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Diario di viaggio a Yellowstone e dintorni: 12 giorni nel Great American West

Gennaio 22, 2026

Un viaggio attraverso 6 stati: Colorado, South Dakota, Wyoming, Montana, Idaho e Utah. Dodici giorni tra parchi nazionali e statali, monumenti nazionali, città, cittadine, tanta natura, animali selvatici e chi più ne ha più ne metta!

Cerchi un itinerario già pronto e collaudato su queste meravigliose zone del West americano? Dai un’occhiata a questi itinerari ebook:

Giorno 1: da Verona a Denver

Denver - City Park
City Park

Volo VeronaDenver con scalo a Monaco di Baviera. Arrivo nel pomeriggio a Denver, ritiro auto a noleggio presso la Hertz dell’aeroporto. Ci siamo recati in hotel, avevamo prenotato in downtown presso SpringHill Suites by Marriott Denver Downtown. Abbiamo fatto un giretto in centro città, cenato e siamo andati a riposare.

Giorno 2: da Denver a Custer

Dopo colazione abbiamo fatto una breve passeggiata vicino all’hotel, dato che c’erano molte papere che giravano libere e noi adoriamo gli animali. Siamo poi partiti alla volta del South Dakota (circa 5:30/6 ore di viaggio per raggiungere la nostra meta, Custer).

Ecco le tappe intermedie (senza dover fare deviazioni), lungo il percorso:

  • Buc-ees, catena di aree di servizio molto famosa. Il suo simbolo è un castoro, non potevamo non fermarci!
  • Cheyenne: capitale del Wyoming, città molto gradevole. Abbiamo fatto una passeggiata, siamo andati nella piazza principale, Depot Plaza, e ci siamo divertiti a fotografare le varie statue di stivali sparse per la città. Siamo anche andati nel parco dove si trova la locomotiva Big Boy, la più grande a vapore mai realizzata.
  • Lusk: non ci siamo fermati, ma la segnalo perché è una cittadina molto carina.

Siamo arrivati nel South Dakota, a Custer appunto, nella zona della Black Hills National Forest. Siamo rimasti subito colpiti dal paesaggio boschivo. Non abbiamo fatto grandi cose, un salto a Walmart (che ci sta sempre) di Rapid City e poi siamo andati in hotel. Avevamo prenotato tre notti presso Chalet Motel, una soluzione che ci è piaciuta molto. Motel aperto dal 1937, organizzato in casettine autonome, la macchina la si parcheggia davanti alla casetta e la colazione viene portata dallo staff la sera prima o ritirata in reception. La sera abbiamo fatto un giro per Custer, l’hotel era vicinissimo al centro e quindi siamo andati a piedi. Abbiamo trovato Custer una cittadina piccola e molto accogliente, con locali, ristoranti e negozietti vari.

Giorno 3: Crazy Horse Memorial, Monte Rushmore e Custer State Park

La prima tappa è stato il Crazy Horse Memorial, “la risposta indiana al Monte Rushmore”. È stato davvero emozionante visitarlo, anche se non siamo andati fino a sotto la montagna (partono dal Visitor center delle jeep da prenotare, costo non incluso nel biglietto d’ingresso). Sorprendente anche scoprire l’ambizioso progetto per il sito. La sua costruzione sta andando avanti grazie alle donazioni e ai visitatori che pagano il biglietto, chissà se un giorno lo vedremo completo! Il memoriale si trova a 10 minuti da Custer, l’ingresso costa 30 $ e vale una settimana.

In circa 20 minuti abbiamo raggiunto la seconda tappa, l’iconico Monte Rushmore! Non si paga ingresso, si pagano 10 $ di parcheggio ed il biglietto è valido un anno. Che dire? Un’emozione trovarsi davanti ad un posto così conosciuto! Abbiamo fatto un pezzo del percorso dei presidenti (Presidential Trail) ed abbiamo ascoltato i racconti di un discendente della tribù Lakota.

Abbiamo concluso la giornata recandoci al Custer State Park, conosciuto anche come il parco dei bisonti. Non è una meta conosciutissima dal turismo italiano, ma secondo noi è una tappa che andrebbe inserita. Partendo dal Visitor Center abbiamo percorso la Wildlife Loop Road, che è la strada che consigliamo assolutamente a chi ama gli animali! Abbiamo visto mandrie di bisonti, asini, antilocapre, cani della prateria, cervi… abbiamo poi percorso un tratto della Needles Highway, altra strada molto suggestiva, lungo la quale siamo passati nelle gallerie scavate nella roccia e siamo poi tornati sulla strada principale per Custer. Il biglietto costa 20 $ e vale una settimana. Siamo poi rientrati in hotel, siamo andati in centro ed abbiamo cenato e passeggiato.

