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California con bambini a Natale: il diario di viaggio di Raff

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Viaggio in California con bambini

Ciao, sono Raffaele (Raff per gli amici) e ho un anno e mezzo.

Premessa: la mia mamma ha un’amica d’infanzia (la Cri) che vive in California. Diceva da tempo che sarebbe andata a trovarla con papà, ma non ci credeva nemmeno lei!
Nell’agosto 2016, poi, sono nato io, e l’intenzione sembrava sempre meno realizzabile. Poi però la mamma si è ricordata che sotto i 2 anni i bambini non pagano il viaggio aereo (sapete… è mezza ligure, e certi argomenti monetari la colpiscono molto!), quindi nel 2017 si è detta “o ora o mai più” (credendo sempre nel “mai più”…). La Cri ci ha consigliato il periodo natalizio, in modo da conciliare le disponibilità di tutti e per non spendere troppo. Con grande sorpresa, consultando i prezzi dei voli abbiamo scoperto che a dicembre 2017 c’erano delle offerte pazzesche: saremmo partiti e tornati in 3 spendendo intorno ai 900 €! Era un segno: dovevamo provarci (e chi la ferma più la mia mamma?!).

Consiglio

Hai già letto la nostra guida su come trovare un volo low cost per gli USA, e su come organizzare un viaggio in USA con bambini?

Incastrate le ferie di papà anticipate, abbiamo ingaggiato nonna e zia per accompagnarci. Poi è iniziato un processo ansiolitico per i passaporti; fortunatamente la mamma è riuscita a farsi fare il suo insieme al mio al primo appuntamento disponibile, poi anche gli altri ce l’hanno fatta, presentandosi con i biglietti aerei in mano e attivando così una procedura velocizzata.

La mamma ha passato i mesi prima della partenza a pianificare tutto, chiedendosi più volte se non fosse una pazzia partire con un bimbo di 16 mesi e una nonna settantenne… A posteriori, però, l’ho sentita ripetere con soddisfazione che tutto si può fare: basta essere un po’ sportivi e non strafare.
Il nostro itinerario è atipico, con uno strano avanti-indietro su Las Vegas: è stato l’unico modo per fare un viaggio non troppo tirato rispettando le esigenze di tutti, e soprattutto per passare il Natale a Los Angeles con la Cri.

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Inizio presentandovi i protagonisti del viaggio:
– mamma Ire: pianificatrice instancabile e mamma sportiva;
– papà jack: paziente sostenitore di mamma, fondamentale soprattutto nelle notti insonni del sottoscritto;
– zia Ceci: super-zia di grande compagnia, canterina e intrattenitrice, con qualche limitazione alimentare (niente latticini e cicciosità in America?! Si può fare!);
– nonna Mirella: desiderosa di conoscere il mondo, ma con un marito che non ne condivide il desiderio, si accoda volentieri alla nostra improbabile compagine;
– il sottoscritto: vero maschio irrefrenabile, curioso ed entusiasta della vita, affettuoso, mangione, a volte monello ma anche ubbidiente. Dormo un paio di ore di giorno e una decina di notte.

Un’ultima annotazione dalla mia mamma per eventuali mamme dubbiose: un’esperienza come la nostra può fare molto bene. Per i miei, almeno, è stato così: ci siamo accorti che un bimbo piccolo come me non impedisce una vita avventurosa e piena quanto prima, seppur in modo diverso e adattato. Perciò: coraggio!

Partenza – 17/12/2017

California-con-bambini-a-NataleEccoci alla partenza: voli Malpensa-Zurigo (10:00-10:55) e Zurigo-San Francisco (13.15-16.20) con Swiss Air. Visti i costi, ovviamente la mamma non ha previsto un posto per me; abbiamo chiesto una culla in volo, ma abbiamo scoperto che questa compagnia non ne prevede: starò in braccio a qualcuno tutto il tempo (…o in giro per l’aereo!).

Prima bella sorpresa: le hostess mi regalano areoplanini-peluche, matite e libretti da colorare! Però il viaggio intercontinentale è lungo, quindi gli intrattenimenti non bastano mai: gioco, leggo, mangio, coloro, mi alterno in braccio a tutti, ma quei quattro posti centrali allineati diventano sempre più una tortura per tutti. Allora comincio a girare per l’aereo e mi impossesso dell’unica zona “giocabile” vicino allo stanzino delle hostess. Tra un giochino e l’altro, un papà e una zia, una hostess e una mamma, un bambino grande con cui gioco un po’ e una nonna… alla fine ce la facciamo: siamo in America!

Per raggiungere l’albergo prendiamo un taxi, che costa poco meno dello shuttle condiviso e non ci fa fare tratti a piedi come il trasporto pubblico: con una valigia da stiva più un bagaglio a mano a testa, il passeggino e me… nessuno se la sente di camminare! Unica stranezza: dobbiamo pagare in contanti (ma non siamo nel mondo delle carte di credito?!). Dopo poco più di mezz’ora arriviamo al nostro albergo (Nob Hill Motor Inn). “I grandi” non hanno fame: mangio io qualcosa e andiamo a letto.

Nota dolente: papà per sicurezza cerca di procurarsi del latte per me per la notte, ma non lo trova. Dovrò cavarmela senza! Ci addormentiamo a un orario sensato malgrado il fuso. Nel bel mezzo della notte, però, io credo che sia già ora di alzarci: rompo così tanto che papà si ritrova a gironzolare con me per strada in notturna…! Santo papà: lo premio riaddormentandomi una volta tornati in camera, e mantenendo il sonno fino alla mattina.

