ritirato auto a noleggio presso Hertz dell’aeroporto. Abbiamo alloggiato all’Hampton Inn Las Vegas. Lo abbiamo scelto per la posizione (vicino all’aeroporto e in una zona con varie possibilità per mangiare), per la presenza del parcheggio in loco e la colazione inclusa.
Complice il jet-lag e l’orario tardivo del nostro arrivo sapevamo che non avremmo fatto molto, se non cenare ed andare a nanna!
GIORNO 2

Abbiamo lasciato Las Vegas e siamo partiti in direzione Mammoth Lake, California. La prima tappa è stato l’Alien center. È un posto divertente, dove tutto è a tema alieni, ci si può fare una sosta per prendere da mangiare e/o da bere ed anche comprare un souvenir.
La seconda tappa è stata la ghost town Rhyolite. Sapevamo non essere grandissima e senza attività commerciali come altre (per esempio Oatman), ma ci ha attirato per la presenza del museo Goldwell Open Air Museum. In loco si trovano una serie di sculture di diversi artisti, il primo è stato Albert Szukalski nel 1984 e negli anni la collezione si è arricchita. L’ingresso è libero.
La terza tappa era Manzanar e per raggiungerlo abbiamo fatto un pezzo della Death Valley. I paesaggi che abbiamo visto erano impressionanti. Manzanar è una località nota per essere stata la sede di un campo di concentramento americano per cittadini giapponesi-americani durante la Seconda guerra mondiale. In loco si trovano un Visitor Center con una parte museale dedicata alla storia del posto, una serie di casermoni mantenuti come erano un tempo ed un monumento dove c’è il cimitero.
Non abbiamo fatto altre tappe e ci siamo diretti alla destinazione finale, passando per le cittadine di Independence, Big Pine, Bishop e attraversando un pezzo della Inyo National Forest. Arrivati a Mammoth Lake siamo andati nell’hotel che avevamo prenotato, l’Austrian Hof Lodge, scelto per la colazione inclusa, la presenza del parcheggio e il ristorante in loco.
Mammoth Lake è una cittadina montana della California, molto carina e tranquilla a nostro avviso. L’abbiamo scelta fondamentalmente per la posizione strategica a circa un’ora dall’ingresso passo Tioga per lo Yosemite National Park.
GIORNO 3

Ci siamo diretti al passo Tioga per entrare a Yosemite. Attenzione che il passo non è sempre aperto, meglio verificare sul sito ufficiale. Il parco è aperto h24, l’ingresso costa 35 dollari ad auto e vale una settimana. Tuttavia, nei weekend e in alcuni altri giorni (tutto sempre riportato sull’articolo parchi americani che richiedono una prenotazione) va pagata una fee di 2 dollari on-line. Se non si paga si può entrare nel parco solo in orari prefissati.
Non era una giornata di grande affluenza, quindi abbiamo girato il parco in autonomia con la nostra auto, senza avvalerci del servizio shuttle. I paesaggi sono bellissimi, anche la stessa strada del Tioga pass merita assolutamente. Direi che è il parco ideale per gli amanti del trekking, abbiamo visto diverse segnalazioni di sentieri praticabili. Noi siamo rimasti nel parco qualche ora e non abbiamo fatto percorsi a piedi, sicuramente varrebbe la pena spenderci più tempo. Dopo aver fatto sosta per mangiare allo Yosemite Village siamo ripartiti.
La giornata non era conclusa ed abbiamo deciso di andare a Bodie, ovvero la ghost town più grande e ben conservata della California. Bodie è uno State Historical Park, il motivo è che hanno deciso di preservare gli edifici e lo spirito della cittadina. Per fare ciò non sono presenti attività commerciali, né sono stati fatti “abbellimenti” a giovamento dei turisti. La visita a Bodie è un tuffo nel vecchio west, l’ingresso non è libero, si pagano 8 dollari a persona (solo in contanti quando siamo andati noi) e gli orari sono 9-18 tutti i giorni (ma meglio verificare prima).