Giorno 4: Badlands, Devils Tower e Deadwood

Siamo partiti alla volta del Badlands National Park che abbiamo raggiunto in due ore scarse. Il biglietto costa 30 $ e vale una settimana. Che dire… sembrava di essere su un altro pianeta! Paesaggi mozzafiato difficili da descrivere, li definirei quasi surreali. Abbiamo deciso di percorrere la Badlands Loop Road, fermandoci dove consentito per foto e brevi passeggiate.

La seconda tappa della giornata è stata quasi una sorpresa… io avrei tanto voluto visitare il Devils Tower National Monument in Wyoming (famoso per il film Incontri ravvicinati del terzo tipo), ma era un po’ fuori mano e non volevo che mio marito (il mio mitico driver) guidasse troppo. Gli ho accennato del Devils Tower mentre eravamo in macchina e la risposta è stata “Ma certo che ci andiamo!”. Quindi, lasciate le Badlands ci siamo diretti là e abbiamo raggiunto il parco in circa 2 ore e mezza. Poco prima di arrivare siamo passati da una graziosa cittadina di nome Hulett. Stavolta non siamo entrati nel sito, ci siamo fermati al cartello del parco e poi ci siamo recati al Trading Post. Però che dire… quando ci siamo trovati davanti a quella montagna (che in realtà è l’antico cuore di un vulcano) abbiamo capito come mai il monolite per molti nativi è considerato un luogo sacro tutt’oggi e come mai sono nate tante leggende legate ad esso.

Prima di rientrare a Custer abbiamo deciso di concederci un’ultima tappa e ci siamo recati a Deadwood. Si tratta di una cittadina del 1800, costruita nel periodo della corsa all’oro. Oggi la città conserva una parte in pieno stile western, abbiamo parcheggiato e percorso a piedi la Historic Main Street. Abbiamo anche assistito ad uno degli spettacoli gratuiti che si svolgono in strada, tra attori che fingono di essere cowboy e litigano o si sparano addosso. Decisamente turistica ma non in senso negativo!

Si era fatta sera e siamo rientrati a Custer, un’ora abbondante di viaggio anche perché siamo andati piuttosto piano. Ci avevano avvisato che soprattutto la sera si deve stare attenti a cervi e capre bighorn perché può capitare di ritrovarseli in strada. Abbiamo effettivamente visto entrambe, soprattutto cervi, ma fortunatamente sempre e solo a bordo strada.

Giorno 5: Cody e Bighorn National Forest

Iniziamo ad avvicinarci allo Yellowstone. Dato che si parla di quasi 9 ore di viaggio tra Custer e West Yellowstone in Montana (dove avevamo prenotato hotel), abbiamo deciso per una tappa intermedia: Cody, nel Wyoming, la città di Buffalo Bill! La distanza tra Custer e Cody è di circa 5 ore e mezza di viaggio e per pranzo ci siamo fermati a Buffalo. Si tratta di una cittadina graziosa a mio avviso, con una parte storica, negozietti, un bel parco e il The Historical Occidental Hotel. Si tratta di un albergo fondato nel 1800, ancora attivo ed ora anche con ristornate annesso. La curiosità era tanta e siamo entrati a sbirciare, all’interno si trova anche un negozietto dove comprare souvenir.

Siamo ripartiti, abbiamo attraversato un pezzo della Bighorn National Forest, siamo passati dalla graziosa Ten Sleep e ci siamo fermati per ammirare il paesaggio presso la Gooseberry Badlands Recreation Area. Successivamente siamo passati da un’altra cittadina molto carina, Meeteetse.

Finalmente siamo arrivati a Cody, abbiamo fatto check in presso l’hotel Comfort Inn at Buffalo Bill Village Resort. L’albergo ci è piaciuto molto, con una breve passeggiata si raggiunge la Main Street (Sheridan Avenue), hanno il loro parcheggio e la colazione viene servita in un locale adiacente che è stato pensato come un saloon. A noi è piaciuta come cosa, appena si entra ci si trova nel loro negozio, molto particolare e curato e la stanza successiva è quella per la colazione.