Giorno 1 a San Francisco – 18/12/2017

on-the-road-con-bambiniCredo di svegliarmi da un incubo: stavano cercando di farmi fare colazione senza latte!!
Mi stropiccio bene gli occhi e tendo le orecchie. No no, è proprio vero: la mamma sta spedendo papà a comprarmi del latte al supermercato, incredula che la “colazione inclusa” preveda solo brioche cicciose da americani, tè e caffè. Se la zia Ceci può attendere di trovare del cibo un po’ meno calorico in giro, io reclamo subito il mio latte. Papà questa volta ce la fa: me ne procura un bel gallone da condividere con la nonna… e fortuna che in stanza ci sono frigobar e microonde!

Iniziamo la visita di San Francisco, incamminiamoci verso Union Square. Il saliscendi tra le case vittoriane è piacevole, non solo per me “scarrozzato” nel passeggino, ma anche per gli altri, nonna inclusa. Arrivati in piazza, decidiamo di non fare un pass e compriamo direttamente i biglietti dei trasporti municipali: per domani il giornaliero, mentre oggi faremo solo due viaggi semplici, il primo dei quali col mitico cable car. Con il senno di poi è stata una buona scelta; l’unico errore è stato che il cable car costa caro (7$ una corsa!) ed è incluso nel giornaliero, quindi avremmo potuto prenderlo il giorno dopo e sfruttare un autobus qualunque per il primo viaggio.

L’attesa al capolinea del cable car mi diverte molto: c’è una tavola circolare sulla quale ruotano le vetture quando devono invertire la marcia, e tutto questo avviene con la spinta a mano di due tizi (!!): per me è davvero preistoria! Arrivato il nostro turno, ci sediamo su una panca esterna; il mio passeggino sta sul fondo al sicuro con un tizio che gira una specie di timone. Alla prima fermata salgono dei ragazzi che si piazzano in piedi sul predellino davanti a noi, e l’esperienza è davvero strana. Non solo: il macchinista alle nostre spalle, con quella grande leva che tira su e giù, colpisce più volte la povera zia!

A Fisherman’s Wharf iniziamo a farci un giro, informandoci per il battello che vorremmo prendere verso il tramonto. Mangiamo pesce in un posticino del Pier 39, luogo di cui la mia mamma si innamora subito (a detta sua la struttura è “una Camden Town sul mare”, anche se la frequentazione è più di livello). Poi io mi faccio un bel pisolino, evitando di sorbirmi lo shopping di mamma e zia!

Quando mi risveglio, scopro che la crociera prescelta non sarà quella tipica: prenderemo una specie di barca-taxi (Emerald Lady) insieme ad altri cinque turisti, il giro durerà solo mezz’ora, ma i soli 15 $ e le simpatiche recensioni on-line hanno convinto tutti. Il capitano è un simpatico intrattenitore: ci racconta di Alcatraz e dei due ponti, scherza, si avvicina alle otarie, ma soprattutto … fa comandare la barca a tutti, e accetta anche la pazza idea della mamma di mettere al timone me con lei!

Torniamo verso casa con un autobus (unico piccolo errore: se la nonna avesse detto di essere “senior” avrebbe pagato il biglietto qualche dollaro in meno… ). Io mangio del cibo che abbiamo in casa, poi papà mi mette a letto, mentre le donne di famiglia escono per cena (non è semplice perché c’è poco di aperto alle 21!). Tornano che dormo, e papà fa un salto da Subway, che fortunatamente è sempre aperto!

Giorno 2 a San Francisco – 19/12/2017

alamo-square-san-franciscoPrendiamo un autobus in direzione Golden Gate Bridge. Sulla strada facciamo una tappa, credendo di essere molto vicini a Lombard Street; peccato che i dislivelli di questa città non siano visibili sulla mappa: non ricordo di essere mai stato spinto per una salita tanto ripida e lunga! E poi non so come la nonna riesca ad arrivare fin su: complimenti a lei! Tutto questo per vedere la famosa “strada a tornanti di città”, molto caratteristica ma a mio parere nulla di imperdibile.

Prendiamo un cable car, poi un autobus che ci porta finalmente al famoso ponte. Bellissimo. Ne percorriamo poco meno di metà, poi torniamo indietro e pranziamo. Con un autobus andiamo al Golden Gate Park: nulla di che, se non che scopro l’esistenza degli scoiattoli! Facciamo un giro, poi merenda ed ennesimo autobus, direzione Painted Ladies.

Davvero belle queste case vittoriane e spettacolare la vista sulla città; ma soprattutto … ottimo per me il parchetto giochi di Alamo Square: altalene, scivoli, finti timoni, … Ogni tanto ci vuole qualche tappa per me!

Dopo il magnifico tramonto, andiamo (sempre in bus) in zona Embarcadero, dove ci godiamo grattacieli e Bay Bridge illuminati. Entriamo nel Ferry Building, simpatico mercato al chiuso con negozietti alimentari che catturano mamma e zia (io invece sono più attratto dagli addobbi natalizi…). Percorriamo poi una parte del molo, quindi torniamo in centro e ceniamo al Westfield San Francisco Centre, dove la varietà di offerta accontenta tutti noi. Torniamo infine a casa: domani si riparte!

Volo per Las Vegas – 20/12/2017

diario-di-viaggio-usa-con-bambiniOggi lasceremo San Francisco, diretti a Las Vegas. Prenotiamo alla reception uno shuttle condiviso, che verrà a prenderci dopo pranzo, così da stare tranquilli per il nostro volo delle 16.50.

Per la mattinata ci dividiamo: papà e nonna mi portano a giocare al parco giochi Lafayette Park, mentre mamma e zia si fanno una camminata in direzione Chinatown. Per quanto ci riguarda, l’unico problemino sono state ancora le pendenze della città, che ci hanno fatto sottovalutare i tempi degli spostamenti. Però io mi sono divertito un sacco!