Sia per andare a Bodie dal passo Tioga che per tornare a Mammoth abbiamo costeggiato il Lake Mono. Paesaggi stupendi, consiglio per chi ha tempo di informarsi e magari spenderci qualche ora.
La sera abbiamo fatto un giro nel piccolo centro di Mammoth Lake (al Mammoth Village), dove si possono trovare svariate soluzioni per mangiare e bere qualcosa.
GIORNO 4

La meta successiva del nostro viaggio era San Francisco. Prima di raggiungere la città avevamo deciso di fare sosta a Columbia. Per arrivarci abbiamo percorso la Route 108 West passando per gli stupendi paesaggi della Stanislaus National Forest. Ci ha colpito particolarmente il Donnell Vista Point nella Sonora valley.
Siamo arrivati a Columbia verso ora di pranzo, si tratta è una cittadina nata durante il periodo della Gold Rush in California. Molte cose sono state mantenute, o quanto meno si è fatta una ricostruzione fedele, infatti in loco si trova anche lo State Historic Park. Columbia è molto carina da girare, ci sono carri per le strade, negozietti di vario tipo, ristoranti ed anche un paio di hotel. È stata una tappa molto piacevole, ho gradito soprattutto la cioccolateria Nelson’s Columbia Candy Kitchen ed il saloon dove abbiamo pranzato, il St. Charles Saloon.
Prima di arrivare a San Francisco siamo passati da un’altra cittadina a nostro avviso molto carina, Stockton. Non ci siamo fermati, ma da quello che abbiamo visto un girettino lo avrebbe meritato.
In serata siamo arrivati a San Francisco, dove avevamo preso una camera presso il Chancellor hotel. Ci siamo trovati molto bene presso questa struttura costruita nel 1914, è in pieno centro (Union Square), quindi molto servita dai mezzi, con svariati negozi, supermercati e ristoranti vicino. Inoltre, a noi piace molto visitare le città a piedi quando è possibile e Union Square è molto strategica. Altri aspetti positivi del hotel, parcheggio convenzionato a 35 USD al giorno e vicinissimo, bevande calde, biscotti e acqua fresca sempre disponibili nella hall.
Dato che ormai era sera, abbiamo cenato in un diner vicino all’hotel ed abbiamo fatto un giro per Chinatown di San Francisco, che si trova a soli 5/10 minuti a piedi da Union Square. Si capisce subito di esserci arrivati, si entra dal Dragon Gate e subito l’atmosfera cambia! Si trovano tanti negozi e posti dove mangiare, ovviamente orientali.
GIORNO 5

Il quinto giorno siamo rimasti a San Francisco ed abbiamo girato per i quartieri principali della città. A piedi siamo ripassati da Chinatown e ci siamo recati al Ferry Building. Fondamentalmente è il porto da dove partono i traghetti, ma se si entra dentro si scoprono tutta una serie di attività commerciali di svariato genere. È stato inoltre molto piacevole passeggiare all’esterno dell’edificio, godendo del lungomare e della vista sulla baia.
La tappa successiva era la torre Coit Tower su Telegraph Hill. Per raggiungerla abbiamo fatto un pezzo dell’Embarcadero, il piacevolissimo quartiere sul lungomare che da Ferry Building arriva fino a Fisherman’s Wharf (altro quartiere di San Francisco) e poi ci siamo allontanati dal lungomare per raggiungere la torre. I gradini per raggiungerla sono tanti e quando si arriva ce ne sono ancora per arrivare in cima alla torre. Vale la pena? Assolutamente sì a mio avviso.
Le scale per arrivare alla torre si trovano in punti verdi e piacevoli della città, mentre la scalinata per raggiungere la cima è decorata con una serie di murales colorati e bellissimi. Le tematiche di queste opere sono principalmente la Grande Depressione, la crisi del ’29, la povertà e le differenze sociali. Una volta conquistata la vetta si gode di una vista a 360° sulla città.
Usciti dalla Coit Tower abbiamo proseguito il nostro giro a piedi e siamo tornati sull’Embarcadero destinazione Fisherman’s Warf ed il suo famoso Pier 39. Che dire, ci è piaciuto un sacco! Il quartiere è pieno di negozi, botteghe, ristoranti… è colorato, pieno di vita e da lì partono le crociere per la baia e per Alcatraz. Abbiamo pranzato in un ristorantino del molo 39 e abbiamo proseguito il giro per i vari negozietti.
