A gennaio, dopo diverse ipotesi, il programma definitivo: giro da 4.000 Km per i grandi parchi Americani di Arizona, Nevada e California, con partenza da Los Angeles ed arrivo a San Francisco. Saremmo partiti in otto, quattro coppie: io e Mina, Roberto e Rosanna, Sergio e Francesca e Giovanni con Lina; ha poi deciso di unirsi a noi, a metà viaggio, Benedetta, figlia mia e di Mina, appena dopo gli esami universitari.
Avremmo fatto il giro in macchina e ci avremmo messo due settimane, dal 1° al 15 maggio; prima, infatti, il clima avrebbe potuto essere troppo freddo, dopo troppo caldo; prima di partire abbiamo consultato le temperature medie dei posti che andavamo a visitare, alcuni dei quali sul mare, altri ad oltre 2.000 metri di altitudine. Noi abbiamo avuto sempre tempo buono, con temperature estive a Las Vegas e freddo pungente a San Francisco (finalmente abbiamo usato i maglioni!).Premetto che, in queste pagine, cercherò di limitare le mie valutazioni (ognuno se ne farà delle sue; per me comunque tutti posti bellissimi, nessuna delusione) ma cercherò soprattutto di fornire informazioni pratiche ed utili per chi avesse un programma simile al nostro.
Questo è Planning del viaggio:
Qualche alternativa al nostro percorso, pensata ma poi scartata: innanzitutto il trasferimento da Monument Valley a Las Vegas (senza tornare a Flagstaff): presuppone un pernottamento vicino a MV (io non ne ho trovate di disponibili a prezzo accettabile) e da lì a LV su un tracciato diverso dal nostro e di 635 km (da Flagstaff i km sono stati 401, ma in più abbiamo avuto i 275km per il ritorno da MV a Flagstaff). Poi concludere il viaggio a Los Angeles, con l’ultima giornata dedicata al trasferimento da San Francisco a Los Angeles lungo la costa californiana, che dicono meriti di essere vista. Sarà per la prossima volta …
Il 7 gennaio ci siamo incontrati per cercare i biglietti aerei su Edreams; acquistandoli con molto anticipo si possono infatti avere prezzi sensibilmente più bassi. La nostra scelta è caduta su Klm che ci offriva il volo diretto di andata Roma-Los Angeles ed il ritorno San-Francisco-Los Angeles-Roma a 650€, compresa nel prezzo un’assicurazione medica + assicurazione di viaggio di 34€.
Abbiamo poi cercato un’auto su Rentalcars ed abbiamo noleggiato dal 1° al 15 una monovolume Chevrolet Express (o simile) da 12 posti, offerta dalla società Alamo a 912€ (990$). Una settimana dopo ho fatto il biglietto aereo per Benedetta, che ci avrebbe raggiunto a Las Vegas; ho pagato 700€ e lei avrebbe avuto uno scalo anche all’andata (Detroit).
Nei giorni successivi abbiamo provveduto a prenotare gli alberghi con Booking.com; abbiamo cercato delle sistemazioni decorose ma non troppo costose, dove fosse compresa la prima colazione e che stessero in posti pratici in rapporto alle mete del nostro viaggio. Ho fatto quasi tutte le prenotazioni con la mia carta di credito, ma sarebbe stato preferibile farle dando anche quelle degli altri, per evitare di prosciugare tutto il fido della mia carta man mano che pagavo le permanenze (abbiamo rimediato, ad un certo punto, chiedendo di pagare con la carta di un altro). Tutte le prenotazioni prevedevano la disdetta a costo zero (mai esercitata) fino al giorno precedente l’arrivo, tranne Las Vegas, dove abbiamo affittato un villino pagandone la metà un mese prima. A proposito di prezzi, penso tutti sappiano che i prezzi che leggiamo (alberghi, ma anche lì in supermercati, bar, negozi) non sono quelli che pagheremo, perché ad essi vanno aggiunte le tasse locali, differenti da città a città (mediamente tra il 10 ed il 15%).
Prima di partire un’altra cosa utile: un piano telefonico per gli USA, che è indispensabile per telefonare e per avere internet quando non si ha il wi-fi; io e qualcun altro l’abbiamo fatto con TIM (10€ per 10 giorni con una promozione Tim in viaggio Pass); tutto ok, ma sarebbe stata utile qualche informazione da Tim su cosa fare: bisogna infatti impostare il telefono su roaming dati per avere internet, visto che ci serviamo di gestori locali, tipo AT&T; purtroppo poi, quando dopo 10 giorni il piano è finito, non c’è stato modo per rinnovarlo, come succede di solito grazie ad un SMS che ti manda il gestore chiedendoti se vuoi rinnovare il servizio (basta rispondere SI con un SMS). Tim non l’ha fatto e il 119, dagli USA, è a pagamento ed abbiamo evitato di starci delle ore prima di riuscire a parlare con un operatore. Stare per 5-6 giorni senza internet è stato seccante.
01.05