Invece mamma e zia si sono godute la camminata, passando anche dal Cable Car Museum e facendosi spazio tra il pullulare di gente della zona cinese. Ci ricongiungiamo per pranzo: troviamo un posticino davvero carino (Nook), dove la mamma è molto contenta di ordinarmi una bella frittata, così da includere anche le uova nella mia alimentazione della vacanza. Torniamo in albergo, dove lo shuttle ci sta già aspettando.

Per la prima volta sperimentiamo il traffico americano, che ci fa allungare non di poco i tempi previsti, ma per fortuna ci siamo presi un ampio margine. Arriviamo in aeroporto e andiamo al check-in della Southwest, compagnia che ci hanno consigliato: prezzo buono e due bagagli in stiva a testa inclusi, oltre alle borse a mano. Sono però un po’ agitato perché nella prenotazione del viaggio i bambini piccoli da tenere in braccio non si dichiarano, quindi io non sono stato mai registrato dalla compagnia; la mamma si è ben informata e sostiene che sia sufficiente presentarmi oggi al bancone con il certificato di nascita: speriamo! Fortunatamente va tutto liscio, e addirittura basta il mio passaporto senza bisogno di alcun certificato di nascita: posso partire!

Ai metal-detector siamo oggetto di un simpatico siparietto: la nonna viene fermata perché nella sua borsa c’è un pacco sospetto. Ma quando la mamma rivela che si tratta di “home-made panettone!!”, anche l’addetta alla sicurezza scoppia a ridere! Meno male: ci mancava che ci ritirassero il panettone genovese della nonna, cucinato apposta per il Natale con gli amici!
A bordo abbiamo preso due coppie di posti in file consecutive, e la scelta è ottimale: non diamo troppo fastidio agli altri e siamo anche abbastanza larghi. Il breve volo passa in fretta per tutti.

Arrivati a Las Vegas recuperiamo l’auto prenotata con Alamo, una Santa Fe che –malgrado il tentativo del ragazzo allo sportello di convincerci che non ci staremo- conterrà senza problemi noi e tutti i bagagli.

Consiglio

Hai già letto la nostra guida su come noleggiare un’auto in USA?

Per arrivare all’albergo percorriamo un buon pezzo della Strip, con le sue stramberie… Il nostro albergo (Ellis Island), però, è su una parallela: non è bello come i più famosi, ma va benissimo. Prendiamo le stanze e ceniamo al pub dell’albergo, che si rivelerà il posto con miglior rapporto qualità/prezzo della vacanza.

A questo punto mamma e papà decidono di fare i giovani: mi mollano a riposare nella stanza con zia e nonna e vanno ad esplorare la città. Si danno un’ora di tempo (23-24), ma arriveranno più tardi, perché a detta loro le distanze sono molto più ampie di quanto possa sembrare. Mi hanno poi raccontato di essere arrivati al Venetian, camminando in un clima gelato, con folate di vento incredibili. Si sono presi quindi un po’ di freddo, godendosi comunque un pezzo di LV e percorrendo i canaletti di una finta Venezia apparentemente illuminata a giorno, pur essendo notte. La stranezza è che molti negozi erano già chiusi: e a me avevano raccontato che questa era la città della notte!! Per tornare a casa hanno poi preso una vietta pedonale che hanno apprezzato molto, la LINQ promenade.

Certo però che tutti questi cambiamenti non sono semplici per un bimbo come me: mi ero adattato all’hotel di San Francisco e ora mi ritrovo da tutt’altra parte… Tutti questi pensieri non mi faranno dormire proprio bene, e di conseguenza anche mamma e papà dovranno sorbirmi un po’ questa notte!

Zion National Park – 21/12/2017

visitare zion

Dormiamo più del solito, per recuperare la nottata non felicissima. La colazione è imprevedibilmente inclusa, e ancora una volta non è previsto il latte! La mamma discute con le cameriere, che riescono a procurarmene una tazza, ma è freddo: e chi la vuole questa roba?! Fortunatamente la mamma è molto persuasiva e convince le cameriere a scaldare il latte per me, anche se non potrebbero. Evviva!

Gli imprevisti ci fanno partire che è già metà mattinata: direzione Zion. Abbiamo scelto questa meta per vedere almeno un grande parco verso ovest, e io non reggerei percorsi in auto troppo lunghi sia tra una tappa e l’altra, sia all’interno del parco stesso: lo Zion non è lontano e dovrebbe essere girabile senza perderci troppe ore, quindi sembra adatto a me.

Purtroppo il mio seggiolino è troppo basso, e non mi godo la vista: dicono che sia spettacolare, con montagne e rocce varie… ma io vedo quasi solo camion! Per fortuna poi mi spostano il seggiolino in posizione centrale: stiamo più larghi, e io vedo qualcosina in più. Per pranzo ci fermiamo in un pub nella cittadina di Mesquite: buono, ma il servizio è un po’ lento, e tardiamo ulteriormente rispetto alla tabella di marcia. Ci accorgiamo infatti che è piuttosto tardi: il tramonto dovrebbe essere alle 17, e abbiamo poco più di 2 ore, ma dovremmo anche essere in dirittura d’arrivo. Peccato che a un certo punto la mamma se ne salti su con un “Oddio: siamo nello Utah ora! Il fuso orario è diverso da prima, e le 17 qui sono le 16 del Nevada!”, perciò le 2 ore in realtà sono solo una…

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Io non ci capisco nulla di fusi orari, ma il tramonto invernale mi sembra arrivare sempre troppo presto, e mi dicono che il giorno del solstizio d’inverno sia il peggiore, quindi ascoltate il mio consiglio e non fate il nostro errore: non contate di fare granché se viaggiate in direzione contraria al sole a fine dicembre!