Eravamo stanchi e si stava facendo sera, quindi, abbiamo deciso di proseguire prendendo una delle famosissime Cable Car. Esse funzionano con un cavo di acciaio e senza motore, sono state il primo mezzo di trasporto pubblico della città. Il prezzo per una corsa è di 8 dollari, contro i 3 degli altri mezzi pubblici (tram o bus). Credo che valga la pena spendere qualche dollaro in più per farci almeno una corsa. Abbiamo preso la linea che andava a Union Square passando per la nota Lombard Street. Non ci siamo fermati, abbiamo fatto solo una foto dalla Cable car.
La fermata era a pochi passi dall’hotel, ci siamo preparati per la cena, abbiamo mangiato in un diner vicino e siamo rientrati in stanza pronti per un nuovo giorno.
GIORNO 6

Il sesto giorno abbiamo deciso di fare una gita in giornata a Carmel By the Sea. Questa cittadina è una rarità negli Stati Uniti, non ce ne sono molte così. È un gioiellino, dallo spirito fiabesco, piena di negozietti di vario genere (non esattamente a buon mercato). Siamo stati fortunati perché quel giorno c’era anche il mercato, abbiamo fatto un giretto per le bancarelle e abbiamo preso lì qualcosa per pranzare. Molto apprezzabile il fatto che nel parco adiacente al mercato avessero messo dei tavoli e delle panche, in modo che le persone potessero sedersi e mangiare comodamente.
Per raggiungere Carmel abbiamo percorso la Highway 1 (conosciuta anche come Pacific Coast Highway e California State Route 1). Vale assolutamente la pena, è la strada che di fatto percorre tutta la costa Californiana. Attenzione che il navigatore ci dava un’altra strada, un po’ più corta, per andare da San Francisco a Carmel.
Sarebbe stato un gran peccato fare l’entroterra invece che il tratto della Highway 1, quindi se si usa il navigatore suggerisco di stare attenti alla strada che indica. Dopo aver passeggiato per Carmel abbiamo ripreso l’auto e siamo andati nelle vie dei famosi Fairytale Cottages.
Successivamente ci siamo recati presso la missione San Carlo Borromeo de Carmelo. La chiesa fu fondata negli anni 70 del 1700 da Junipero Serra. Si possono visitare i giardini, gli ambienti interni della missione, la chiesa ed il museo. Purtroppo quando siamo andati la missione era chiusa, quindi ci siamo limitati a fotografare dall’esterno.
La visita nella zona di Carmel non era ancora conclusa, abbiamo deciso di recarci presso la riserva naturale Point Lobos State Natural Reserve. L’ingresso è a pagamento, sono 10 dollari ad auto ed ha degli orari prefissati, quindi meglio informarsi prima. Fortunatamente quando siamo andati noi c’era poca affluenza, quindi non abbiamo fatto nessuna fatica a trovare parcheggio.
Lasciata l’auto ci siamo addentrati in alcuni percorsi del parco. I panorami con speroni rocciosi, insenature, flora locale e la presenza di lontre e leoni marini ci hanno lasciato di stucco. La grande speranza era quella di avvistare una balena (o più!). Gli addetti ci hanno comunicato che era possibile dato che c’era la presenza di almeno un cetaceo. Una balena è passata proprio mentre eravamo in osservazione, ma è rimasta a pelo d’acqua, quindi non abbiamo potuto vederla in tutto il suo splendore. In ogni caso, consiglio agli amanti della natura una visita a questa riserva.
Si stava facendo sera, quindi siamo ripartiti alla volta di San Francisco, ci siamo fermati in un Denny’s a San José e con calma siamo rientrati in hotel.
