Diario di Viaggio California e Parchi: 20 giorni nel SouthWest USA

Settembre 25, 2020 /
Diario di Viaggio West Coast USA

Pubblichiamo oggi il diario di viaggio di Marco Parazza, che, insieme ai suoi familiari, ha intrapreso un affascinante on the road toccando le principali mete di un viaggio nella West Coast. Vi ricordiamo che potete leggere tutti i diari di viaggio pubblicati sul sito a questa pagina

Dopo un attesa durata qualche lustro, decido di fare vivere alla mia famiglia (e io rivivere) le emozioni provate durante un viaggio negli USA nel lontano 1992. In realtà non un viaggio qualsiasi ma IL VIAGGIO. Siamo una famiglia di 4 persone, oltre a me (51) mia moglie (52), mia figlia 13 anni e mio figlio 16 anni. All’ultimo si aggiunge mio fratello (50) reduce anche lui qualche lustro fa all’incirca allo stesso viaggio e la sua ragazza (38). Dopo una pianificazione durata qualche settimana, utilizzando molte risorse disponibili in rete tra cui gli itinerari di viaggi-usa.it di cui abbiamo anche acquistato un contenuto è venuto il momento di partire. Questo il racconto del nostro viaggio:

30/7/19 – BOLOGNA – ROMA – TORONTO – LOS ANGELES

È l’ora della partenza, 3.30 AM. Da Bologna in auto direzione Fiumicino ci aspetta un volo Air Canada che attraverso uno scalo a Toronto ci porterà a Los Angeles. Il volo non è prestissimo ma visto le raccomandazioni di essere all’aeroporto 3 ore prima non riusciamo a sfruttare il frecciarossa + treno per Fiumicino, rischieremmo di arrivare in ritardo. È così via in auto, l’adrenalina a mille ci fa arrivare a Roma in un amen.

Il volo intercontinentale su un 777 nuovissimo fila liscio, sedie un po’ strette per gli over 1.80 ma tant’è. La prima classe o la business sono un miraggio purtroppo. L’arrivo in Canada (bisogna fare l’Eta) ci permette di regolarizzare la dogana per gli USA direttamente in loco e risparmiare tempo a Los Angeles. L’immigrazione è abbastanza veloce ma la gente molta e quindi ci porta via quasi un’ora.

Il volo verso L.A su un Airbus 320 è visto come una sorta di volo interno. Arrivo a L.A. alle 23.30 ora locale, uscita diretta dall’aeroporto come volo domestico appunto e quindi immediato. Tra l’altro avendo deciso di viaggiare solo con bagalio a mano e zainetto non dobbiamo neanche ritirare il bagaglio.

L’uscita dall’aeroporto di L.A ci porta alla realtà: siamo in USA finalmente, nonostante l’orario sembra giorno, il traffico è assordante ma affascinante. Giusto il tempo di capire dove si ferma lo shuttle di Alamo per il ritiro dell’auto e siamo già all’ufficio. Il prezzo che abbiamo strappato tramite un comparatore on-line è ottimo, aggiungiamo però il Safe Road per essere più tranquilli. I conducenti aggiuntivi invece non si pagano fino a 3 in totale. Ottimo !!

Alamo ci indirizza al parcheggio dove possiamo scegliere tra tanti VAN da 6/7 posti: prendete quello che vi pare ci dicono. La scelta cade su un Dodge Grand Caravan grigio chiaro che diventerà il nostro compagno di viaggio per i prossimi 20 gg. Pochissimi i chilometri che ci separano dal motel vicino zona aeroporto, molto basico ma del resto ci avremmo dormito solo poche ore.

Tip of the day: Se siete in 6 e volete prendere solo un auto occhio alle valigie. O prendete un 4×4 da 6 posti tipo Suburban con coda lunga o similare (decisamente costoso) oppure nel classico VAN ci entrano 6 valigie da bagaglio a mano e poco altro. Con 6 valigie medie avremmo avuto grossi problemi di spazio e saremmo stati costretti ad un upgrade di auto (In loco decisamente costoso).

