Forse non sarà l’unico, ma sicuramente la Florida è uno degli stati americani che mi hanno colpito di più per la varietà di paesaggi ed esperienze che riesce a concentrare nello stesso territorio. Nel corso delle mie visite mi sono trovato a passare dalle grandi città cosmopolite ai parchi a tema di fama mondiale, dalle spiagge urbane alle isole incontaminate, fino a paesaggi naturali insoliti, centri scientifici e tecnologici e località di inaspettato interesse storico.
Se la domanda che vi è balzata alla mente è “cosa vedere in Florida?“, sappiate quindi che la mia risposta non può essere sbrigativa. È impossibile esaurire tutto in un solo articolo, ma in questa guida ho raccolto le destinazioni che, sulla base della mia esperienza, considero più importanti per chi sta organizzando un viaggio nello Stato. Per ciascuna troverete poi i link ai nostri approfondimenti dedicati, dove entriamo più nel dettaglio su cosa vedere e come organizzare la visita.
Cosa vedere in Florida?
Miami, Orlando, Everglades, Key West e le isole Keys: sicuramente conoscerete queste famose destinazioni della Florida, ma il Sunshine State ha molto altro da offrire! Ecco una lista delle principali attrazioni da inserire in un tour.
Miami e Miami Beach

Miami è molto di più che una semplice destinazione balneare. Durante la mia visita, camminando quartiere per quartiere, ciò che mi ha colpito di più è stata la facilità con cui questa città cambia volto da un isolato all’altro: atmosfera, architettura e persino la lingua parlata dalle persone possono mutare radicalmente nel giro di pochi chilometri. Per esempio, sulla strada principale di Little Havana l’anima cubana mi è parsa subito evidente, fra musica e odori di caffè e sigari, mentre Wynwood ha saputo catturarmi con il suo spirito creativo, grazie ai suoi incredibili murales e alle gallerie d’arte contemporanea. Quartieri come Coconut Grove e Coral Gables, con le loro residenze eleganti immerse nel verde, mi hanno mostrato invece un volto più tranquillo e residenziale rispetto all’atmosfera ultramoderna e verticale di Downtown.
E Miami Beach? Sebbene sia considerata parte integrante di Miami, è in realtà una città a sé stante e rappresenta forse meglio di ogni altro luogo l’essenza glamour della Florida meridionale. Non mi ci è voluto molto a capire che il suo cuore pulsante è South Beach, attraversata dalla vistosa Ocean Drive e caratterizzata dagli inconfondibili edifici Art Déco dai colori pastello degli anni Venti e Trenta. Qui ho avuto la sensazione di trovarmi dentro uno scenario stranamente familiare, forse per l’influenza inevitabile dell’immaginario cinematografico, che torna immediatamente quando si mette piede sulle celebri spiagge sull’oceano, una su tutte Lummus Park Beach.
Per cambiare completamente scenario, mi è bastato fare qualche chilometro in auto verso Key Biscayne che, pur essendo praticamente a Miami, offre un panorama completamente differente, fatto di spiagge e natura, soprattutto a Crandon Park e al Bill Baggs Cape Florida State Park, dove consiglio di salire sul faro per un panorama difficile da dimenticare. Ancora più a sud si trova il Biscayne National Park, un parco in gran parte marino che protegge mangrovie, isole e barriera corallina, ideale per escursioni in barca, kayak, snorkeling e immersioni.
Per visitare Miami senza correre troppo io consiglio di dedicarle almeno 3 giorni, che diventano facilmente 4 o 5 se volete usarla come base per esplorare anche i dintorni (Everglades, Fort Lauderdale, le Keys). La città è molto estesa e, se avete intenzione di vedere quartieri come Coconut Grove, Wynwood e Coral Gables, spingervi fino a Key Biscayne o raggiungere luoghi più decentrati, l’auto è secondo me la soluzione più pratica. Se invece, come spesso accade, il vostro programma si limita sostanzialmente a South Beach, potete tranquillamente farne a meno e muovervi a piedi, con i mezzi pubblici o con servizi come Uber e Lyft. Personalmente, però, cercherei di non fermarmi alla sola South Beach: fra le tappe meno inflazionate, consiglio Wynwood Art District, Villa Vizcaya, la Venetian Pool, lo storico Biltmore Hotel e la particolare spiaggia ad anello del Matheson Hammock Park. Per organizzare bene le giornate, trovate anche il mio itinerario su quanti giorni dedicare a Miami.
Orlando e i suoi parchi