GIORNO 7

Pronti per un’altra gita nei dintorni di San Francisco! Stavolta ci siamo diretti verso nord alla volta della zona dei vini, la Wine Country. L’idea era percorrere in auto il Golden Gate Bridge, ma prima di fare ciò abbiamo deciso di fermarci in uno dei punti panoramici per godere della vista del celebre ponte. Abbiamo scelto di fermarci a Crissy Field. Siamo molto contenti della scelta, in loco c’è un parco, una bella spiaggia ed un negozio con anche bevande calde. Inoltre, da lì c’è la possibilità di raggiungere il ponte a piedi, in bici o in macchina.
Non siamo rimasti molto, abbiamo fatto una passeggiata, alcune foto, una visita al negozio e poi siamo partiti alla volta della Wine Country. Attraversare il Golden Gate Bridge in auto è stata un’emozione, del resto ci si trova sopra uno dei ponti più famosi del mondo! La prima tappa della nostra gita è stata Sonoma. Devo dire che anche la strada per arrivarci è stata molto piacevole, ci si trova catapultati in mezzo a campi, frutteti, vigne, fattorie con animali…
Sonoma ci è piaciuta da subito, rustica, verde, con dei bei edifici ed una piazza che abbiamo scoperto essere la più grande di tutta la California (anche se per un italiano non ha dimensioni notevoli a mio avviso). Passeggiare per la città e per i suoi negozi è stato piacevole. Quando è stata ora di pranzo abbiamo scelto un posto per mangiare qualcosa ed ovviamente assaggiare i vini locali. Credo che recarsi nella Wine Country senza assaggiare almeno un vino del posto sia un gran peccato!
Dopo pranzo abbiamo visitato anche il Sonoma State Historic Park. Esso è un parco statale situato in centro città. Il parco è composto da sei siti: la Mission San Francisco Solano, la Sonoma Barracks, il Blue Wing Inn, La Casa Grande, Lachryma Montis e il Toscano Hotel. Devo dire che è stato interessante.
Recuperata la macchina siamo ripartiti alla volta della “sorella chic” di Sonoma, Napa. Nonostante tra le due sia la più famosa, noi abbiamo preferito la prima. Un giro per le vie e le attività commerciali di Napa lo abbiamo fatto volentieri, ma abbiamo appunto trovato più accogliente Sonoma.
Verso sera siamo rientrati a San Francisco, abbiamo cenato in un ristorante di Union Square e siamo rientrati in hotel.
GIORNO 8

Era tempo di lasciare San Francisco per raggiungere la meta successiva: Sequoia National Park. Non avevamo fretta, quindi, per la mattina avevamo prenotato una crociera di circa un’ora nella baia di San Francisco. La nave partiva da un molo di Fisherman’s Warf e per raggiungerlo abbiamo deciso di usare un altro mezzo pubblico, il tram. Da Union Square abbiamo preso la linea F, il costo del biglietto è di 3 dollari e dura 120 minuti. Il viaggio è stato piacevole, il tram era pulito ed anch’esso come la Cable Car era storicamente interessate. I tram di San Francisco sono stati acquistati dalla città in varie parti del mondo ed hanno molti anni, quello sul quale abbiamo viaggiato era del 1960.
Giunti al molo abbiamo fatto check-in e all’orario previsto siamo saliti sulla nave. La crociera è stata un’esperienza bellissima, abbiamo visto la città da un punto di vista diverso, siamo passati sotto il Golden Gate Bridge, abbiamo circumnavigato Alcatraz, abbiamo visto foche ed anche un gruppo di delfini che ha seguito la nave per un pezzo. Durante il tragitto una voce guida spiegava man mano svariate cose sulla città.
Una volta rientrati al molo ci siamo avviati a piedi al Ferry Building. Sapevamo che essendo sabato avremmo trovato il Farmer Market e la nostra intenzione era pranzare al mercato. Una volta arrivati abbiamo fatto un giro per le bancarelle, abbiamo scelto cosa mangiare e ci siamo seduti su una panchina in riva al molo.
Terminato il pranzo ci siamo avviati sempre a piedi alla volta dell’hotel per recuperare auto e bagagli (che avevamo lasciato nel deposito dell’albergo). San Francisco ci è piaciuta molto, se escludiamo il vento gelido, sicuramente ci sarebbe stato altro da vedere. Ci è spiaciuto molto per esempio non visitare Alcatraz.