Buffalo Bill ha fondato la città di Cody (che prende infatti il suo cognome vero) e vi si trovano ancora anche dei locali da lui voluti. Uno di questi è l’hotel e ristorante Irma, chiamato così in onore di sua figlia. Dato che non ci abbiamo soggiornato volevamo almeno cenarci e così abbiamo fatto. Atmosfera difficile da spiegare, mobili in legno, foto in bianco e nero, quadri, il bancone originale… abbiamo pure mangiato bene! Cody è anche conosciuta come la capitale del Rodeo, ma ahimè è un’esperienza che non abbiamo fatto.

Giorno 6: Buffalo Bill State Park, Shoshone National Forest e Yellowstone National Park

Siamo partiti al mattino per raggiungere l’ingresso est dello Yellowstone. Questa entrata si trova in Wyoming a circa un’ora da Cody. L’idea era visitare alcune zone del parco avvicinandoci man mano all’ingresso ovest e quindi a West Yellowstone.

Non c’era nessuna fretta, abbiamo iniziato il viaggio seguendo le indicazioni per la Buffalo Bill Scenic Byway e ci siamo fermati poco dopo, presso il sito Old Trail Town. In questo luogo si trovano una serie di edifici storici originali provenienti da varie zone del Montana e del Wyoming e ciò che risulta è una cittadina western. All’ingresso, per il quale abbiamo pagato 24,96 $ in due, viene fornita anche una brochure (volendo anche in italiano) con la spiegazione di tutti gli edifici.

Ripartiti da lì abbiamo iniziato ad addentrarci nell’area del Buffalo Bill State Park e ci siamo fermati presso la Buffalo Bill dam (la diga). Dal parcheggio ci sono delle navette gratuite che portano al Visitor center. Questa sosta ci è piaciuta molto, è un luogo suggestivo.

Ripreso il viaggio siamo passati per la Shoshone National Forest, abbiamo visto solamente dalla strada la Smith Mansion (una casa costruita in modo bizzarro) e ci siamo fermati per pranzo presso il Pahaska Tepee. Esso è il capanno di caccia di Buffalo Bill ed ora vi si trovano un hotel, un ristorante e un gift shop. Il posto è molto bello, in mezzo al verde e si trova a pochi minuti dall’ingresso est dello Yellowstone.

Finalmente eccoci allo Yellowstone! Il biglietto costa 35 $ e vale una settimana. Dall’ingresso est ci siamo diretti all’ingresso ovest e nel frattempo abbiamo visitato le seguenti aree:

  • Yellowstone Lake;
  • Hayden Valley: valle che sorge lungo il fiume Yellowstone. Verdeggiante, piena di animali selvatici;
  • Grand Canyon of the Yellowstone: ebbene sì, anche lo Yellowstone ha il suo Grand Canyon e ci sono pure le cascate! Ci siamo diretti al punto Upper Falls ed abbiamo quindi visto la cascata dall’alto;
  • Canyon Village (visitor center);
  • Norris Geyser Basin: area idrotermale tra le più variabili del parco, con geyser e sorgenti termali che sono in continua trasformazione. Quest’area ha due bacini e noi abbiamo deciso di fare solamente il trail del Porcelain Basin, che è il più corto ed è estremamente suggestivo. Il Norris è il più vicino all’ingresso ovest, abbiamo quindi valutato che avremmo avuto modo di fare anche il trail più lungo con maggiore calma in un altro momento.

Già questo primo assaggio del parco ci ha lasciato di stucco… geyser, colori straordinari, boschi, fiumi, cascate, animali selvatici… poco dopo essere entrati ci ha attraversato la strada un orso nero, della serie, benvenuti!

A poche miglia dall’ingresso ovest e quindi da West Yellowstone abbiamo trovato una bella coda di macchine. Si procedeva molto a rilento e quasi all’uscita abbiamo capito come mai, c’erano dei grizzly e la gente ovviamente rallentava per vederli. Ci siamo recati in hotel, avevamo prenotato presso Yellowstone Lodge. L’albergo si trova in una zona tranquilla e come posizione è ottima per raggiungere ingresso ovest del parco, ci si arriva in pochi minuti di macchina, mentre invece la via principale è a circa 10-15 minuti a piedi. Era stata una lunga giornata e si era fatto tardi, quindi abbiamo solo fatto check in e cenato in un ristorante ancora aperto.

Giorno 7: Yellowstone National Park

Per la prima giornata piena nello Yellowstone avevamo deciso di fare per prime le due attrazioni del parco che sapevamo essere quelle con maggior affluenza: Old Faithful e Grand Prismatic Spring. Ci siamo organizzati per trovarci all’ingresso presto, intorno alle 7 eravamo già all’entrata ed abbiamo fatto benissimo dato che c’erano già un tot di macchine in fila.