Orlando deve la sua fama mondiale ai numerosi parchi a tema che si trovano nei suoi dintorni, tanto da dare quasi l’impressione, una volta arrivati, di essere una gigantesca città costruita intorno al divertimento. La scala dell’area mi ha colpito particolarmente: i vari resort sono complessi autonomi e a sé stanti, collegati da grandi arterie stradali e serviti da una miriade di hotel e centri commerciali, e costituiscono quasi delle città nella città. Il complesso più celebre è naturalmente Walt Disney World, che comprende Magic Kingdom, Epcot, Hollywood Studios e Animal Kingdom, oltre ai parchi acquatici e all’area commerciale e di intrattenimento di Disney Springs.
L’altro grande protagonista è Universal Orlando, con Universal Studios Florida, Islands of Adventure e il nuovo Epic Universe, inaugurato nel 2025. Fra le esperienze che ho provato, sebbene non abbia il fascino del suo originale californiano, Universal Studios è probabilmente quella che mi ha impressionato maggiormente per il livello delle ambientazioni e delle attrazioni, soprattutto nelle aree dedicate a Harry Potter; in alta stagione, inoltre, ho trovato davvero utile, se non proprio necessario, l’Universal Express, che permette di ridurre sensibilmente i tempi trascorsi in coda. Perfetto, soprattutto se combinato con un ingresso park-to-park (per gli insaziabili). A completare l’offerta ci sono SeaWorld, Discovery Cove e numerosi parchi e attrazioni minori disseminati soprattutto lungo International Drive.
Orlando, tuttavia, non coincide completamente con questo universo. Se avete un po’ di tempo e siete curiosi, può valer la pena vedere anche la città vera e propria: nella Downtown di Orlando si trovano Lake Eola Park, musei e quartieri come Thornton Park, mentre poco più a nord Winter Park offre un’atmosfera molto più tranquilla.
Per coloro che sono incuriositi dai parchi divertimenti di Orlando, consiglio di mettere in conto almeno 2-3 giorni, ma se siete fan assoluti e volete visitare più parchi Disney e Universal ne servono facilmente 4 o 5: ogni grande parco richiede sostanzialmente una giornata e cercare di combinarne troppi significa passare la vacanza correndo da un’attrazione all’altra. Secondo la mia esperienza di normale viaggiatore (non sono un fissatissimo di parchi a tema…), è importante soprattutto scegliere prima quali parchi interessano davvero, invece di tentare di vederli tutti. Anche la prenotazione anticipata dei biglietti e dei saltafila è caldamente consigliata, per approfittare di sconti o offerte particolari sui siti di rivenditori che consiglio sempre.
L’area è enorme e, se dovete alternare resort diversi o volete visitare anche la città, l’auto è chiaramente la soluzione più comoda; se invece alloggiate all’interno di un singolo resort, potete sfruttare le sue navette e lasciare la macchina ferma. Anche la scelta dell’hotel va quindi fatta in funzione dei parchi che avete deciso di visitare: trovate i miei consigli nella guida su dove dormire a Orlando.
Isole Keys e Key West