Siamo ripartiti alla volta del Sequoia National Park. Il parco ha due ingressi e per noi il più comodo era il Big Stump Entrance. San Francisco dista circa 4 ore da questa entrata, abbiamo quindi deciso di dormire a Fresno. Ci è sembrata una buona scelta essendo che la città dista 3 ore da San Francisco e 1 ora dall’ingresso di Sequoia. In questo modo avremmo avuto tutto il giorno successivo per visitare il parco. Fresno è stata solo una tappa intermedia, tuttavia, eravamo curiosi e ci siamo recati in downtown.
Devo dire che non ci ha per nulla colpito, tutto chiuso ed edifici abbastanza anonimi, serata sbagliata magari. Abbiamo preso una stanza presso il Best Western PLUS Fresno, scelto per colazione inclusa, parcheggio in loco e la presenza di negozi e ristoranti raggiungibili a piedi. Ci siamo levati la curiosità di cenare in un Cheesecake Factory, catena di ristoranti resa celebre dalla serie TV The Big Bang Theory. Non abbiamo mangiato male e l’ambiente era piacevole. Siamo poi rientrati in hotel.
GIORNO 9

Era tempo di visitare Sequoia, abbiamo quindi raggiunto la Big Stump Entrance, abbiamo pagato l’ingresso di 35 dollari ad auto (che dura 7 giorni) e siamo entrati. Questa entrata è molto comoda per visitare anche l’altro parco che confina con Sequoia, il Kings Canyon. Avendo un solo giorno abbiamo deciso di non fermarci al Kings e di proseguire verso Sequoia.
Era una giornata di grande affluenza, quindi, non era possibile visitare il parco in autonomia ma bisognava utilizzare il servizio shuttle. Essi partivano da vari punti. Il parcheggio più vicino al Generale Sherman Tree (l’albero più grande del mondo) era pieno ed era stato chiuso dai ranger, fortunatamente abbiamo trovato posto a Wolverton che era abbastanza strategico. Gli shuttle partivano con una buona frequenza, quindi, l’attesa non è stata lunga. Il mezzo ci ha portato fino alla fermata del Generale Sherman Tree e da lì partiva il breve tratto a piedi per raggiungere il celebre albero.
Tutto il parco di Sequoia è caratterizzato, come dice il nome stesso, da sequoie di una grandezza impressionante. Il Generale Sherman è sicuramente “la star”, ma gli altri alberi presenti non hanno nulla da invidiare. Dopo aver visto la celebrità del parco abbiamo fatto un giro lì intorno e siamo poi andati a fare il tragitto del Congress Trail, che si dirama dal sentiero principale del Generale Sherman. È un altro tratto molto interessante da fare, attraversa un meraviglioso bosco di sequoie, la Giant Forest ed è un facile percorso ad anello.
Era tempo di pranzare e quindi volevamo raggiungere una delle aree con possibilità di rifocillarsi. Nell’area parcheggio dove avevamo lasciato la macchina non c’era nessun ristorante o supermercato. Il punto più comodo da raggiungere era il Lodgepole Visitor Center, abbiamo atteso quindi lo shuttle che ci andava e vi ci siamo recati.
Non c’erano shuttle che dal Lodgepole portavano a Wolverton, dove avevamo l’auto. Quindi, abbiamo preso un mezzo che ci ha riportato alla fermata del Generale Sherman e da lì abbiamo preso shuttle per tornare al parcheggio.
La tappa successiva del nostro viaggio era Las Vegas. Abbiamo valutato che non avesse senso ritornare a Fresno, ci saremmo allontanati dato che Fresno dista 6 ore da Las Vegas. Abbiamo quindi deciso di pernottare a Bakersfield, che si trova a 4 ore da Las Vegas e a 3 dal Sequoia. Preferivamo avere più strada per raggiungere l’hotel dopo la visita al parco, ma avere meno strada da percorrere il giorno dopo per raggiungere Las Vegas.