Non contenti dell’ansia oraria che abbiamo addosso, ci troviamo fermi per dei lavori in corso che prevedono il senso unico alternato! Beh, ormai l’avete capito: allo Zion arriviamo che la parte bassa delle montagne è già all’ombra, e solo la cima è illuminata dall’ultimo sole. Percorriamo la strada che attraversa il parco e arriviamo all’ultimo sentiero; scendiamo a fare due passi e lo spettacolo al tramonto è bello, ma si gela (c’è anche della neve!) e la luce dura davvero poco. Siamo quindi costretti a tornare indietro dopo una breve camminata: peccato.

Torniamo indietro e ci rechiamo a Saint George, dove abbiamo prenotato al Saint George Inn & Suites: bellissimo. C’è una piscina al chiuso, ma per fortuna mamma e papà ci rinunciano per portarmi in ludoteca, una stanza piena di palline, scivoli e tunnel! Insomma: un paradiso!! E poi fuori c’è anche un parco giochi… che cosa desiderare di più dalla vita?! Ceniamo al Black Bear, il miglior posto della vacanza: mi portano matite colorate e disegni, si mangia bene e non si spende troppo. Malgrado gli imprevisti di oggi, la serata ci ha rimessi di buon umore: domani sarà un giorno migliore!

Valley of Fire – 22/12/2017

parchi-con-bambiniQuesto posto mi piace sempre di più: anche la colazione è una goduria! Ma dobbiamo partire subito: torneremo a Las Vegas, e per non sprecare questo avanti-indietro visiteremo la Valley of Fire, parco statale meno noto dei gettonatissimi parchi nazionali, consigliato da amici. La carta dei parchi non vale, ma appena arrivati capiamo che il prezzo vale assolutamente la pena della visita.

La prima tappa è alle beehives, rocce tondeggianti stratificate che sembrano degli alveari giganti. Tutto intorno ci sono rocce rosse con buchi di varie dimensioni, e io mi diverto a fare cucù o a sedermi negli incavi ciechi con la zia. Al punto informazioni compriamo del cibo e ci facciamo dare qualche dritta per i sentieri. Andiamo al Mouse’s Tank, dove papà mi porta nello zainetto lungo un sentiero sabbioso in mezzo a pareti di rocce rosse. La grande sorpresa sono delle stupende incisioni rupestri che ci accompagnano: è la prima volta che vedo qualcosa di simile!

La tappa successiva è il percorso Rainbow Vista, ma io sono stufo di girare, quindi resto fermo a giocare con papà tra sabbia e sassi. Quando le “nostre donne” tornano, ci raccontano di bellissimi panorami con viste sconfinate di rocce rosse, sabbia e cespugli aridi. Non solo: hanno avvistato uno stambecco! La mamma dà il cambio a papà e anche lui si fa un breve giretto, poi ripartiamo.

Raggiungiamo un famoso arco naturale di roccia, che non ci colpisce quanto le tappe precedenti; poi torniamo indietro. La nota dolente di questo tratto è la mamma che si mette alla guida e, convinta di guidare un’auto col cambio manuale, alla prima deviazione schiaccia “la frizione”… cioè il freno! Ci prendiamo tutti uno spavento per la brusca frenata inattesa, ma soprattutto rimaniamo colpiti dal tizio dietro che nemmeno ci strombazza: in Italia avremmo ricevuto insulti di tutti i tipi!!

Del ritorno verso Las Vegas non ricordo nulla, perché ho dormito! Arrivati in città mangiamo una pizza nella LINQ promenade; oggi è venerdì, e c’è più vita dell’altro giorno, con anche un po’ di musica natalizia che ci godiamo lungo il tragitto. La pizzeria, poi, è uno spettacolo: il pizzaiolo mi prende in simpatia e fa roteare per aria gli impasti, sotto i miei incitamenti! E poi io amo la pizza…

Ultima tappa di giornata è il Bellagio, dove vogliamo vedere lo spettacolo delle fontane. Ci arriviamo passando vicino a un sacco di alberghi pieni di lucine colorate: entusiasmante per un bimbo come me! Il Bellagio è un bel labirinto; con fatica troviamo un bellissimo bagno per cambiarmi, poi la strada per raggiungere le fontane. È molto tardi, ma non mi voglio perdere questo spettacolo, quindi reggo fino alle 22.15; poi possiamo andare a dormire felici di questa giornata!

Death Valley – 23/12/2018

badwater-basin-death-valley-national-parkOggi tutto liscio: si ricordano perfino di me e a colazione mi portano il latte caldo. Alle 9.30 partiamo, direzione Death Valley. Quando la nonna aveva chiesto un parere in un’agenzia, la tizia aveva detto che questo parco l’avrebbe escluso (anche perché sosteneva che non ci fosse alcun albergo con posti liberi per dormire), ma mamma e papà hanno deciso che una meta come questa in una stagione non torrida non andava assolutamente persa, quindi eccoci qui.

Facciamo una tappa al supermercato per i miei immancabili yogurt e fruttini squeezable e per qualche scorta per colazione, quindi arriviamo a destinazione. Ci fermiamo subito allo Zabriskie Point: il punto panoramico è molto bello, con vista su una distesa di rocce frastagliate e i sedimenti di un preistorico lago prosciugato. Io me la godo in spalla a papà o in braccio a zia e mamma a far foto.

Riprendiamo l’auto e arriviamo a Furnace Creek, dove raccogliamo qualche informazione, compriamo dei sandwich e mangiamo su delle panchine all’aperto: io ho proprio bisogno di una tappa, anche per muovermi un po’… non posso stare una mattina intera fermo e seduto!!
Andiamo verso Badwater all’ora del mio riposino. Morale: mi addormento subito! Così obbligo gli altri a fare i turni: prima scendono mamma, zia e nonna; poi papà. Io non ho proprio visto nulla, ma poi mi hanno detto che il posto era davvero particolare: hanno camminato un paio di chilometri all’andata e un paio al ritorno lungo il bianco sentiero salino, tutto crepato in forme geometriche. È piaciuto a tutti.