Le Florida Keys sono una lunga catena di isole coralline che si allunga per circa 160 km a sud della Florida, collegata dalla spettacolare Overseas Highway. Al di là della destinazione finale Key West, che è il motivo principale per cui raggiungere l’arcipelago, l’aspetto che mi ha conquistato durante il mio viaggio è stato il road trip sulla Overseas: più si procede verso sud, più il paesaggio cambia e il mare sembra prendere il posto della terraferma, non senza qualche brivido. Key Largo è la porta d’ingresso dell’arcipelago e una delle basi migliori per snorkeling e immersioni, soprattutto nel John Pennekamp Coral Reef State Park; più avanti Islamorada trasmette un’atmosfera rilassata e una forte tradizione legata alla pesca.
Nelle Middle e Lower Keys, come dicevo, il viaggio diventa ancora più scenografico. Marathon è una buona base per spezzare il percorso, mentre attraversare il Seven Mile Bridge, sospesi fra oceano e Golfo del Messico, è uno dei momenti che mi sono rimasti più impressi. Poco dopo, il Bahia Honda State Park offre alcune delle spiagge che considero più belle delle Keys, oltre alle suggestive vedute dell’antico ponte ferroviario. Fare un bagno nelle acque oceaniche del parco (a metà marzo poi!) è stato per me davvero una soddisfazione!
Il capolinea è Key West, una cittadina eccentrica e vivace che ha un carattere molto diverso dal resto dell’arcipelago. Fra le case storiche, Duval Street, la casa di Hemingway e il celebre tramonto di Mallory Square impreziosito dagli artisti di strada, è uno di quei posti che secondo me vanno vissuti con un po’ di calma, soprattutto quando iniziano ad animarsi nel tardo pomeriggio. Se avete più tempo, da qui potete anche raggiungere il Dry Tortugas National Park, con Fort Jefferson e i suoi fondali, tramite traghetto o idrovolante.
Per visitare le Keys consiglio di noleggiare un’auto e dedicare almeno 2 giorni all’itinerario da Miami a Key West, evitando possibilmente la classica escursione in giornata che costringe a passare gran parte del tempo in macchina. Io prevederei almeno una notte a Key West: per apprezzare al meglio la cittadina consiglio di arrivare nel pomeriggio dopo la traversata sulla Overseas, vedere il tramonto a Mallory Square, vivere la città la sera e il mattino successivo, prima di ripartire per Miami. Se avete 3 giorni, potete aggiungere con più calma una visita a Key Largo, Marathon e una sosta balneare a Bahia Honda; per Dry Tortugas serve invece praticamente una giornata ulteriore. Se riuscite, fate una mangiata prima o dopo Key West al pub No Name, a Big Pine Key. Per organizzare il percorso trovate il mio itinerario completo lungo la Overseas Highway e la guida su come andare da Miami a Key West.
Everglades e Big Cypress

L’Everglades National Park è uno dei luoghi più singolari della Florida e non me lo sarei perso per niente al mondo durante la mia visita della Florida: parliamo di un’immensa distesa subtropicale di paludi, mangrovie e praterie di falasco, attraversata dall’acqua e popolata da alligatori, uccelli e molte altre specie. Uno degli aspetti che mi hanno colpito di più durante la visita è proprio la vastità del paesaggio, apparentemente uniforme ma capace di cambiare molto a seconda della zona che si visita. Fra le esperienze più caratteristiche ci sono l’Anhinga Trail, breve e molto adatto all’osservazione della fauna, e Shark Valley, dove una strada ad anello di 24 km attraversa il cosiddetto river of grass fino alla torre panoramica. Io e Lorenzo abbiamo fatto questo tragitto in bici: forse un po’ faticoso, ma decisamente interessante e unico nel suo genere! Se non volete pedalare, non vi preoccupate: c’è una navetta.
All’immaginario delle Everglades appartiene inevitabilmente anche l’airboat, l’idroscivolante che corre a pelo d’acqua fra i canali: lungo il Tamiami Trail si trovano diversi operatori che organizzano escursioni. Poco più a nord si estende invece la Big Cypress National Preserve, meno famosa ma tutt’altro che trascurabile. Qui alle praterie paludose si alternano fitte foreste di cipressi e altri ambienti, che si possono esplorare lungo passerelle, sentieri e strade panoramiche.
Per una prima visita alle Everglades consiglio di mettere in conto almeno mezza giornata, meglio una giornata intera se volete percorrere qualche sentiero con calma. Se partite da Miami e il vostro obiettivo principale è Shark Valley o un giro in airboat (vi consiglio di organizzare le due attività in combinazione, vista la vicinanza strategica), il Tamiami Trail è la scelta più pratica; se invece volete conoscere meglio il parco a piedi, preferisco l’accesso meridionale da Ernest Coe / Royal Palm, dove si trovano alcuni dei sentieri più rappresentativi. Big Cypress si presta molto bene a essere aggiunta se state proseguendo verso Naples, perché la US-41 attraversa entrambe le aree. In qualunque caso, soprattutto nei mesi più caldi, portate con voi molta acqua, protezione solare e soprattutto un buon repellente per le zanzare. Un ultimo consiglio? Sulla strada da Miami a Everlgades non perdetevi il Coral Castle, un’attrazione che sembra uscita da una favola.
Fort Lauderdale e le Palm Beaches