31/7/19 LOS ANGELES – SEQUOIA NP – VISALIA

Tunnel Log Sequoia National Park
Tunnel Log

Adrenalina a 1000 e chi dorme ? La mia famiglia sì ma non io che alle 6.30 sono già superoperativo e decido di uscire dal motel. Inglewood, non proprio il massimo mi ricordavo ma in realtà meglio di quanto mi aspettassi. Certo, bisogna superare il primo impatto, gente di tutti i colori e vestiti come gli pare, sei in USA bello, questo è quello che hai sempre sognato e quindi via le paure. Ricordavo un quartiere prevalentemente nero, ma l’impressione è che sia stato sostituito da una forte immigrazione messicana.

Si può partire a stomaco vuoto ? Certo che no e una volta recuperata la truppa, prima colazione Americana da IHOP (una catena di ristoranti) bacon, caffè bollente in quantità industriale, waffle, toast uove ecc. ecc. E quindi primi grossi dubbi sulle mance americane: do un 10%, un 15% boh. Alla fine viene fuori che il minimo (non obbligatorio) applicato da quasi tutti è il 18%, non poco in realtà. Pancia piena? Allora via alla scoperta delle strade e freeway di Los Angeles: 4-5-7 corsie, traffico, strade sconosciute ma già tutto molto affascinante.

La strada si snoda e diventa una freeway normale da 3-4 corsie e poi da 2. Ci porta dritto verso Sequoia. Sulla strada notiamo una moltitudine di coltivazioni sterminate ci sembra di Uva, Arance, Kiwi e forse altro, e poi una serie di pompe per l’estrazione del petrolio, o acqua? Il paesaggio diventa presto arido ma interrotto da tratti appunto coltivati. Sembra impossibile che da lì a poco ci sia una foresta come Sequoia. Il viaggio è abbastanza lungo ma arriviamo all’ingresso del parco nel pomeriggio, acquistiamo la tessera parchi annuale (80 dollari) ed entriamo, nel frattempo abbiamo costeggiato a sinistra un lago molto bello.

Il paesaggio cambia, la strada è tortuosa ma stupenda, le sequoie iniziano a palesarsi e le foto si moltiplicano. Puntiamo diretti al Generale Sherman, l’organismo vivente più grande al mondo. Grande lo è davvero, il percorso guidato da una strada pedonale interna è stupenda. Non manca la visione di un Orso nero che si aggira nei pressi del Generale Sherman e che si presta alle mille foto dei presenti. Il fatto che indossi una scatola bianca come localizzatore ci tranquilizza ma meglio sempre tenere le distanze. Purtroppo il tempo è tiranno e dopo qualche ora dobbiamo ripiegare su Visalia dove arriviamo quando è già buio. Purtroppo il Kings Canyon non cì è possibile farlo. Pernottiamo in motel.

Tip of the day: Sulle freeway di Los Angeles sfruttate le corsie Car Pool se siete almeno 2 persone compreso il guidatore per evitare il traffico. Attenzione però, ci sono corsie di entrate e uscita dedicate, a volte con separazione fisica. Fate anche molta attenzione perché è perfettamente legale superare a destra, ognuno ha la sua corsia di marcia e tutti o quasi nei cambi di corsia a destra o sinistra azionano gli indicatori di direzione. Questo vale anche nel traffico cittadino e non solo nelle freeway, lo specchietto destro diventerà molto presto il vostro migliore amico.

1/8/2019 -VISALIA – BIG SUR – MONTEREY

big sur diario di viaggioGiornata impegnativa, da Sequoia ci dirigiamo verso la mitica Highway 1 sul pacifico che attacchiamo all’altezza di Morro Bay. Non prima di avere fatto colazione americana presso un ristorante non tanto turistico pieno di persone locali. Abbiamo mangiato divinamente, per fortuna non tutti i ristoranti sono normalizzati a fast food ma ci sono anche posti un po’ più veri e americani.