Grazie al navigatore (altra cosa molto importante! Per fortuna lo scorso dicembre avevo acquistato le mappe USA per il mio Tom Tom, le avevo installate e me l’ero portato dietro: utilissimo, anche se diverse volte ho avuto il forte dubbio che le mappe non fossero molto aggiornate), grazie al navigatore, dicevo, arriviamo all’Hollyday Inn Express LAX: sistemazione appena decorosa ma, soprattutto, vicina all’aeroporto (4 camere per due notti: 684$, tasse e spese varie comprese). Ci sistemiamo e decidiamo di fare un salto a vedere l’oceano Pacifico a Santa Monica; ci arriviamo in una mezz’oretta, cerchiamo un parcheggio (in uno a pagamento vogliono 30$ e ci pare troppo …) e finalmente, sul lungomare, troviamo uno gratuito e con posti liberi (le strisce sono bianche). Lasciato il pulmino andiamo a piedi lungo la spiaggia – molto ampia e piena di gente che passeggia, corre, va in bici, fa sport …– fino ad un molo dove ci sono negozi e posti per mangiare. Ci stiamo per qualche ora (lì sono le 21 ma per noi sono già le 6 del giorno dopo), torniamo alla macchina e troviamo una multa di 53$ (il posto è privato, ci spiega qualcuno mostrandoci un cartello) e troviamo pure chiuse le strade di accesso al lungomare. A fatica ne troviamo una aperta, con una banda chiodata per terra: per fortuna i chiodi sono per impedire di entrare ma non di uscire e dopo un po’ di ansie torniamo all’hotel e finisce questa prima giornata targata USA.
02.05
Giorno dedicato a Los Angeles: facciamo un giro che comprende Downtown ed il quartiere messicano di Olvera Street, Hollywood e poi gli studios, passando poi per Beverly Hills. La zona più affascinante è senza dubbio Hollywood, dove entri in contatto con un mondo folle dove regna il cinema: negozi, gadget, enormi cartelloni pubblicitari, sosia di attori famosi, tutto è cinema e forse questo è l’aspetto più affascinante di LA; almeno per chi, come noi, non ha tempo per interessarsi dei famosi musei della città (il Getty, il Moca…). Andiamo poi a visitare l’Universal Store, un centro commerciale pieno di negozi ed attrazioni, visto che gli Studios sono già chiusi.
La sera si cena nella zona dell’albergo, a Inglewood e dopo un po’ di giri in cerca di qualcosa di meglio, facciamo la conoscenza con la cucina cino-mongola. Funziona cosi: entri e prendi una scodella dove metti, a tuo piacere, verdure crude, carne e pasta, esposte in vaschette con una discreta scelta; aggiungi un po’ di condimenti (anonimi) e dai le scodelle ad un cuoco che versa le tue pietanze su una grande piastra arroventata e le cucina mescolandole; quando finisce ti versa il tutto in un contenitore di carta plastificata con cui paghi (a peso) e mangi (pasta, verdura, carne e forse altro, tutto assieme; quanto je piaceva a loro!). Peccato che io ho capito dopo il meccanismo, solo quando ho cercato di mangiare dei broccoletti che erano nella mia scodella ancora crudi …
03.05

Qualche osservazione, innanzitutto. Sulle strade americane i distributori di benzina sono piuttosto scarsi ed io non ne ho visto nessuno sulle highway, le loro autostrade; per fare benzina bisogna uscire da queste e la si trova quasi sempre allo svincolo. Il prezzo, poi, è molto variabile: noi l’abbiamo trovata a 2,29$ a gallone ma anche a 4,44; dipende dal posto e più questo è isolato e fuori mano, più è alto il prezzo. Il mio consiglio, quando si fanno lunghi spostamenti, è di fare il pieno appena si arriva ad un quarto di serbatoio; ci è capitato di fare più di cento chilometri senza trovare una pompa di gasoline (o trovando solo degli strozzini …).
Nel lungo trasferimento a Flagstaff percorriamo le highway e ne usciamo (poco) e solo per andare sulla R.66; le indicazioni per questa mi sono parse piuttosto scarse e spesso giriamo a vuoto per stradine prima di trovarle; quando poi ne trovi una, spesso non è indicata la direzione (in che senso si va verso Flagstaff o verso LA). Una volta l’uscita indicata sulla highway (Route66) portava solo ad un distributore (la strada poi era chiusa) che vendeva la benzina a prezzi esorbitanti … Forse avremmo dovuto affrontare questa esperienza in un altro modo e non durante una tappa così lunga; comunque abbiamo fatto un po’ di chilometri della mitica, siamo anche entrati in uno store per acquistare dei gadget e ci siamo fermati per farci delle foto. La prossima volta comunque mi farò la Route 66 in Harley: ne abbiamo incontrate tantissime su quella strada …
Dopo centinaia di chilometri di strade in zone brulle e quasi completamente disabitate, arriviamo a Flagstaff, che sembra un paese svizzero, circondato da alberi, a 2000 metri slm e con un monte innevato sullo sfondo: molto carina e molto alpina. Andiamo all’Econo Lodge University, il nostro hotel, dove passeremo tre notti; è una buona sistemazione (4 camere per tre notti: 768,36$, t.c.). Per cena giriamo un po’ nella downtown e troviamo molti locali già chiusi alle 21; alla fine riusciamo a mangiare una (discreta) pizza in un piccolo locale, conoscendo pure una cameriera che era stata a Torino e parlava un po’ d’italiano. Poi tutti a letto!
04.05