Nel tragitto tra Sequoia e Bakersfield siamo passati per la cittadina di Three Rivers, piccola ma carina e da Lake Kaweah che abbiamo ammirato dall’alto. Poco prima di arrivare in città abbiamo attraversato una vallata piena di pompe in azione, probabilmente per l’estrazione del petrolio. C’era il tramonto ed è stato molto suggestivo. Una volta a Bakersfield abbiamo deciso di non andare subito in hotel, ma di fare un salto in centro per vedere il negozio Big Shoe Repair. Si tratta di un calzolaio che ha una particolarità… il suo negozio è a forma di enorme scarpa con tanto di lacci!
Dopo questa piccola deviazione ci siamo recati in hotel, abbiamo preso una stanza presso Hyatt Place, scelto per i medesimi motivi dell’hotel a Fresno, parcheggio, colazione e ristoranti vicini. Abbiamo cenato in un grill messicano vicinissimo ad hotel e siamo andati a riposare.
GIORNO 10

Gli ultimi giorni li avremmo passati pernottando a Las Vegas, siamo partiti da Bakersfield ed abbiamo deciso di non andare direttamente a Vegas, ma di fermarci per una tappa intermedia a Calico Ghost Town. Si tratta di una città fantasma che una volta era mineraria. Calico come tipologia è decisamente diversa da Bodie, sono stati fatti alcuni restauri e per esempio la scuola è stata ricostruita.
Inoltre, presso Calico si trovano negozi di vario genere, intrattenimento (se si è fortunati), un trenino per vedere da vicino le miniere e anche dei punti ristoro. Il giretto con il treno lo abbiamo fatto ed è stato simpatico, c’era una voce guida che spiegava le varie cose e l’autista le indicava. È costato 5 dollari a persona ed è durato circa un quarto d’ora. L’ingresso a Calico costa 8 dollari e la visita ci ha divertito, ci siamo stati circa una/due ore, a nostro avviso ne vale la pena.
Per pranzo avevamo già deciso di non fermarci a Calico ma di andare nel vicino Peggy Sue’s Diner. Si tratta di un diner costruito negli anni 50 e riaperto a fine anni 80, si trova a Yermo a circa 4 miglia da Calico. Alla riapertura i nuovi proprietari hanno deciso di mantenere lo spirito vintage e tutto dall’arredamento alle divise delle cameriere è un omaggio agli anni 50. In loco ci sono molte memorabilia, un negozio di souvenir, un bar con rivendita di dolci e gelati e ovviamente i tavoli per mangiare al diner.
Negli anni è diventato un’attrazione turistica, ma questo a mio avviso nulla toglie, ci ha fatto piacere andare e non abbiamo mangiato male. Scorgere il Peggy Sue dalla strada è molto facile, ci sono varie insegne grandi e la facciata sembra un vero jukebox anni 50. Un’altra cosa simpatica in loco è il Diner-saur park, un piccolo parco sul retro con statue di dinosauri e un laghetto con le tartarughe. Interessante anche la foto dei 50 best diner in the country che si trova all’interno del locale. In essa, oltre al Peggy Sue, sono indicati gli altri stati con i migliori diner anni 50 degli USA: Wyoming, Texas, Illinois e Georgia.
Non abbiamo fatto altre soste e ci siamo diretti a Las Vegas dove avevamo prenotato una stanza presso il New York New York perché volevamo stare sulla Strip. Sicuramente ci sono soluzioni più economiche e con servizi inclusi (parlo per esempio di colazione e parcheggio) allontanandosi dalla via principale. Tuttavia, passare almeno una notte sulla Strip è un’esperienza a mio avviso da fare. Essendo arrivati per sera abbiamo solo cenato da Denny’s (dall’altra parte della strada rispetto al New York New York) e fatto un giro per alcuni negozi della Strip.
La decisione di atterrare a Las Vegas e pernottare lì gli ultimi giorni è stata data dal fatto che a mio avviso è molto strategica la sua posizione.
GIORNO 11

Destinazione Zion National Park che si trova a circa due ore da Las Vegas. Per arrivare al parco eravamo intenzionati a percorrere la strada panoramica UT-9, dopo St George l’abbiamo imboccata e non ce ne siamo pentiti.