Tornando verso nord ci hanno segnalato il Golden Canyon Trail, ma io sto ancora dormendo, quindi fanno solo due passi a turno e basta. Ce ne andiamo al tramonto; il viaggio è lungo e io mi sveglio che è buio e siamo nel bel mezzo del nulla! Per fortuna c’è la musica, e mamma e zia sono in vena di intrattenimenti, quindi me la godo a ballare e ridere con loro!

La notte la passiamo a Ridgecrest, paesino comodo per spezzare il viaggio tra oggi e domani. L’Econo Lodge Inn & Suites in cui dormiamo non è granché: stessa struttura di quello a St.George, ma tutto meno bello. Comunque l’importante è aver dimostrato il torto della tizia dell’agenzia consultata dalla nonna: la Death Valley ci è piaciuta, e abbiamo anche trovato dove dormire!

Ceniamo in un posto alla buona, quindi a nanna.

Direzione Los Angeles – 24/12/2017

Griffith ObservatoryOggi la sveglia è un po’ strana: la mamma è piena di macchie rosse, prurito e gonfiore. Fortunatamente la farmacia portatile che ci ha procurato il nonno riesce a risolvere il problema: raccomando a tutti di portar con sé del cortisone… è miracoloso! Probabilmente si è trattato di una puntura d’insetto, e potrebbe capitare a chiunque.

Facciamo colazione, poi scegliamo una chiesa per la messa domenicale: andremo a St. Mary of the Desert, a Rosamond, per la messa in spagnolo delle 12.15. All’ingresso alcuni responsabili ci dicono che posso stare nella parte principale della chiesa, ma i miei preferiscono non disturbare e ci posizioniamo nella stanzetta per i bambini. La cosa strana è che in realtà, malgrado il cartello, qui entri gente a caso; in particolare arrivano due ragazzi di origini messicane, e la responsabile all’ingresso si raccomanda che oggi non si mettano a litigare (!!). Poco alla volta capiamo perché ci hanno sconsigliato di stare qui: in questa stanza viene chi non ha voglia di seguire la messa, e si sentono videogiochi, chiacchiericci e stramberie poco “da chiesa”. Io sembro il più adatto al luogo, limitandomi ad arrampicarmi su panche e a non stare mai fermo. Sento anche poi papà che legge un cartello: una lettera del vescovo in occasione di un’uccisione avvenuta in un’altra chiesa… ma in che posto siamo?!

Usciamo che ho una gran fame, e per fortuna la zia identifica subito un posto carino: J’s Hideaway Family Diner. Il locale è particolarissimo: pareti ricoperte da targhe americane; titolari tatuati, che mi portano subito le matite per colorare; reperti bellici in giro; presepe; … Il cibo è quello di un fast-food, e io mi godo un pranzo americano a nuggets e patatine. Tra l’altro c’è anche un comodissimo fasciatoio per me: stupendo questo posto!
Ripartiamo in direzione Burbank, dove vive la nostra amica Cri e dove la zia di papà ci ha procurato delle stanze non eccessivamente costose al Marriot vicino all’aeroporto. L’hotel è bello, ma ci aspettavamo di più, e soprattutto… manca il microonde! Domani in qualche modo troveremo una soluzione per il mio latte…

Il Luca, marito della Cri, ci propone un giro al Griffith Observatory; abbiamo qualche dubbio per l’ora tarda, ma accettiamo. Andiamo quindi a casa loro per la mia cena, e poi il Luca ci farà da cicerone, mentre la Cri starà a casa a cucinare per il pranzo di Natale (pare che sia contenta così!).
La cena è la nota dolente della giornata: la mamma cerca di rifilarmi dei ravioli monodose per bebè comprati al supermercato… immangiabili! Piuttosto che mandarli giù, rinuncio alla cena; fortunatamente papà fa poi notare alla mamma che i miei non sono capricci, e che quella sbobba fa davvero schifo, e buttano via l’altra confezione. Perciò, care mamme, vi prego: non cedete alla tentazione di comprare certe americanate orribili ai vostri figli!

Andiamo al Griffith Observatory e scopriamo che il sito non è aggiornato: il museo è chiuso (con estremo dispiacere di Luca, astronomo). Però, a differenza del solito, ci sono pochi visitatori e si trova parcheggio subito. Facciamo un giro intorno all’osservatorio, che ha una vista davvero spettacolare su tutta LA, e ci intrattiene con aneddoti e spiegazioni. Io poi mi godo scalini, luci, …

Abbiamo ancora un pochino di tempo, perciò andiamo anche a Hollywood, zona degradata che non ci piace molto. Facciamo una camminata lungo la Walk of Fame, poi torniamo. Nel viaggio di ritorno il Luca ci dà anche un po’ di dritte sulla guida americana e alcune regole diverse dalle nostre, che non sapevamo: ottimo anche questo!
Poi a nanna: domani è Natale…

Natale a Los Angeles – 25/12/2017

glendale-galleriaÈ Natale! Non che io abbia molta esperienza in materia (è solo il mio secondo!), ma intorno a me sono tutti eccitati, e continuano a dire che un Natale in maglietta e pantaloni leggeri è qualcosa di molto strano. In ogni caso, questo Natale mi piace proprio: dopo colazione (papà trova nel bar dell’hotel un microonde per scaldarmi il latte), arrivano i regali! Non c’è niente di grosso, vista la difficoltà degli ingombri sull’aereo, ma i regali sono belli lo stesso, e poi tornato a Milano mi aspetterà un secondo giro di pacchetti: mica male!