Fort Lauderdale è conosciuta come la “Venezia d’America” per la fitta rete di canali che attraversa la città. Per scoprirne il carattere, io ho optato per un giro in Water Taxi, che permette di spostarsi fra il centro, le zone residenziali e il lungomare osservando ville, yacht e giardini affacciati sui canali. Sulla terraferma, invece, il punto di riferimento per gli amanti delle passeggiate con vista sulle vetrine è Las Olas Boulevard, con ristoranti, negozi e gallerie, mentre Fort Lauderdale Beach offre chilometri di sabbia sull’Atlantico. Fra le tappe che meritano più attenzione ci sono anche il verde Hugh Taylor Birch State Park e la storica Bonnet House.
Continuando verso nord lungo la costa si incontrano località dall’atmosfera più tranquilla come Hollywood, con la sua passeggiata sul mare, Boca Raton e infine Palm Beach e West Palm Beach. Queste ultime hanno un carattere più elegante e residenziale, con ville, resort storici e la celebre Worth Avenue, e possono rappresentare una piacevole estensione dell’itinerario se state risalendo la costa atlantica.
A Fort Lauderdale dedicherei almeno una giornata, ma può servire un giorno più se volete aggiungere la spiaggia o proseguire verso le Palm Beaches. Da Miami è una delle escursioni più semplici e comuni: si può arrivare anche in treno, ma se volete combinare Fort Lauderdale, Hollywood, Boca Raton e Palm Beach l’auto resta secondo me la scelta più pratica. Una volta in città, invece, vi consiglio di fare come me: lasciete la macchina per utilizzare il Water Taxi e muovetevi a piedi fra Las Olas Boulevard e il waterfront. Se avete poco tempo e soggiornate a Miami, Fort Lauderdale è quindi perfetta anche come gita in giornata; le Palm Beaches le aggiungerei soprattutto all’interno di un itinerario verso nord, ma non sono strettamente necessarie.
Kennedy Space Center e Space Coast

La Space Coast deve il suo nome alle missioni spaziali che da decenni partono da questo tratto della costa atlantica della Florida. Il suo fulcro è naturalmente il Kennedy Space Center, un’attrazione che è riuscita a rendere concreta per me una parte della storia americana che ero abituato, come molti, a vedere soprattutto nei documentari e nei film. Fra razzi, moduli spaziali e simulatori, spiccano soprattutto lo Space Shuttle Atlantis e l’enorme Saturn V, il razzo utilizzato per le missioni Apollo.
La visita permette anche di avvicinarsi alle storiche rampe di lancio di Cape Canaveral, ancora oggi utilizzate per le missioni spaziali. Se durante il vostro viaggio è previsto un lancio, vale assolutamente la pena verificare in anticipo date e modalità per assistervi: il Kennedy Space Center dispone di aree di osservazione dedicate, mentre lungo la costa ci sono diversi punti da cui seguire la partenza dei razzi. Cocoa Beach è una delle località più indicate e permette di abbinare l’esperienza a qualche ora sulla spiaggia; Titusville, invece, può essere una buona base per pernottare e offre anche lo US Space Walk of Fame & Museum.
Per il Kennedy Space Center consiglio di mettere in conto praticamente un’intera giornata: le cose da vedere sono molte e, almeno nella mia esperienza, è uno di quei posti in cui è facile trattenersi più del previsto. Da Orlando dista circa un’ora di auto e può quindi essere visitato in giornata, ma se state percorrendo la Florida on the road preferisco inserirlo come tappa lungo la costa, eventualmente pernottando fra Cocoa Beach e Titusville. L’auto è di gran lunga il mezzo più pratico; se invece soggiornate a Orlando senza macchina, esistono tour con trasporto incluso. Prima della visita controllerei sempre anche il calendario dei lanci: riuscire a far coincidere la giornata con una partenza da Cape Canaveral può trasformare una visita già particolare in uno dei momenti memorabili del viaggio.
Tampa Bay: Tampa, St. Petersburg e Clearwater