Siamo andati subito al Upper Geyser Basin, il bacino geotermale che ospita la maggioranza di geyser al mondo ed alcuni con eruzione prevedibile. Il più famoso è appunto Old Fatithful che erutta circa ogni 90 minuti. Siamo arrivati che non erano ancora le 8, c’era pochissima gente ed abbiamo atteso che aprisse il Visitor center. Volevamo entrarci per due motivi, sapevamo che all’interno avremmo trovato l’orario dell’eruzione e io volevo anche comprarmi qualcosa di un po’ pesantino da mettere… non avevo previsto 6 gradi al mattino! Una volta dentro abbiamo visto che l’eruzione era prevista verso le 9 e qualcosa (c’è uno scarto di circa 10 minuti), abbiamo quindi fatto un giro nel Visitor center con calma e in un gift shop. Ci siamo poi presi il posto sulle panchine che si trovano lungo tutta la zona di fronte al geyser. La sua eruzione è stata una delle cose più emozionanti che abbiamo vissuto, esperienza difficile da descrivere se non si vive direttamente. Questo bacino è ricco di altri elementi idrotermali ed abbiamo fatto in tutta calma il percorso. Sicuramente l’Old Fatithful è la star, ma gli altri geyser, fumarole, fanghi bollenti e sorgenti multicolori non hanno nulla da invidiare. La visita del Upper Geyser Basin ci ha preso tutta la mattina e ci siamo quindi fermati lì per pranzo.

Eravamo indecisi sul da farsi, se fare altre zone oppure se andare al bacino Midway Geyser Basin, che è quello che ospita il Grand Prismatic Spring. Il dubbio veniva dal fatto che l’affluenza di gente era notevole ed avevamo paura di trovare tanta confusione. Abbiamo deciso di fare un tentativo, dato che il bacino del Grand Prismatic è a soli 12 km da quello dell’Old Faithful. Come era facile immaginare c’era molta gente, ma siamo riusciti a parcheggiare a bordo strada e dopo una breve passeggiata abbiamo raggiunto l’attrazione. Il Grand Prismatic Spring è la sorgente più grande del parco e credo anche la più profonda. La sua fama però deriva dai suoi meravigliosi colori che abbiamo scoperto dipendere dai batteri presenti nell’acqua e alla loro reazione alle diverse temperature. Sicuramente meravigliosa, anche se credo che sia più godibile vista dall’alto. Non siamo andati via subito, abbiamo fatto la passerella che collega la grande sorgente ad altre tre più piccole: la Turquoise Pool, l’Opal pool e l’Excelsior Geyser Crater, magnifiche anch’esse.

Terminata la visita di quest’area abbiamo deciso di recarci a nord, verso Mammoth Hot Spring. Si tratta di terrazze di pietra di svariati colori, come delle cascate pietrificate. Il sito è diviso in due zone, Upper Terraces e Lower Terraces. Noi abbiamo deciso di visitare solo la prima, che è percorribile in macchina con un itinerario circolare. Il giro non è lungo, sono circa 10 minuti, ma ci sono dei punti dove potersi fermare e fare anche delle passeggiate, quindi volendo la visita può durare molto di più. Terminato il giro ci siamo recati all’Abright Vistor center e a Fort Yellowstone Historic District dove sono presenti edifici storici dell’esercito americano. Personalmente abbiamo trovato questa zona molto bella, ci siamo rilassati, fatto un giro al gift shop, mangiato un ottimo gelato e siamo ripartiti.

Non volevamo strafare, quindi abbiamo deciso di rientrare a West Yellowstone. Quando mancava poco all’uscita abbiamo trovato coda come il giorno prima. Stavolta essa era causata da un branco di cervi che facevano il bagno, ovviamente le persone rallentavano e dove possibile si fermavano per osservarli e fotografarli. Siamo rientrati in hotel per darci una rinfrescata e siamo poi andati a piedi nella via principale. Abbiamo girato un po’ di negozietti e siamo andati a cena. Devo dire che la via principale di West Yellowstone non ci è dispiaciuta, come si può immaginare essendo meta turistica è piena di negozi interessanti e di posti dove mangiare.