Andiamo poi a messa a Glendale: è una messa ricca di canti, come piace a me! E tra l’altro molti sono gli stessi che si cantano in Italia, quindi ci sentiamo ancora più a casa e partecipiamo maggiormente alla funzione.
Prima di andare a pranzo dalla famiglia italiana che ci ospiterà a pranzo (amici comuni nostri e della Cri), ci viene consigliato di fare un salto al centro commerciale Glendale Galleria, che è davvero carino. Purtroppo la casa di Babbo Natale è chiusa, ma la fontana con gli spruzzi che si muovono e lo spiazzo all’aperto sono davvero simpatici, e questo caldino è molto piacevole.
Il pranzo dagli amici è ottimo e abbondante, con cibi italiani preparati un po’ da tutti. Noi portiamo l’ “home-made panettone” di mia mamma e il pandoro trasportato dall’Italia (di panettoni commerciali qui se ne trovano, ma di pandori non granché). Ci teniamo compagnia tra cibo, regali, racconti di vita americana, …
Giornata rilassante malgrado il gran caldo. Domani riprenderemo a fare i turisti!

Santa Monica – 26/12/2017

SANTA-MONICA-YACHT-HARBORCi troviamo con Cri e Luca a Santa Monica. Qui facciamo un giro al famoso molo, dove mi godo gabbiani e cammino avanti e indietro guardando il mare. Luogo carino, anche se non tra i più imperdibili della vacanza. Unico consiglio: non cercate di comprare un caffè qui in zona: la zia in un albergo sulla strada principale viene spennata per un semplice espresso (6,50 $)!

A questo punto ci dividiamo: io vado con papà a un parco giochi in zona (il Tongva Park), mentre gli altri si fanno un giro di shopping, per la gioia della zia! Ci ricongiungiamo per pranzo al Chipotle, fast-food messicano che piace molto ai nostri amici, dove ti componi tu il piatto scegliendo gli ingredienti. Mentre la mamma trova il modo di compormi un piatto non piccante, papà si occupa di me: facciamo il cambio di pannolino più rocambolesco della storia, senza appoggio, con gambe e sedere all’aria, borsa a tracolla di papà e sguardi straniti di uomini di passaggio… In fondo con papà mi diverto sempre, anche per un cambio di pannolino!! 🙂

Salutiamo gli amici e ripartiamo per Palm Springs. Il traffico è terribile, e il viaggio ben più lungo del previsto, ma io dormo. A Palm Springs mi sveglio con papà che continua a girare in tondo come un matto: dice di avere l’indirizzo dell’albergo, ma questo hotel sembra non esistere! Per fortuna poi la mamma trova un cameriere di un ristorante che le svela il mistero: l’hotel (il Rodeway Inn) è proprio lì vicino, ma ha cambiato nome (Royal Sun) e l’insegna luminosa mostra un nome diverso da quello che abbiamo noi! Mah…

La mia scoperta di oggi è il carrellone da facchino per il trasporto dei bagagli: mi ci farò dei gran viaggi insieme alle valige da oggi in poi!
Dopo esserci sistemati, andiamo in centro per cena. La piacevole novità è che in questa cittadina i negozi chiudono tardi, così possiamo mangiare e farci un giro dopo. Andiamo al Fisherman’s Market & Grill: al bancone scegliamo tra vari piatti di pesce, che poi ci portano direttamente al tavolo. La grande difficoltà è tradurre i nomi dei pesci, quindi la scelta è un po’ casuale, ma alla fine mangiamo bene e siamo soddisfatti (a me arriva un buon pesce coi broccoli, che –vi sembrerà strano- ma io adoro!).

Ordiniamo anche del vino; la mamma ci puccia un dito facendo finta di farmelo assaggiare, e io sto al gioco: fingo di essere ubriaco e intrattengo tutti con risate e discorsi incomprensibili! Facciamo un giro per i negozi, anche se per me è un po’ tardi; mentre io mi addormento in auto, “i grandi” approfittano del supermercato vicino e comprano qualcosa di rapido per il pranzo di domani: ottima soluzione per non doverci arrabattare con gli ennesimi sandwich al parco.

Joshua Tree National Park – 27/12/2017

joshua-treeLa colazione è inaspettatamente inclusa (su Booking.com spesso non si capisce): ottima notizia, e non è nemmeno tanto male.
Andiamo al Joshua Tree National Park, ed è il primo caso in cui troviamo una grande ressa di turisti. Tanto che al primo visitor center ci consigliano di proseguire fino all’ingresso successivo del parco, così da evitare un po’ di traffico. Andiamo alla Skull Rock, roccia a forma di teschio che ci hanno consigliato di visitare. Non ci entusiasma, ma approfittiamo per fare due passi; cioè… io in realtà sto nello zainetto portato da papà, gli altri camminano e la nonna deve anche barcamenarsi un po’ su e giù tra i sassoni, ma per fortuna ho una nonna sprint che se la cava anche in questo caso!!

Per pranzo ci rechiamo dall’altro lato della strada, dove troviamo una bella roccia piatta all’ombra per fermarci. La pasta Barilla scaldata al microonde questa mattina e conservata nel mio immancabile thermos è davvero ottima: mi mancava la pasta al pomodoro!
Giriamo un po’ tra rocce e incavi, poi proseguiamo con l’auto fino alla Hidden Valley, da cui si vede la faglia di Sant’Andrea. Proseguiamo poi in mezzo a distese sempre più ricche di “alberi di Joshua”, simpaticissimi. Il panorama mi piace molto, soprattutto quando noto nel cielo azzurro la mia amata luna, già visibile anche in pieno giorno!