Morro Bay è molto carina, non tanto grande, una roccia in mezzo al mare tipo panettone stondato è il panorama della zona, lungomare con marina, barche, gabbiani giganteschi e foche o leoni marini in mezzo all’acqua. Un po’ freschino ma molto bello. Sembra il paese di Jessica Fletcher, chiaramente non lo è ma lo ricorda. Pranzo da Giovanni’s, una sorta di self-service all’aperto, mangiamo zuppa di vongole, fritto gigante e pesce in generale. Consigliato.

E poi via alla scoperta della Highway 1. Ogni curva una cartolina, mare stupendo, rocce, strapiombi, le soste ai vari vista point non si contano, i leoni marini, il ponte viadotto più fotografato d’america, l’atmosfera di Big Little Lies si tocca con mano. L’arrivo a Monterey è in serata, cena da Denny’s di fronte al nostro motel e poi a nanna, il viaggio d’andata inizia a farsi sentire.

Tip of the Day: Se viaggiate in più di un nucleo famigliare tenete conto che il tempo che avete previsto per gli spostamenti e le visite dei luoghi sarà molto diverso da quello preventivato. Le esigenze possono essere diverse e non sempre si riesce a fare coincidere le varie pause (bagno, foto, mangiare, bere ecc.).

02/08/2019 – MONTEREY – SAN FRANCISCO

Pacific Grove Pacific Coast Highway
Pacific Grove Monterey

Dopo una frugale colazione al nostro Motel si parte in direzione Carmel By the Sea. Luogo veramente fuori dal mondo, una cittadina molto curata immersa nel verde con case basse e meta di molti artisti, pensionati e direi anche facoltosi. Si respira una tranquillità incredibile, la visita alla spiaggia è surreale, una leggera nebbia alta a volte forata dal sole, una spiaggia bianca, persone che prendono il sole anche se la giornata è un po’ fredda, un golfo molto bello, magico.

Dopo la visita torniamo a Monterey alla ricerca della T-mobile dove acquistiamo una scheda americana da utilizzarsi in caso di emergenza sia per chiamate sia per internet. Un vecchio iphone 5 sarà il nostro muletto. Caso vuole che all’interno di questo centro commerciale all’aperto troviamo un Whole foods, supermercato curatissimo e specializzato nel biologico, il cibo qui è al Top e decidiamo di prendere qualcosa da mangiare al sacco per la giornata, spendiamo una mezza fortuna ma ne vale la pena.

La prossima tappa è la 17 mile drive, un percorso a pagamento in mezzo a campi da golf, ville incredibili e molti vista point. In uno di questi su un tavolo di legno a pochi metri dal mare consumiamo il nostro pranzo. Ci sentiamo come nel ristorante più bello del mondo. Tornati a Monterey la compagnia si divide, in 4 andiamo all’acquario e le donne vanno per shopping nel quartiere adiacente. L’atmosfera è rilassata e Monterey molto carina anche se più grande e trafficata di Carmel.

Ricompattati decidiamo di partire finalmente verso San Francisco, ci sarebbe piaciuto rimanere ancora un po’ ma non ci è stato possibile, saremmo arrivati troppo tardi. Il viaggio verso S.Francisco scorre veloce e dalla freeway ci accorgiamo dai grattacieli e palazzi di vetro che siamo nella zona tra le più ricche del pianeta, quasi tutte le grandi aziende della Silicon Valley hanno sede nei dintorni. L’arrivo a San Francisco di sera è abbastanza traumatico, il nostro Hotel è in zona Union Square quindi zona centrale trafficata.

Trovato e scaricato le valigie andiamo a portare il VAN in un parcheggio a pagamento e finalmente prendiamo possesso dell’hotel. Sono ormai le 22.00, un po’ tardino, decidiamo di mangiare qualcosa di veloce in un Fast food ancora aperto, ma complice la stanchezza e i tanti barboni (meglio dire Homeless) ci fa sentire un po’ insicuri e ci fa ripiegare velocemente verso il riposo.

Tip of the Day: Comprate un frigo di polistirolo (5-10 dollari) da tenere in auto. Con un sacco di ghiaccio che si trova in ogni supermercato o distributore di benzina o gratis nelle macchine del ghiaccio in ogni hotel/motel avrete la possibilità di tenere sempre al fresco le vostre bibite o acqua e anche cibo.