Non abbiamo fatto soste intermedie se non fermarci presso Fort Zion. È un luogo divertente, di strada e che si nota subito per le sue fattezze da cittadina del west un po’ stile cartoon. All’interno vi si trovano un gift shop con prodotti di vario genere ed anche un ristorante-saloon. Non ci sono costi per entrare, chiedono solamente 1 dollaro nel caso si voglia percorrere la “main street” per fare delle foto dentro gli edifici e andare al piccolo zoo (è anche possibile comprare da mangiare per le bestiole).
L’ingresso a Zion costa 35 dollari a veicolo e come per gli altri parchi nazionali dura più giorni. Attenzione, a noi è stato detto dal ranger al momento del pagamento ma preferisco sottolinearlo, non lasciate la ricevuta pagamento in macchina. Allo Zion si può arrivare non solo in auto ma anche da Springdale (cittadina nelle vicinanze) con shuttle ed anche a piedi. Quindi, i ranger si preoccupano di verificare che le persone nel parco abbiano effettivamente pagato. Ho sentito dire di persone che hanno dovuto ripagare ingresso perché hanno lasciato la ricevuta in macchina. Prima di iniziare la visita del parco abbiamo deciso di pranzare prendendoci dei panini e delle bibite al market del Visitor Center.
Quel giorno c’era molta affluenza e non era possibile percorrere la strada principale, la Zion Canyon Scenic Drive, in autonomia, bisognava avvalersi del servizio shuttle. Noi siamo stati fortunati a trovare posto nel parcheggio del Visitor Center, la fermata era a pochi passi. A volte è addirittura necessario parcheggiare fuori dal parco, nella vicina Springdale. Non è un grosso problema dato che ci sono shuttle che vanno e vengono anche da lì, ma ovviamente dal Visitor Center è molto più comodo.
La navetta si ferma in più punti della Scenic Drive ed è possibile scendere e risalire quando si vuole. Noi abbiamo deciso di arrivare fino al punto finale chiamato Temple of Sinawava. Dalla fermata dello shuttle parte un facile percorso che costeggia un corso d’acqua e si addentra nella natura circondato da alte rocce rosse. Un sentiero stupendo, noi abbiamo incontrato dei cervi e degli scoiattoli. La strada termina in un punto dal quale per continuare si deve camminare nelle acque del fiume.
Noi non sapevamo di questa possibilità e quindi non eravamo preparati per farlo. Non è necessario arrivare allo Zion già equipaggiati, al Visitor Center c’è un negozio che affitta tutto l’occorrente per la passeggiata nel fiume. Dopo aver riposato ed esserci rinfrescati un po’ siamo ripartiti alla volta della fermata dello shuttle. Si stava facendo sera e noi avevamo altre due ore per rientrare a Las Vegas, abbiamo quindi deciso di non fare altre fermate e di tornare diretti al Visitor Center dove avevamo l’auto.
Ripartire verso sera ci ha permesso di godere del tramonto nel deserto e di arrivare a Las Vegas con il buio, cosa che ci ha lasciato a bocca aperta. Eravamo in mezzo al nulla, tutto buio se non i fari dell’auto e ad un certo punto ci si è aperta davanti questa distesa di luci che era appunto Vegas.
La sera abbiamo deciso di cenare in un ristorante che fa parte di una catena. Ci avevamo già cenato un paio di volte durante il nostro viaggio precedente ed avevamo sempre mangiato bene, sto parlando di Bubba Gump Shrimp company, ispirata al film Forrest Gump.
GIORNO 12

Ultimo giorno on the road ahimé.
Essendo l’ultima giornata del tour, abbiamo deciso di scegliere attività da fare in città e nelle vicinanze. A mio avviso troppo spesso Las Vegas viene considerata solo per la Strip, i casinò e per Freemont Street. In realtà c’è molto da fare e da vedere in città e nei suoi dintorni.