La tappa successiva è Barker Dam, dove facciamo una bella passeggiata: prima sto nello zainetto, poi mi stufo e preferisco scendere e camminare lungo questo semplice (ma non brevissimo) sentiero circolare. Nessuno di noi sa cosa aspettarsi, e abbiamo una gradevolissima sorpresa: davanti a noi si apre d’improvviso un’oasi in mezzo al deserto, che è davvero uno spettacolo di colori e riflessi! Anche la diga costruita dai cowboy è molto curiosa. Siamo tutti molto soddisfatti, e io mi godo tantissimo il sentiero: mi chino, sento la sabbia tra le dita, corro, …

Partiamo per San Diego, e dopo un bel viaggetto con riposino arriviamo all’albergo, un Best Western in stile hacienda dove questa volta dormiremo tutti insieme in una sola stanza. Abbiamo scelto questa soluzione per non spendere troppo, rimanendo però in zona abbastanza centrale (città vecchia). Ci hanno assegnato una stanza raggiungibile solo con le scale, ma per fortuna ci riescono a spostare: con tutte le valige come potremmo cavarcela?

L’albergo mi affascina: è un labirinto di spiazzi, fontane, scale, ringhiere, … e sul solito carrello portavalige mi diverto un sacco! La stanza è bella e per fortuna c’è il microonde, così posso cenare con le ultime scorte che abbiamo (fantastici i miei che non si fanno mai mancare scorte di cracker, verdure frullate, fruttini e cibi pronti … esclusi i ravioli!). La mamma non ha fame e si addormenta in stanza con me, mentre gli altri vanno al ristorante messicano.

Lo zoo di San Diego – 28/12/2017

zoo-san-diegoFortunatamente ieri sera al ristorante papà è riuscito a farsi offrire del latte per me, così anche oggi ce la caviamo in stanza per la colazione.
Oggi ci divideremo: papà e mamma mi porteranno allo zoo, mentre nonna e zia visiteranno un po’ il centro della città. Ci separiamo all’ingresso dello zoo, dove ci tocca fare una coda interminabile sotto un caldo cocente per poterci procurare i biglietti.

Cominciamo alla grande, con la mitica funivia che attraversa il parco: una vera goduria per me! Unico problema: papà dovrà tenermi in spalla per un bel po’, perché all’ingresso della funivia sembra obbligatorio mollare giù il passeggino! Dall’altro lato del parco cominciamo a vedere gli animali più disparati (ma allora esistono davvero e non solo sui miei libretti dell’asilo!); in particolare l’esperienza più bella è quella degli orsi polari. Si tratta di una zona coperta (e quindi all’ombra!) da cui si possono osservare questi grandi animali attraverso un enorme vetro, in parte sotto il livello dell’acqua e in parte sopra: i tre esemplari nuotano, giocano, si arrampicano e … si tuffano! Siamo veramente colpiti e poco alla volta il luogo si affolla di turisti eccitati e applaudenti!

Proseguiamo il giro, con papà un pochino affaticato e io non sempre interessato agli animali (se si mimetizzano tanto bene, come faccio a vederli?). Decidiamo quindi di fare una pausa per pranzo, anche se c’è coda ovunque (oggi sì che avremmo dovuto portarci dei panini!); alla fine mangiamo pizza e insalata in un posto in cima al ponte altissimo che attraversa lo zoo. L’attesa è troppo lunga, ma la pausa pranzo e la mia sosta sul seggiolone ci ristora. Attraversiamo la zona delle scimmie, tornando così alla base: recuperiamo il passeggino e decidiamo di prendere il giro guidato sul bus a due piani (che figata! A me piacciono tanto i bus! E poi questo che è aperto e si vede tutto dall’alto è un vero spettacolo!).

Peccato che sono stanco morto e della visita mi godo poco, perché mi addormento molto presto; papà e mamma però mi hanno poi detto che la visita è stata molto interessante e hanno visto moltissimi animali, anche se l’autista-speaker parlava troppo veloce e faceva battute difficilmente comprensibili…

Dopo una breve sosta ai negozi di souvenir puntiamo alla nostra meta principale: i panda! La coda è sempre lunga e ci vuole parecchio a entrare; poi però la visita è davvero simpatica: il primo panda è un animale enorme seduto pacifico a sgranocchiarsi il suo bambù, il secondo dorme. Peccato solo che ormai è buio e le foto non vengano un granché, ma ne è valsa la pena.
Usciamo dallo zoo per raggiungere mamma e nonna: ci incontriamo al Seaport Village, dove mamma e zia non fanno altro che entrare e uscire da mille negozietti di souvenir, ceramiche e oggettistica varia; ma anche papà impazzisce a scoprire un negozio dedicato solo alle bandiere, sua fissazione quasi maniacale! In ogni caso non mi posso lamentare nemmeno io: la zia mi accompagna in un lungo giro su un cavallo della vecchia giostra.

Ceniamo al Buster’s Beach House, dove mangio il mio primo vero morso di hamburger: buono! Saremmo anche contenti della scelta, ma alla fine ci capita un piccolo episodio fastidioso: la cameriera ci chiede se vogliamo ancora qualcosa e la zia abbozza un sì; al che questa ci informa che “la cucina è chiusa”! Già gli orari ridotti ci sembrano eccessivi, ma almeno non ci venire a chiedere se vogliamo ancora qualcosa!!
La mamma è un po’ delusa di non avere avuto il tempo di vivere un pochino questa città, che invece mamma e nonna sembrano aver tanto apprezzato nel loro giro; così, tornati all’auto, convince gli altri ad andare almeno a vedere lo skyline dal Coronado. Io mi addormento, mentre gli altri fanno quest’ultima breve puntata notturna.

Vuoi saperne di più?

Ecco la nostra guida a San Diego!

La Jolla – 29/12/2017

Bazaar-del-MundoOggi siamo indecisi su cosa visitare di questa interessante città; l’unica certezza è La Jolla… e io non vedo l’ora di andare al mare! La mamma, però, ha ancora il tarlo di non aver assaporato il sapore messicano della città, quindi convince tutti a fare una prima breve tappa al Bazaar del Mundo, un piccolo mercato di botteghe messicane. Il luogo a me piace molto, soprattutto la parte all’aperto con la merce esposta… ma qui non vogliono che io tocchi o giochi con nulla, quindi finisco a giocare con papà mentre le donne si fanno un bel giro di shopping.