3/8/2019 – SAN FRANCISCO

San Francisco diario di viaggioQuesta città è incredibile, tra le più Europee degli Stati Uniti, e, visto che siamo in tema, la colazione la facciamo da Starbucks, niente uova strappazzate oggi ma una colazione in stile Italiana, ma per quanto mi riguarda con il caffè americano, del quale mi sono già innamorato e che, nonostante l’espresso, va assolutamente rivalutato senza pregiudizi italici. Il bicchierone in mano o in auto sorseggiato con calma mi accompagnerà quasi sempre in questa vacanza. Una bella scoperta.

Il sole e la giornata ci ha già fatto fare pace con la sensazione di insicurezza che avevamo avuto la sera precedente. La notte porta consiglio, la gente in giro è un po’ strana ma ti abitui subito. Gli homeless non sono insistenti e non sembrano più pericolosi, tutto è più rilassato. Abbiamo l’Hotel sul percorso del Cable Car e il suono caratteristico della campanella riempie la via e ci fa spendere le prime foto della città.

Ma oggi vogliamo girare a piedi e partiamo. Attraversiamo le tipiche vie su e giù che tanto abbiamo ammirato nei film, prima China Town e poi North Beach, il quartiere Italiano. Ci dirigiamo verso Coit Tower dove saliamo dopo un fila di circa 1h e pagando l’ingresso in ascensore. Già l’interno vale una visita con tantissimi affreschi, ma la vista dall’alto riserva uno spettacolo ancora migliore su tutta la città di San Francisco, Il Bay Bridge, Alcatraz, e il porto.

Il Golden Gate è un po’ nascosto non solo dalla prospettiva ma anche dalla classica nebbia che la mattina è quasi sempre presente sulla baia. Dopo una mezz’oretta scendiamo sempre in ascensore e prendiamo una scalinata molto ripida (Greenwich steps) dal piazzale della Coit Tower che ci porta verso l’Embarcadero. Se fate questa scalinata (bellissima) a un certo punto sembra terminare in un punto ancora molto alto, ma nel piazzale di arrivo basta tenere la destra una 30 di metri per trovare la parte restante del percorso.

All’Embarcadero purtroppo capiamo che la nostra velleità di andare a visitare Alcatraz si scontra con il fatto che tutti i tour in traghetto sono già prenotati fino alla metà di Agosto almeno, a meno di non acquistare pacchetti turistici molto costosi e con attrazioni che non ci interessano, quindi decidiamo di rinunciare. Su questo non siamo stati previdenti con una prenotazione Online prima di partire ma ce ne facciamo una ragione e anneghiamo i nostri dispiaceri nel seppure molto turistico coloratissimo Pier 39.

È Sabato e si vede, la gente straborda. Prenotiamo a distanza di un’oretta il pranzo al Bubba Gump, lo so è molto turistico ma siamo comunque molto curiosi di provare (è comunque una catena e lo si trova anche in altre città: ad esempio a Monterey se non ricordo male). Nel frattempo la visita al Pier che ospita i leoni marini è d’obbligo, certo che la spiaggia visitata nel Big-Sur due giorni prima che ospitava decine di leoni marini aveva un fascino molto più naturale, ma è comunque molto bello anche perché sono molto attivi e li vedi tuffarsi, inseguirsi e giocare oltre che a spiaggiarsi sul molo.

Il Bubba Gump è un ristorante nella norma, carina l’idea del Forrest Run/Forrest Stop, carini anche tutti i richiami al film Forrest Gump che tutti quanti ci ripromettiamo di rivedere per l’ennesima volta tornati a casa. La spesa tutto considerato è nella media. Dopo il Pier 39 la passeggiata che ci porta al Fisherman Wharf è molto rilassante. Molti artisti di strada, banchetti degli hot dog e altro cibo ci scorrono davanti agli occhi, e il Fishermann Wharf, anche se turistico, ha un atmosfera un po ‘ meno finta rispetto al Pier 39 con i tipici locali dove mangi seafood seduto sui banconi.