L’area di Tampa Bay è meno visitata di Miami, ma anche la sua forza sta nel riunire realtà piuttosto diverse fra loro. Tampa è il centro urbano principale: il Riverwalk attraversa il cuore della città collegando musei, parchi e il Florida Aquarium, mentre la storica Ybor City, nata attorno all’industria dei sigari e all’immigrazione cubana, conserva un carattere decisamente più particolare. Poco fuori dal centro si trova anche Busch Gardens, uno dei grandi parchi a tema della Florida (se non vi sono bastati quelli di Orlando!).
Attraversando la baia si raggiunge St. Petersburg, che personalmente trovo più interessante dal punto di vista culturale: da appassionato d’arte, non potevo che iniziare dal Dalí Museum, la più importante collezione del pittore spagnolo fuori dall’Europa. Al di là di questo, meriterebbe almeno una passeggiata sul waterfront e al St. Pete Pier. Proseguendo verso nord si arriva invece presso una delle spiagge più famose della costa occidentale della Florida: Clearwater Beach, una lunga spiaggia bianca nota per le numerose attività sull’acqua e il Pier 60, particolarmente animato al tramonto.
Da non sottovalutare l’idea di una deviazione fino a Tarpon Springs, una delle cittadine più curiose che abbia incontrato nei miei giri della Florida: soprattutto nella zona degli Sponge Docks, sembra davvero di trovarsi in una versione americana di un paesino greco. Non poteva essere altrimenti: l’immigrazione greca e la tradizione della pesca delle spugne hanno lasciato un’impronta molto evidente, dando al paese un’atmosfera difficilmente assimilabile alle altre località della costa.
Per visitare bene la Tampa Bay consiglio almeno 2 giorni, meglio 3 se volete aggiungere Busch Gardens o dedicare qualche ora di vita di spiaggia a Clearwater. L’auto è indispensabile se intendete combinare Tampa, St. Petersburg e Clearwater, perché le distanze fra le varie zone sono considerevoli; all’interno di Downtown Tampa, invece, potete tranquillamente lasciarla parcheggiata e muovervi a piedi o con il tram. Se dovessi scegliere con poco tempo, dedicherei una giornata a Tampa e Ybor City e una seconda a St. Petersburg e Clearwater Beach. Tarpon Springs la inserirei soprattutto se state proseguendo verso nord in direzione di Crystal River: in questo modo diventa una sosta sensata lungo l’itinerario, senza obbligarvi a una deviazione apposita.
Bok Tower Gardens

Anche se un po’ fuori dai classici giri, i Bok Tower Gardens sono una delle attrazioni più insolite della Florida centrale, e non mi stancherà mai di consigliarne la visita. Nel cuore di un grande giardino botanico di Lake Wales sorge la Singing Tower, una torre neogotica e Art Déco alta oltre 60 metri, costruita in marmo e coquina e dotata di un carillon di 60 campane. Quando ho visitato questo luogo, le mie aspettative sono state decisamente superate: il suono delle campane del carillon infondeva al giardino un’aria quasi fiabesca, difficilmente dimenticabile.
Per la visita calcolerei 2-3 ore. Non la raggiungerei appositamente da Miami, ma la considero un’ottima deviazione durante uno spostamento fra Orlando e il sud della Florida, soprattutto se volete vedere qualcosa di completamente diverso dalle attrazioni più famose dello Stato. Se avete tempo, nei dintorni potete aggiungere anche la curiosa Spook Hill.
Daytona Beach

Daytona Beach è una delle località più particolari della costa orientale della Florida, soprattutto per il legame quasi inseparabile fra mare e motori, più o meno condivisibile. La spiaggia, lunghissima e molto ampia, non è secondo me fra le più belle dello Stato, ma ha una caratteristica che la rende unica: in alcuni tratti autorizzati è possibile guidare direttamente sulla sabbia, seguendo una tradizione che risale alle prime corse automobilistiche organizzate qui all’inizio del Novecento. Di questoo luogo così particolare parliamo anche nella ia guida alle spiagge della Florida. L’altro grande simbolo della città è sempre legato ai motori: è il Daytona International Speedway, uno dei circuiti più celebri degli Stati Uniti e sede della Daytona 500. Anche se non siete appassionati di NASCAR, vale almeno la pena passare davanti all’enorme impianto per rendersi conto di quanto la cultura automobilistica abbia segnato l’identità della città.
A Daytona dedicherei una visita di un paio d’ore se la inserite come tappa lungo la costa, per esempio fra St. Augustine e la Space Coast, oppure una giornata se volete visitare anche lo Speedway e trascorrere qualche ora sulla spiaggia. Personalmente non la considererei una tappa imprescindibile per il mare: la inserirei soprattutto se vi incuriosisce l’idea di guidare sulla sabbia o se avete interesse per il motorsport. L’auto è ovviamente il mezzo più pratico e, se volete portarla sulla spiaggia, controllate prima quali accessi sono aperti e le condizioni della marea. Per un normale tour della Florida non ritengo necessario pernottare qui, a meno che non abbiate in programma una gara o vogliate procedere con particolare calma lungo la costa atlantica.
Sarasota e le sue isole