Giorno 8: Yellowstone National Park

West Thumb

Ci siamo recati presso il West Thumb, altro sito che abbiamo trovato molto suggestivo dato che si passeggia su di una passerella in mezzo ai geyser con il lago Yellowstone sullo sfondo. Non ci siamo limitati al bacino, siamo andati anche al Visitor center dal quale si può accedere al lungolago ed abbiamo passeggiato anche lì.

Abbiamo poi ripreso la macchina e costeggiato il lago siamo andati verso nord, fermandoci a Fishing Bridge. È un complesso piccolino e senza grandi attrazioni, abbiamo pranzato e con calma siamo ripartiti. Successivamente ci siamo recati a Artists Paintpots, un bacino meno celebre di altri ma che ci è piaciuto moltissimo. Con una semplice passeggiata in salita si arriva a scorgere dall’alto il complesso che sembra appunto la tavolozza di un artista.

Ultima tappa della giornata, Norris Geyser Basin. Lo abbiamo tenuto volutamente per ultimo dato che è il più vicino all’ingresso ovest. Ci eravamo già stati il primo giorno, ma avevamo fatto solo il percorso più corto (Porcelain Basin come spiegato in precedenza), stavolta ci siamo dedicati al Back Basin. Abbiamo deciso di fare il percorso completo (2,6 miglia, circa 4 km) tra geyser, fumarole, sorgenti termali, solfatare e fanghi bollenti. Presso quest’area geotermale si trova il geyser con il getto più alto al mondo, lo Steamboat. Purtroppo però la sua eruzione non è prevedibile e non siamo stati fortunati.

Era tempo di lasciare lo Yellowstone, uno dei posti più straordinari che abbiamo mai visto, difficile da spiegare, va visto e vissuto. L’ultimo tratto ci ha regalato un paio di sorprese finali, un branco di alci e una piccola mandria di bisonti con i cuccioli. Inutile dire che anche in questo caso abbiamo trovato coda di macchine poco prima dell’uscita. Ma come biasimare la gente che rallenta o si ferma per osservare gli animali? Credo che chi va allo Yellowstone vada anche per ammirare la sua meravigliosa e varia fauna.

Come la sera prima siamo rientrati in hotel e poi siamo andati a fare un giro ed a cenare nella via principale di West Yellowstone.

Giorno 9: Mesa Falls e Salt Lake City

Mesa Falls

Oltre ad essere tempo di salutare le meraviglie dello Yellowstone, era anche tempo di salutare il Montana e di partire per dirigerci a Sud, verso lo Utah. Siamo passati dalla Gallatin National Forest e dalla Caribou-Targhee National Forest, addentrandoci in Idaho. Abbiamo percorso la Old Hwy 47 Scenic trovandoci in mezzo ad un branco di cervi che stava attraversando la strada.

Abbiamo fatto una piccola deviazione di pochi minuti e passando dalla Mesa Falls Scenic Bway siamo arrivati alle cascate di Mesa Falls. È un’attrazione naturale che credo sia poco conosciuta ed è un peccato perché è un luogo stupendo, si trova a circa un’ora da West Yellowstone. Le Mesa Falls sono divise in due aree, Upper e Lower, noi abbiamo fatto solamente la prima. Abbiamo raggiunto il parcheggio ed il bellissimo Visitor center, un edificio del 1900, che purtroppo era chiuso. Da esso partono due facili sentieri che permettono di raggiungere una piattaforma panoramica per ammirare da vicino le cascate. Il tragitto è breve, credo in totale 1 km andata e ritorno. Siamo anche stati fortunati dato che di fronte alle cascate si era creato un arcobaleno. Una tappa bellissima che merita assolutamente.

La successiva fermata in Idaho è stata il Frostop Drive In, facilmente riconoscibile dalla strada dato che c’è un grande boccale di root beer al lato. Non è un semplice drive in, sono anche produttori di root beer. Era troppo presto per mangiare, ma ci siamo seduti lo stesso, abbiamo fatto una partita a dama e io ho deciso di provare il gelato root beer floating. Mi aspettavo un gelato al gusto root beer, non ho riflettuto sulla parola “floating”. Mi è arrivato un bel bicchierone pieno di root beer con dentro gelato alla vaniglia. La signora del diner mi ha visto perplessa ed è tornata a chiedermi se mi piaceva. Le ho spiegato che siamo italiani e che quindi non siamo abituati a certi gusti e certi piatti. Lei era entusiasta di questa cosa e ci ha risposto che aveva capito che non eravamo della zona, ma non pensava che venissimo da così lontano. In ogni caso anche il root beer floating è stata un’esperienza!