Un po’ di shopping nei negozi attigui e poi via a piedi verso il centro città. Un itinerario volutamente casuale ma che ci porta comunque alla parte alta di Lombard Street che percorriamo a piedi verso il basso e dove ci fermiamo rigorosamente in mezzo alla strada per fotografare e quasi farci investire dalle auto che percorrono questa tortuosissima strada. Il pomeriggio inoltrato ci riporta alla realtà e decidiamo di prendere un autobus che ci riporta nei pressi dell’hotel. Nulla di più facile, i biglietti li fa a bordo l’autista (..se non paghi scendi…) ma non danno resto e quindi serve la cifra precisa o superiore.

La serata a cena ci porterebbe al cheese cake factory da dove si ha una buona vista della città, purtroppo una volta saliti in ascensore constatiamo che è strapieno e vista la fame decidiamo di ripiegare al vicino Pinecrest diner. La cena scorre veloce, la qualità del cibo è discreto, il posto affollato ma non rumoroso

Tip of the Day: Nel caso di partenza/arrivo del vostro tour a San Francisco valutate bene se avere l’auto o meno visto che la userete poco o nulla. Se vi trovate a visitarla nel mezzo di un tour prenotate un hotel con il parcheggio incluso nel prezzo se conveniente. Un parcheggio privato costa dai 40 ai 50 dollari al giorno.

4/8/19 – SAN FRANCISCO

lombard street 2
Lombard Street, San Francisco.

Questa mattina sfrutto il fatto di essere vicinisssimo con l’hotel al capolinea del Cable Car in Powell Street, in avanscoperta (è ancora mattina presto) vedo che la coda dei turisti in fila è quasi inesistente, normalmente l’attesa è superiore all’ora, di corsa torno all’hotel e convinco tutto il resto della combriccola a prepararsi velocemente mentre scendo nuovamente a prendere i biglietti del Cable Car per tutti e mi metto in fila.

Il fatto di essere in fila anche per altre persone avevo letto che veniva fatto da tanta gente e tollerato, ma un pochino di timore di fare una brutta figura l’avevo visto che odio chi passa davanti nelle code. Passo il tempo di attesa in fila con i 6 biglietti in mano sgranati come avere le carte da Poker in mano in bella vista come per dire: siamo in 6, non picchiatemi. Mi è toccato fare pure passare almeno due compagnie di persone prima di vedere arrivare i dormiglioni che belli come il sole arrivano con passo rilassato.

Tutti i miei timori si sciolgono come neve al sole, e l’operatore ci indica che tocca a noi. Siamo tra gli ultimi del numero di persone che vengono prese sul Cable Car ad ogni viaggio, questo ci permette di avere i posti migliori e cioè attaccati al palo davanti. In particolare io mi trovo sulla parte destra. Il viaggio verso Mason è bellissimo, il vento in faccia, le salite e discese e lo scollinamento con la vista sulla baia è una bellissima esperienza. Anche guardare l’operatore che manovra due lunghissime leve ha il suo fascino e ti chiedi come poteva essere tanti anni fa quando il cable car era veramente un mezzo di trasporto non solo per turisti.

La giornata è un po’ nebbiosa, infatti arrivati tra Fisherman Wharf e Pier 39 decidiamo di fare colazione e scopriamo un posto bellissimo il Boudin, una via di mezzo tra un bar e un fornaio. Facciamo colazione all’aperto riscaldati dal fungo a gas e riparati da una vetrata tattica che ti protegge dal vento. In effetti la giornata è ancora un po’ freddina e leggermente nebbiosa, decidiamo quindi di aspettare in attesa di capire come volgerà il tempo.

Volevamo fare un giro in barca fino a sotto il Golden Gate ma soprassediamo. Decidiamo quindi di sfruttare il Van, torniamo tramite un filobus/tram storico che fa tutta la circonvallazione da Embarcadero a Market street e andiamo al parcheggio. Presa l’auto ci dirigiamo quindi verso Twin Peaks da dove si ha una visione panoramica della città, nel frattempo il sole inizia a bucare la nebbia. Attraversiamo anche in parte il quartiere di Castro molto carino e pieno di murales sui muri delle case. Da Twin Peaks la vista sulla città è molto suggestiva, il vento però è decisamente fastidioso e dopo qualche foto a vari vista point ci dirigiamo verso il Golden Gate.