Ogni città della costa occidentale ha la sua caratteristica, e Sarasota non è da meno: al di là di un centro piacevole e raccolto, il motivo per cui vale la pena venire qui è The Ringling, il grande complesso museale legato alla famiglia del magnate circense Ringling, con il Museum of Art, il Circus Museum e la spettacolare residenza Ca’ d’Zan affacciata sulla baia.
E le spiagge? Non mancano assolutamente. Siesta Key è la più famosa, soprattutto per la sabbia bianchissima e finissima di Siesta Beach, ma Lido Key è più vicina al centro e si abbina facilmente a una passeggiata nella zona di St. Armands Circle, mentre Longboat Key ha un’atmosfera più tranquilla e residenziale. Se avete più tempo, anche Anna Maria Island può essere inserita nello stesso tratto di costa, soprattutto se cercate spiagge meno urbanizzate.
A Sarasota consiglio di dedicare non più di un 1 giorno e mezzo, dividendo la visita tra The Ringling e le spiagge. Con un solo giorno sceglierei invece fra cultura e mare, perché cercare di comprimere entrambe le cose rischia di far perdere il meglio della destinazione. L’auto è molto utile, soprattutto per spostarsi fra il centro e le diverse isole. Se dovessi scegliere una sola spiaggia per una prima visita punterei su Siesta Key; Lido Key è invece più comoda se volete restare vicini alla città, mentre Longboat Key e Anna Maria Island le prenderei in considerazione soprattutto con qualche giorno in più a disposizione.
Naples e Marco Island

Naples è una delle località più eleganti della costa occidentale della Florida, con un centro ordinato e curato, boutique e ristoranti lungo Fifth Avenue South e soprattutto lunghe spiagge affacciate sul Golfo del Messico. Per la vita marittima, oltre a Naples Beach, che consiglio per la sua vicinanza al centro, meritano Lowdermilk Beach e le spiagge più tranquille che si susseguono verso nord o sud.
A meno di mezz’ora di auto si trova Marco Island, la maggiore delle Ten Thousand Islands e una delle basi migliori per esplorare questo tratto di costa fra mangrovie, lagune e piccoli isolotti, non lontano da Everglades. L’isola offre belle spiagge, fra cui Tigertail Beach, ma secondo me il suo vero valore aggiunto sta nella possibilità di uscire in barca o kayak alla ricerca di delfini, lamantini e uccelli acquatici e addentrarsi in un ambiente molto diverso da quello urbano di Naples.
Per visitare la zona sarebbero consigliabili almeno 2 giorni: uno per Naples, il centro e le spiagge, e uno per Marco Island e le Ten Thousand Islands. L’auto è praticamente indispensabile, soprattutto se volete combinare le due località o inserire altre aree naturali della zona. Se avete una sola giornata, occorre scegliere Naples e Marco Island. Questa parte della Florida si presta inoltre molto bene a essere collegata alle Everglades e Big Cypress, costruendo un itinerario che attraversa gradualmente la Florida più selvaggia prima di arrivare sulla costa del Golfo.
Fort Myers e le sue spiagge

Fort Myers è il principale centro urbano di questa parte della Florida sud-occidentale e merita una sosta soprattutto per gli Edison & Ford Winter Estates, le storiche residenze invernali di Thomas Edison e Henry Ford, la cui visita considero un’ottima occcasione per fare una pausa dal susseguirsi di spiagge che caratterizza la zona.
Per il mare bisogna spostarsi verso le isole barriera. Fort Myers Beach è la soluzione più vivace, mentre il Lovers Key State Park è offre spiagge, mangrovie e una natura più selvaggia. Sanibel Island è però quella che bisogna scegliere se si cerca un paesaggio meno urbanizzato e molta tranquillità, fra spiagge ricche di conchiglie e il J.N. “Ding” Darling National Wildlife Refuge; Captiva Island è ancora più raccolta e rilassata, ma ancora meno immediata da raggiungere.
Per visitare bene la zona sarebbero l’ideale almeno 2 giorni, ma di solito ci si accontenta di 1. In ogni caso, l’auto è praticamente indispensabile. Con poco tempo visiterei gli Edison & Ford Winter Estates e sceglierei poi una sola area balneare, a seconda del gusto: Sanibel se preferite paesaggi meno contaminati dall’uomo, Fort Myers Beach per un’atmosfera più urbana e vivace. Con un giorno in più potete aggiungere Captiva e Lovers Key senza correre troppo.
Crystal River, Homosassa e le sorgenti naturali della Florida