Dopo circa un’ora abbiamo raggiunto la graziosa cittadina di Idaho Falls. Nel mezzo del centro abitato sorge un parco molto bello e delle cascate artificiali. Abbiamo passeggiato per il parco, siamo andati a pranzo nella via principale e poi con calma siamo ripartiti.

L’ultima tappa della giornata ed il luogo dove avremmo pernottato era Salt Lake City, capitale dello Utah e conosciuta anche come “il Vaticano” dei Mormoni. Per prima cosa abbiamo fatto check in presso l’Element Salt Lake City downtown. Come dice il nome è un hotel comodo al centro, visto che non era tardi siamo usciti subito e ci siamo diretti a Temple Square. Ad essa si accede tramite i due cancelli d’ingresso posti in corrispondenza dei Visitor center (che però erano chiusi). La piazza è molto interessante, vi si trovano vari edifici del mormonismo. Purtroppo il tempio era coperto a causa di lavori di ristrutturazione, siamo però stati invitati da dei fedeli ad entrare nel Tabernacle. Abbiamo ammirato l’enorme organo, chiacchierato con una gentile signora e poi siamo usciti per andare a cena. Purtroppo avevamo solo quella sera per stare a Salt Lake e quindi non abbiamo potuto visitare le aree naturalistiche vicine o visitare altre zone della città.

Giorno 10: Moab e Arches National Park

Potash Road

Tempo di lasciare Salt Lake City, ma non lo Utah, prossima tappa: Moab e Arches National Park! Prima di lasciare la città abbiamo deciso di prendere l’auto e salire fino allo State Capitol, il Campidoglio. Non siamo entrati, abbiamo fatto alcune foto all’esterno ed ammirato il paesaggio dato che l’edificio si trova in cima ad una collina da cui si gode la vista della città. Siamo ripartiti, ci aspettavano circa 3 ore e mezza di viaggio ed il nostro obiettivo era arrivare a Moab per ora di pranzo. Abbiamo viaggiato sulla US-6 E, una strada con degli scorci paesaggistici molto belli.

Come da programma siamo arrivati alla graziosa Moab per l’ora di pranzo, abbiamo cercato un posto dove mangiare e ci siamo poi recati presso l’Arches National Park. L’ingresso al parco va prenotato inserendo anche orario di arrivo. Noi avevamo optato per le ore 15 ed eravamo in perfetto orario. Il parco si trova molto vicino alla cittadina di Moab, lo abbiamo scelto per questo motivo ed anche perché ne avevamo sentito dire meraviglie. Si pagano 30 $ per entrare e il biglietto dura 1 settimana. Dal Visitor center parte la Arches Entrance road che inizia a salire lungo le pareti di roccia rossa e già qui inizia lo spettacolo. Ad un certo punto inizia la Arches Scenic Drive, che di fatto è il proseguimento della precedente, quindi non servono deviazioni. La strada è lunga circa 30 km ed attraversa il centro del parco, con la possibilità di fermarsi nei vari punti panoramici.

La prima zona che si trova è la Courthouse Towers, si tratta di una zona senza archi di arenaria, ma non per questo meno suggestiva. L’area è piena di monoliti particolari che si stagliano dal terreno, la vista è spettacolare, lascia senza parole. Per visitare le due aree successive bisogna fare una piccola deviazione, sono in ogni caso ben segnalate. La prima dove ci siamo recati è The Windows Road, qui si può parcheggiare l’auto e percorrere un paio di facili tragitti. Noi abbiamo fatto quello del Windows Trailhead e siamo arrivati fino a sotto l’arco di pietra. La seconda area è la Delicate Arch Road, ovvero la strada che porta all’arco più famoso del parco, il Delicate Arch appunto. Noi non abbiamo fatto il percorso che porta a piedi a ridosso dell’arco. Si tratta di un tragitto di circa 5 km, le temperature erano piuttosto alte e noi non ce la siamo sentita.

Ci siamo recati presso il parcheggio (non il primo che si incontra ma il secondo) e da lì abbiamo raggiunto l’Upper Delicate Arch Viewpoint. I punti panoramici sono due, quello scelto da noi è a circa 1 miglio dal parcheggio ed è tutto in salita, tosto ma ne vale la pena. Il secondo punto è il Lower Delicate Arch Viewpoint, sicuramente più semplice dato che è a due passi dal parcheggio. Abbiamo ripreso l’auto e siamo tornati sulla Delicate Arch Road per raggiungere l’ultima area, ovvero Devil’s garden. Si tratta del punto conclusivo della scenic drive, è una zona estremamente suggestiva caratterizzata da archi, alte pareti di roccia rossa, strettoie e vegetazione brulla. Vale sicuramente la pena lasciare l’auto al parcheggio e passeggiarvi. Con calma abbiamo ripreso l’auto e siamo ripartiti per uscire dal parco. Faccio presente che, a differenza di altri parchi, non ci sono aree con vendita cibo e o bibite, troverete solo delle fontanelle e non dappertutto, è da tenere presente.