Parcheggiamo nei pressi e un percorso pedonale/ciclabile ci porta all’inizio del Golden Gate. Intanto la nebbia si è diradata e il sole risplende sul rosso del ponte. Percorriamo almeno 4-500 metri di ponte e la vista della città dalla baia è notevole. Inutile dire che le foto si sono sprecate da tutte le angolazioni. Tornati all’auto decidiamo di percorrere il Golden Gate verso Sausalito da dove, tramite una strada panoramica molto ben segnalata e attraversando un tunnel, si ha una prospettiva dall’alto del ponte e della città. Ci fermiamo quindi a Sausalito dove mangiamo qualcosa all’aperto sul lungomare.

Nel frattempo la giornata si è fatta soleggiata e calda e ci godiamo la rilassatezza di questa piccola cittadina molto carina. Il ritorno avviene sempre tramite il Golden Gate e decidiamo di proseguire verso le Painted Ladies. Abbiamo fatto una scelta, l’alternativa era una visita al Golden Gate Park ma la sera incombeva. Il navigatore ci fa fare una strada stupenda, con delle salite e discese ancora più caratteristiche e con delle case stupende. La via se non ricordo male è la Divisadero. Terminiamo alle Painted Ladies, che hanno di fronte un piccolo parco ben tenuto dove sedersi ed ammirare la città, che fa capolino da dietro le Painted.

Qui vorresti abitare, ma credo che il costo delle case e gli affitti siano per pochi fortunati al mondo. Ti fai bastare quella mezz’oretta che vorresti fermare nel tempo perché ti senti veramente fortunato a potere ammirare tale panorama. Ma è già ora di rientrare, il sole è calato, torniamo al posteggio e parcheggiamo il nostro fidato Van, la serata ci aspetta, concludiamo con una bella cenetta da Mason Diner vicino al nostro hotel, locale carino e buona cena.

Tip of the Day: A San Francisco sfruttate tutte le possibilità di trasporto possibili in base alle vs. attività, cable car, autobus, tram, uber, traghetti, dart, auto a noleggio se l’avete. Ovviamente il muoversi a piedi rimane il modo migliore per godersi appieno la parte centrale della città.

5/8/2019 SAN FRANCISCO – YOSEMITE – MAMMOTH LAKES

yosemite diario di viaggioGiornata impegnativa visto la tappa, decidiamo di partire presto verso le 9.00. L’uscita dalla città ci mette di fronte il bay bridge con la carreggiata in uscita in basso (quella in entrata è sopra di noi). Salutiamo la città di San Francisco non senza qualche rimpianto per non avergli dedicato almeno un altro giorno, ma ci aspetta finalmente un lungo periodo di visita ai parchi del quale il primo è proprio Yosemite. In uscita il navigatore off line del telefono si perde e ci tocca uscire e rientrare, nulla di male perché ne aprofittiamo per fare benzina e al Seven Eleven, annesso al distributore facciamo colazione con donuts, brioche e caffè da asporto.

Il tragitto è tranquillo, oramai siamo abituati alle freeway americane e siamo alle porte di Yosemite. Una volta entrati il percorso inizia ad essere tortuoso e subito si apre a noi un panorama stupendo con la vallata, e montagne a destra e sinistra e il fiume che scorre sotto. Foto ricordo d’obbligo e via verso il visitor center che è una specie di anello che poi si rimette sulla strada principale. Purtroppo nonostante fosse Lunedì c’era veramente molta gente e dobbiamo attendere per trovare un parcheggio, perdiamo almeno 1,5 ore ma finalmente riusciamo a parcheggiare.