La mamma è finalmente contenta di aver visto qualcosa di diverso, in uno stile “meno USA” e più ispanico. Possiamo quindi andare sereni a goderci La Jolla, luogo che amiamo tutti da subito: mare, palme, spiagge coi surfisti, ma anche prati e verde a livello strada… proprio l’immaginario di California che abbiamo!
Troviamo parcheggio con qualche difficoltà, poi scendiamo in spiaggia mentre mamma e zia vanno a comprare qualcosa per pranzo. Con papà e nonna facciamo una scalinata, poi dobbiamo camminare su dei sassoni scomodi per raggiungere la sabbia: forse non abbiamo scelto proprio la spiaggia migliore da raggiungere con passeggino e nonna! Però anche qui ce la caviamo come sempre!

Qui è stupendo: posso camminare nella sabbia, pucciare i piedi nel mare, guardarmi le onde, scalare le rocce, … e non mi accorgo nemmeno di avere fame finché arriva la mamma con panini, patatine e cracker. Questa giornata è una delle più belle della vacanza, e questo clima estivo a dicembre entusiasma tutti, tanto che poi ci prendiamo anche un gelato!

Non ci resta tempo per vedere altro, quindi cominciamo a dirigerci a Los Angeles, godendoci uno stupendo tramonto sul mare. Anche questa volta il traffico della città si fa sentire, e il tragitto è ben più lungo del previsto: arriviamo all’Hilton dove alloggeremo che è quasi ora di cena. Con qualche difficoltà molliamo l’auto nel parcheggio a tempo, ci facciamo dare le stanze (lontane e su piani diversi!) e poi usciamo a mangiare. Per far veloci scegliamo un KFC, che non rende molto felice la zia, ma me sì: pollo, purè e tanto divertimento! Sono così entusiasta di questa giornata che comincio a ridere, parlare in una lingua tutta mia e intrattenere tutti… compresi gli ospiti dei tavoli vicini!

La scelta dell’albergo accanto all’aeroporto è tattica: papà può accompagnarci in albergo e andare subito a restituire l’auto, così non dovremo pensarci domani. Intanto la mamma si ingegna con un secchiello del ghiaccio per sopperire alla mancanza del frigobar in stanza (più si sale di livello e meno servizi ci sono): così almeno il mio latte sta in fresco e domani dovremo “solo” trovare un microonde dove scaldarlo!

Papà torna prestissimo, raccontandoci che il ragazzo di colore al ritiro dell’auto l’ha preso in simpatia perché italiano (“faccio sempre le mie vacanze in Puglia!”), e ha convinto l’autista della navetta a riportarlo per primo, facendo il giro inverso degli alberghi!
Concludiamo la giornata con il check-in per domani: scegliamo 4 posti in 2 file laterali consecutive, che abbiamo capito essere la soluzione migliore.

Ritorno in Italia – 30/12/2017

tour-parchi-con-bambiniFacciamo le valige e ci raggiunge anche la Cri per un saluto.
Prendiamo la navetta per l’aeroporto (ogni 15 minuti ce n’è una) e raggiungiamo LAX velocemente: la scelta di un albergo così vicino ci convince sempre di più.
Dopo il check in, cerchiamo un posto dove spedire le cartoline, ma scopriamo che in aeroporto non esistono buche per la posta, a causa del terrorismo. Così mamma e papà sfruttano i miei occhi dolci e il mio sorriso per corrompere la tizia al punto informazioni: ci imbucherà lei tutto.
Grazie a me oggi abbiamo tutti l’imbarco prioritario, anche se oggi non sarebbe necessario: constatiamo con piacere che quanto ci avevano consigliato è vero, cioè che a capodanno gli aerei sono quasi vuoti! Il viaggio è quindi molto più piacevole dell’andata (anche se la metà degli schermi sembrano non funzionare): siamo larghi e la compagnia intorno è formata quasi solo da altre famiglie con bambini; poi io dormo anche abbastanza bene, e il viaggio passa più in fretta.

A Francoforte scopriamo un aeroporto davvero a misura di bambino: mangiamo (ma è pranzo o cena?!), poi mi godo dei parchi gioco con aerei finti e scivoli. Starei qui per ore! Il viaggio per Linate sembra finire prima ancora di essere cominciato: siamo arrivati. Io mi addormento alla solita ora, mentre mamma e papà disfano i bagagli in attesa della mezzanotte. Vanno quindi a letto, illusi di aver vinto contro il fuso orario.

Non posso chiudere senza accennare alle nottate successive: mi sveglio alle 2, urlando come un matto e volendo giocare come se fosse giorno… Poi faccio la mia vita diurna normale come al solito, ma la notte non prendo proprio il ritmo, e mi risveglio ogni volta urlante. Ci vogliono 8 giorni per smaltire questo strano effetto del fuso, poi tutto torna regolare.

Per avere altri consigli leggi la nostra guida su come organizzare un viaggio in USA con bambini.

Un Consiglio Importante: Ricordati l'assicurazione sanitaria, non farla potrebbe rovinarti la vacanza in USA! Se non sai come orientarti nella scelta puoi leggere la nostra guida: Assicurazione USA: come scegliere la polizza migliore?

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iissima

Sono indipendente, intraprendente, razionale (sarò laureata in matematica per qualcosa?!), ma anche creativa, originale e un po' matta. Se fossi molto ricca, spenderei continuamente in viaggi; per ora si fa quel che si può!
Sono anche moglie e mamma. Non una "super-mamma" di quelle sempre aggiornate, ordinate e attente alle calorie: faccio del mio meglio per voler bene e farmi voler bene, e nella nostra famiglia ci divertiamo, godendo della vita, rinunciando a poco e sicuramente sbagliando anche ogni tanto! :)

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