Non eravamo ancora pronti ad andare in hotel, avevamo ancora un’ultima cosa in mente: percorrere la Potash Road (Potash-Lower Colorado River Scenic Byway). Questa strada l’abbiamo scoperta grazie a dei video su Instagram. Essa sta diventando conosciuta perché costeggia il Colorado, quindi, ci si trova da un lato il fiume e dall’altro le pareti di roccia rossa tipiche della zona. Fortunatamente la Potash è poco distante da Moab e si trova facilmente. Noi abbiamo percorso solo il primo tratto, quello asfaltato ed è stata una bellissima esperienza. Ci sono dei punti dove il Colorado è nascosto dalle piante, ma in alcuni tratti la vista è stupenda, molto suggestiva. Abbiamo anche trovato un punto dove ci potevamo fermare, abbiamo fatto delle foto e scoperto che sulla parete di roccia ci sono dei petroglifi (in strada c’è anche un cartello che li spiega). Valeva sicuramente la pena percorrerla, anche solamente per alcuni chilometri.

Siamo tornati a Moab ed abbiamo fatto check in presso Expedition Lodge Moab Arches National Park. Il motel ci è piaciuto molto, grande parcheggio, camera carina, buona colazione e nella via principale di Moab. Dopo esserci rinfrescati siamo usciti per fare un giro nei vari negozietti e per cenare.

Giorno 11: Cisco, Vail e Denver

Patterson Inn, Denver

Ahimè, ultimo vero giorno di viaggio on the road. Dovevamo rientrare a Denver dato che avevamo il volo di ritorno il giorno dopo e noi solitamente preferiamo essere nella città da dove ripartiamo già il giorno prima. La tratta Moab-Denver è di circa 6-7 ore, un po’ lunga, ma non ci correva dietro nessuno. Abbiamo percorso la bellissima UT 128 EAST che costeggia il Colorado per un tratto.

Dopo circa un’ora dalla partenza a Moab ci siamo trovati praticamente in mezzo al nulla, ma abbiamo visto uno spiazzo con dei veicoli e con una macchina piantata, non saprei come altro dire, nella sabbia. Ci siamo fermati ed abbiamo visto il cartello “Welcome to Cisco, Utah”. Abbiamo anche visto un negozietto veramente particolare, con all’esterno degli animali di metallo, alieni finti, robot… chiaramente ha attirato la nostra attenzione e per fortuna la signora che lo gestisce stava aprendo. Il locale si chiama Ballard’s, abbiamo visitato il negozio, comprato un paio di ricordini e siamo ripartiti.

Dalla UT 128 EAST siamo passati alla I 70 E, un’altra strada molto piacevole da percorrere. Dato che si avvicinava l’ora di pranzo e che erano circa 3 ore e mezza che eravamo in macchina, abbiamo deciso di fermarci per pranzo. Avevo letto commenti positivi su una cittadina, Vail (Colorado), cittadina conosciuta per il turismo prevalentemente sciistico. Per non diventare matti abbiamo deciso di parcheggiare in un parcheggio a pagamento del centro. Sicuramente Vail è una cittadina graziosa, si respira lo spirito dei paesi di montagna, ci è sembrato subito evidente però che si rivolge ad una clientela prevalentemente “alta”. Temevamo di venire spennati per pranzo ma ci è andata bene, abbiamo trovato un posto carino dove abbiamo mangiato un pezzo di pizza ed un club sandwich e i prezzi erano come quelli che avevamo trovato fino a quel momento. La vera sorpresa è stato il totale del parcheggio… per un’ora e un quarto di permanenza 45 $! Di sicuro ci ricorderemo di Vail!