Facciamo qualche trail leggero e andiamo alla Yosemite falls che nonostante l’estate ha comunque una discreta portata d’acqua. Facciamo un altro giretto nel percorso dell’anello dove c’è il fiume che attraversa la vallata e che è praticamente a livello strada e la sensazione è di estrema pace nonostante la presenza di molte persone. Eravamo consapevoli che Yosemite non si può visitare in un giorno ma una piccola idea ce la siamo fatta. È ora di partire, la strada del Tioga pass è incredibile. Anche se siamo abituati ai passi dolomitici, questa strada ha un che di magico, è tenuta perfettamente e gli alberi ci accompagnano fino a quasi in vetta.

Alcuni laghetti sulla destra, complice la discesa del sole, regalano un’atmosfera speciale. Nel tragitto verso lo scollinamento (che è a più di 3000 mt.) un auto ci ferma e ci chiede informazioni perché o non avevano il navigatore o lo smart phone che non prendeva. Una coppia americana sulla cinquantina, stavano andando da almeno un’ora nella direzione opposta, consultata la cartina li abbiamo indirizzati verso la parte giusta (S.Francisco), ci hanno ringraziato enormemente, è sempre bello chiacchierare con le persone del posto sempre molto amichevoli e disponibili.

Lo scollinamento avviene al crepuscolo, c’è ancora un po’ di luce per le ultime foto delle vette dolomitiche che ci avvolgono prima di iniziare la veloce discesa che ci porterà alla parte orientale della Sierra. La strada a due corsie per senso di marcia è sgombra di traffico e verso le 21.30 arriviamo a Mammoth Lakes.

Tip of the Day: Oltre al navigatore considerate comunque che una cartina della zona può essere sempre utile per capire dove si è e avere una visione generale e panoramica. Io consiglio di averla sempre, vi può trarre d’impiccio in situazioni di emergenza.

6/8/2019 MAMMOTH LAKES – BODIE – DEATH VALLEY – PAHRUMP

death valley diario di viaggioLa mattina fresca mi porta a una piccola passeggiata per il paese, un località considerata di Montagna dove d’inverno si scia o si va con snowboard. D’estate le attività sono molteplici, Mtb, bici, canoa sui laghi al di sopra del paese e tanto altro. Fuori incontro un signore americano molto simpatico che mi saluta e si mette a chiacchierare, è di Reno ed è diretto a Yosemite, ha un pick-up con un carrello cabinato abbastanza grande, da quello che capisco è un pescatore e sta aspettando che un bar apra per un caffè.

Mi chiede di dove sono, chissà se ha chiaro dov’è l’Italia rispetto all’Europa. Successivamente al mio ritorno in Motel (Quality Inn, consigliato) facciamo un’ottima colazione salata e dolce e partiamo alla volte della ghost town di Bodie. Dopo circa un’oretta arriviamo all’inizio del parco e paghiamo l’ingresso in quanto non compreso nel pass e percorrendo una strada sterrata arriviamo al parcheggio. La cittadina di Bodie ha una bella storia ed è conservata abbastanza bene. Molti edifici hanno solo la vista all’interno attraverso il vetro ma in alcuni è possibile entrare.

Questa città fu abbandonata definitivamente a cavallo degli anni ’40 e quindi alcuni reperti sono abbastanza recenti (scatolette di cibo, c’è una piccola palestra, ci sono alcuni piccoli furgoni o camion con motore a scoppio). La visita dura circa un’oretta, non credo valga la pena dedicare molto di più a meno di essere estremamente interessati. Ripreso il Van torniamo verso Mammoth Lakes e poi in direzione Death Valley. Per molte miglia l’ambiente è ancora abbastanza verde per poi diradarsi piano piano nell’avvicinarsi all’ingresso della Death Valley.

Il bivio che ci fa deviare è una cartolina con la strada dritta con tantissimi dossi e sullo sfondo le montagne che delimitano la Death Valley. Vediamo le auto che arrivano da almeno 3-4 miglia in distanza il che ci da la possibilità di fare in tutta sicurezza alcune foto con noi in mezzo alla strada e lo sfondo in lontantanza. È un classico, lo so ma è irresistibile. Ci arrampichiamo sulle montagne a un altezza di almeno 6000 piedi se non di più, per poi ridiscendere attraverso una strada molto ben tenuta ma comunque tortuosa.