05.05

Sulla strada del ritorno facciamo una deviazione per visitare il Navajo National Monument: si tratta dei resti di un antico agglomerato di case all’interno di una enorme nicchia sulla parete di un canyon. Era abitato da cento-duecento persone di una tribù antenata dei Navajo intorno al 1200 e poco dopo fu abbandonato e divenne successivamente un luogo sacro per i nativi. Guardando da un centinaio di metri, grazie ad un binocolo messo lì per i visitatori, si vedono queste casette che sembrano un presepe o i sassi di Matera: è uno spettacolo molto suggestivo!
06.06
Si p
Dopo le due di pomeriggio arriviamo alla villetta prenotata, Vegas Oasis, ma non c’è nessuno; dopo un po’ d’attesa, cominciamo il giro di telefonate: booking.com, ma non risponde nessuno (è mezzanotte in Italia) e proprietario (idem). Insistiamo e dopo un paio d’ore ci risponde Booking (ma solo in inglese; contatterà il proprietario) e finalmente il proprietario (ovviamente in inglese; avete capito che siamo un po’ scarsi in lingue estere?); riusciamo con difficoltà a capire che per entrare dobbiamo digitare sul display accanto alla porta d’ingresso le ultime quattro cifre del nostro numero telefonico. Pare che queste istruzioni ci siano state inviate ma non ci risulta; colpa nostra, di Booking o del proprietario? Ci precipitiamo comunque alla porta e cominciamo i tentativi, ma quale numero abbiamo dato? Alla fine ci riusciamo con quello di Rosanna (!) ed entriamo, ma arriva pure una (gentilissima e comprensiva) guardia giurata, che era stata allarmata dai nostri tentativi per entrare; ci spiega tutto, come entrare e come inserire l’allarme quando usciamo, e ci lascia pure il suo numero di telefono. Visto quanto eravamo impacciati, ci siamo divisi i compiti: Roberto sapeva come entrare, Mina inseriva l’allarme prima di uscire (io ero il rigido custode delle chiavi del pulmino, di cui avevamo due esemplari bloccati assieme da una chiusura che non riuscivamo ad aprire: non era proprio il caso di perderle o lasciarle nel pulmino).
La villetta è decente (quattro pernottamenti a 700+150$ per le pulizie, t.c.), ci sono quattro camere e due soli bagni (unico piccolo problema), ma abbiamo l’uso della cucina e di un’ampia sala comune (cose che abbiamo sfruttato alla grande), oltre che di lavanderia, giardino, e, nel giardino, jacuzzi e piscina (che abbiamo sfruttato per niente). Usciamo poi per fare un po’ di spesa con la quale le donne preparano una cena italiana (la pastaaa!) e poi a letto.
07.05

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15.05
Carichiamo il pulmino ed andiamo all’aeroporto; lasciamo il mezzo alla sede di Alamo (c’è tutto un palazzo per i vari noleggiatori) e da lì con un servizio di trenini-navetta al terminal. Qui check-in per i bagagli e via, con Delta Airlines, verso Los Angeles. Sosta di cinque ore, utile per spendere gli ultimi dollari, e poi verso Roma con Alitalia. Sorvoliamo gli states da sinistra a destra, poi oceano Atlantico e quindi Francia e Italia, lungo il Tirreno.
16.05
ore 14,40: atterriamo a Roma e dopo un paio d’ore tutti a casa!
Questo è il riepilogo di (quasi tutte) le spese sostenute per il viaggio (in euro) dalle quatto coppie (noi+figlia):
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Programma, resoconto, dati e numeri di Ugo: [email protected]






