Dopo circa un’ora ci siamo fermati a fare benzina. Di fianco al benzinaio abbiamo visto l’edificio del Fire Department che ha attirato la nostra attenzione. Quindi abbiamo buttato l’occhio alla via dietro al benzinaio ed abbiamo scoperto un posto delizioso. La località era Idaho Springs e subito dietro alla stazione di benzina iniziava la Historic Street. Davvero una sorpresa, la strada era chiusa al traffico, con vari negozietti, posti dove mangiare e cartelli che spiegavano la storia del luogo. Abbiamo scoperto che si tratta di una cittadina sorta nel 1800, durante la corsa all’oro. Siamo rimasti per poco e poi siamo ripartiti.

Non mancava molto a Denver, circa 40 minuti, e noi volevamo regalarci un’ultima esperienza: visitare il Denver Museum of Nature & Science. Il motivo è presto detto, entrambe avevamo il desiderio di vedere gli scheletri dei dinosauri che vi sono esposti. Ormai però erano quasi le 17, sapevamo che il museo era in chiusura e non aveva senso andare. Abbiamo quindi deciso di fare una capatina al Walmart di Lakewood (una zona di Denver) prima di andare in hotel.

Nota per l’hotel di Denver: Per la nostra ultima notte pensavamo di prenotare il medesimo hotel della prima dato che ci eravamo trovati bene, peccato che una volta che siamo andati a verificare la disponibilità qualche giorno prima abbiamo visto che da 147 $ si era passati a circa 400! Ci siamo messi a guardare i prezzi e la disponibilità di altri hotel in zona downtown ed abbiamo visto che i prezzi erano quelli, non si trovava nulla a meno di 300 $ a notte. Controllando su internet abbiamo scoperto che si sarebbe svolta in quel periodo un’importante fiera sul vino, ecco spiegato il motivo dei prezzi lievitati. Ovvio che ci saremmo potuti accontentare di un hotel fuori dal centro, ma era l’ultima notte di viaggio e tra l’altro il nostro anniversario. Cerca che ti cerca, abbiamo scovato un hotel in zona Colorado State Capitol, una zona tranquilla e girabilissima a piedi. La struttura in questione è il Patterson Inn, un edificio storico del 1800 che offre parcheggio privato, colazione ed ambienti eleganti. Hanno anche un bar annesso dove ci siamo bevuti un bicchiere di vino e chiacchierato con il barista.

Non avevamo rinunciato all’idea di andare al museo di cui parlavo prima. Il volo di rientro era nel pomeriggio, abbiamo quindi valutato che saremmo riusciti a passare un paio d’ore nel museo prima di recarci in aeroporto. Visto che le aree sono varie, noi volevamo essere certi di riuscire a visitare in primis la parte che ci interessava. Abbiamo quindi contattato il museo, spiegato cosa volevamo vedere, ci hanno risposto che stavamo parlando dell’area Prehistoric Journey exhibit e che il biglietto standard andava bene. Dopo aver fatto l’acquisto online ci siamo dati una sistemata e siamo usciti a piedi per la nostra ultima cena a Denver.

Giorno 12: Denver

Museum of Science, Denver

Il Denver Museum of Nature & Science apre alle 9 e noi avevamo prenotato ingresso per quell’orario. Appena entrati siamo rimasti subito colpiti dallo scheletro ricostruito di un T-Rex! Ci siamo recati nell’area che ci interessava, la Prehistoric Journey exhibit e non ne siamo rimasti delusi, anzi. Davvero molto interessante, organizzato bene, coinvolgente e chiaro nei pannelli esplicativi. Le parti che abbiamo preferito sono state quella dedicata agli scheletri di dinosauri ricostruiti e le due sale chiuse al pubblico ma visibili dalle vetrate con i ricercatori che lavoravano sui fossili. Abbiamo anche incontrato un signore, un addetto al museo, che ci ha spiegato alcune cose facendoci tutta una serie di domande per cercare di farci ragionare sull’argomento. Egli ci ha anche suggerito di salire sulla balconata da dove si gode una bella vista sulla città.

Il tempo come detto era poco, le aree sono svariate, anche perché hanno sia mostre permanenti che temporanee. Noi siamo riusciti a visitare anche l’area Space Odyssey, molto interessante. Tra le varie cose abbiamo visto un frammento di luna in una teca e una navicella spaziale ricostruita che mostra la vita a bordo. Era quasi tempo di andare, abbiamo quindi fatto un giro al gift shop del museo, recuperato la macchina e siamo partiti.

Abbiamo riconsegnato l’auto alla Hertz e con la navetta siamo andati in aeroporto, pronti, si fa per dire, al rientro. Il viaggio ormai era quasi al suo termine ed era volato come sempre!

Link utili

diario di viaggio di Martina Sansoni


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