La Florida centrale e settentrionale è disseminata di sorgenti naturali dalle acque limpidissime, molto diverse dai paesaggi costieri dello Stato. Fra le zone più note ci sono Crystal River e Homosassa, particolarmente interessanti perché durante i mesi più freschi le sorgenti diventano un rifugio per i lamantini.
Fra le altre sorgenti da ricordare ci sono Ichetucknee Springs, famosa per il tubing, Silver Springs, dove si può navigare sulle acque trasparenti con le caratteristiche barche dal fondo di vetro, e Weeki Wachee, nota anche per i suoi storici spettacoli di “sirene”.
Per questa zona metterei in conto almeno una giornata, o due se volete visitare più sorgenti. L’auto è assolutamente indispensabile e non cercherei di vederne troppe: consiglio di scegliere Crystal River o Homosassa se volete vedere lamantini in questo meraviglioso contesto naturale. La visita si inserisce molto bene in un itinerario fra Tampa Bay e il nord della Florida; trovate altre idee nel mio tour della Florida.
St. Augustine e Jacksonville: la First Coast

St. Augustine è letteralmente un mondo a parte in Florida, fortunatamente ignorato dal turismo di massa. Fondata dagli spagnoli nel 1565, sfoggia un bel centro storico fatto di edifici coloniali, cortili e strade pedonali, caratteristica non così frequente in Florida e nelle altre città americane: passeggiando fra St. George Street, Plaza de la Constitución e il Castillo de San Marcos, colpisce soprattutto la sensazione di trovarsi in un luogo con una profondità storica insolita per gli Stati Uniti.
Più a nord, Jacksonville offre un volto ancora diverso: è una grande città moderna affacciata sul St. Johns River, con musei, quartieri residenziali e una lunga fascia costiera. Se avete tempo, da qui vale la pena spingersi anche verso Amelia Island, più raccolta e rilassata, con spiagge, natura e il piccolo centro storico di Fernandina Beach.
A St. Augustine dedicherei assolutamente una giornata intera e, potendo, anche una notte: il centro è compatto e si gira facilmente a piedi, ma le attrazioni storiche sono numerose e vale la pena visitarlo senza fretta. Jacksonville la considererei invece soprattutto come tappa di un itinerario lungo la costa settentrionale, dedicandole mezza giornata o un giorno a seconda degli interessi. L’auto è fondamentale per collegare St. Augustine, Jacksonville e Amelia Island, mentre nel centro storico di St. Augustine è preferibile lasciarla parcheggiata e muovermi a piedi. Con poco tempo, fra le tre sceglierei senza dubbio St. Augustine.
Florida Panhandle

Il Florida Panhandle occupa l’estremità nord-occidentale dello Stato e, per un viaggiatore, è forse la zona meno interessante: vi si trovano soprattutto spiagge bianche affacciate sul Golfo del Messico e località come Pensacola, Destin, Panama City Beach, mentre Seaside merita una menzione particolare: la cittadina, progettata secondo i principi del New Urbanism, è diventata celebre anche perché ha fatto da set a The Truman Show, con Jim Carrey. Più a est il paesaggio diventa più tranquillo e naturale fra St. George Island e Apalachicola; nell’interno si trovano invece la capitale Tallahassee e Wakulla Springs.
È una zona che inserirei soprattutto in un viaggio dedicato al nord della Florida o come prosecuzione verso gli stati vicini (Alabama e Louisiana). Per un classico itinerario Miami-Orlando-Keys (con eventuale visita della costa occidentale), la considero invece facilmente sacrificabile, anche perché le distanze sono notevoli. Con poco tempo sceglierei fra l’area di Destin e Seaside, più balneare, e quella di St. George Island e Apalachicola, più tranquilla.
Mappa dei luoghi citati
Cos’altro bisogna sapere?
Sapere cosa vedere in Florida è solo il primo passo per la preparazione del viaggio! Di seguito, trovate alcuni link utili per organizzare il viaggio in Florida in totale autonomia, evitando il più possibile le brutte sorprese.