Prima meta della giornata, le Seven Magic Mountains, a circa mezzora dalla città. Si tratta di un’opera d’arte nel bel mezzo del deserto, sono colonne di rocce colorate realizzate da Ugo Rondinone. Attenzione che in loco non vi è nulla, tanto meno un bagno e non si paga per vederle. Non sono difficili da raggiungere e si vedono anche dalla strada, attenzione però a dove vi manda il navigatore.
La seconda meta è stato il Pioneer Saloon a Goodspring, a circa 40 minuti da Las Vegas. Il saloon ha un gift shop, una sala con foto del passato, dei film e delle serie tv girate in loco e degli attori che ci sono stati e c’è poi ovviamente anche il vero e proprio locale dove si può mangiare e bere. Alcuni pezzi del locale sono autentici dell’epoca e noi abbiamo avuto la fortuna di incontrare sul posto una persona che ci ha raccontato un po’ di aneddoti.
Lasciato il Saloon ci siamo diretti presso la vicinissima World’s Largest Chevron, il cui nome in realtà sarebbe Terrible Herbst Convenience Store. Si tratta del benzinaio Chevron più grande del mondo, ci sono 96 pompe di benzina, la grotta delle birre, souvenir di tutti i tipi, da mangiare, da bere… ah c’è pure una statua di un Big Foot gigante. La definirei una pacchianata molto divertente.
Dopo queste tappe fuori dall’ordinario abbiamo deciso di recarci al parco naturale Red Rock Canyon che è a circa 25 km da Las Vegas. Si tratta di una riserva naturale dove si può godere di paesaggi bellissimi creati, neanche a dirlo visto il nome, dalle rocce rosse che contraddistinguono il parco. L’ingresso costa 15 dollari a veicolo e dall’entrata parte la Scenic Drive, la strada che attraversa tutto il canyon, lunga circa 20 km. Presso il Red Rock Canyon si trova un Visitor Center e durante il tragitto ci sono vari punti dove ci si può fermare e scendere dall’auto. Attenzione che la Scenic Drive è una strada a senso unico, quindi, valutare bene dove fermarsi perché non si può tornare indietro.
Le ultime attività della giornata le abbiamo svolte in città. Dopo aver percorso la strada panoramica del Red Rock Canyon siamo rientrati a Las Vegas e dopo pranzo siamo andati a fare un tatuaggio presso Tattoo Koolsville. Lo abbiamo scelto perché offre la formula dei tatuaggi a 10, 20, 30 dollari e oltre, di sicuro ci siamo portati a casa un ricordo indelebile!
Nel pomeriggio ci siamo recati presso l’Area 15, dove avevamo prenotato ingresso all’Omega Mart. L’Area 15 si trova non molto distante dal centro di Las Vegas, l’ingresso è gratuito e al suo interno si trovano varie attività ricreative (c’è veramente di tutto!) a pagamento ed anche un bar. Omega Mart è un’installazione artistica interattiva creata dalla compagnia Meow Wolf. Quando si entra ci si trova in un supermercato con prodotti finti ma anche cose in vendita. Esplorando si iniziano a trovare vari passaggi segreti che portano letteralmente in un’altra dimensione, molto divertente.
Conclusa questa esperienza siamo rientrati in hotel e ci siamo preparati per le ultime due mete della giornata. La prima era il ristornate Crab N’ Spice, specializzato in crostacei e volendo anche con formula all you can eat. Si sceglie cosa mangiare e si sceglie la salsa, ti dotano di guanti, tovaglioli e si è pronti ad iniziare. Un ristorante particolare, vale la pena provarlo a mio avviso.
La seconda e ultima tappa della serata era The Sphere. Abbiamo deciso di andare a vederla solo da fuori e di non prendere biglietto per lo spettacolo. La costruzione è impressionante, difficile da spiegare, va vista e non si può non andare a vederla a mio avviso. La giornata era conclusa e siamo ritornati in hotel per riposarci in vista della partenza
GIORNO 13/14

Ahimè tempo di salutare gli States, siamo andati a restituire la macchina a noleggio e poi con la navetta gratuita ci siamo recati in aeroporto. Avevamo volo di rientro Las Vegas-Francoforte con scalo di 10 ore ed arrivo previsto il giorno dopo a Verona.
Martina Sansoni