Il primo punto che vediamo sono le Mesquite Flat sand dunes, ci fermiamo e la luce è stupenda, il posto è veramente magico, il silenzio contemplativo, il passeggiare sulle dune con lo sfondo della montagna è un esperienza da non perdere. Nonostante l’orario del tardissimo pomeriggio la temperatura segna 116 F°, praticamente un phon acceso ma l’umidità non è elevata e tutto sommato è quasi peggio la pianura padana con 35°C. La sosta allo Stovepipe wells è d’obbligo per un veloce ristoro, e poi via verso Zabriskie point. Arriviamo che è tramontato il sole, i colori di Zabriskie sono veramente stupendi complice la luce e ce ne andiamo che è quasi buio. Una mezz’oretta è il minimo sindacabile per godersi questo punto che ha un fascino molto particolare.

Dobbiamo quindi partire per raggiungere il Motel che è a Pahrump, purtroppo sbagliamo un bivio e allunghiamo di almeno 20 miglia che diventano eterne. Una strada dritta, completamente deserta ma ottimamente tenuta con tutti i catarifrangenti al centro strada ci porta all’hotel. Innumerevoli animali ci attraversano la strada (scoiattoli ? Conigli selvatici ? Road runner ?), finalmente arriviamo al Best Western, la presenza delle insegne Casino ci dicono che siamo già in Nevada da un po’.

Tip of the Day: Se vi ispira la visita della Death Valley considerate che porta via molto tempo, dedicate quindi più di una mezza giornata per poterla esplorare in maniera adeguata.

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7/8/2019 PAHRUMP – DEATH VALLEY – LAS VEGAS

Parchi California Death ValleyLa visita del giorno precedente alla Death Valley non ci ha soddisfatto pienamente, quindi dopo un’ottima e abbondante colazione al Motel decidiamo di tornare percorrendo a ritroso almeno 60-70 miglia ed entrando attraverso una strada che ci porterà direttamente al Basinwater. La discesa verso la depressione più bassa del Nord America è abbastanza lunga ma molto scenografica e in lontananza iniziamo a vedere la valle che nella luce abbagliante fa già trasparire una lunga lingua bianca del lago salato.

La temperatura è decisamente alta e i cartelli ricordano che il caldo può uccidere, nonostante questo molte persone si avventurano e percorrono molta strada sulla superficie dura bianca abbagliante del sito. È inutile dire che il posto è molto bello e vale la pena visitarlo. Dopo il Basin è la volta dell’Artist palette, una deviazione dalla strada principale che ci porta a vedere questa montagna che racchiude tantissimi colori e sfumature diverse, la strada è abbastanza stretta e se non ricordo male a senso unico, si attraversano alcuni punti con le pareti delle rocce che quasi le puoi toccare.

Gli altri punti della Deat Valley (tipo Dante’s View o The Castle sono abbastanza distanti) e la temperatura inizia a salire, il sole è alto e i colori della sera precedente sono più difficili da vedere e quindi decidiamo di partire per Las Vegas (o come dicono gli americani: Vegas). Uscita dalla Death Valley, il tragitto verso Vegas è abbastanza corto, ma complice anche un temporale abbastanza importante e un certo languorino ci fermiamo in un MC Donald.

La pioggia a Las Vegas è abbastanza rara d’estate, la temperatura quindi è un po più clemente ma il progetto di rilassarci alla piscina dell’Hotel naufraga velocemente. Il ns. Hotel è l’Harra’s e devo dire che è un buonissimo hotel abbastanza vicino a molti Casino famosi (Bellagio, Cesar’s, Venetian e Mirage). La piscina è veramente molta bella, la pioggia però rovina i piani e la minaccia di fulmini fa sì che il personale faccia uscire tutti.

Peccato, non ci resta che buttarci nelle luci di Las Vegas, la coppia decide di passare una serata in giro da soli, noi andiamo in giro per Casinò ma soprattutto a goderci gli spettacoli gratuiti del Bellagio. Sono sincero non ho mai amato Las Vegas, ma tutto sommato una serata è sempre piacevole, la città era veramente stracolma di gente che occupava entrambi i viali della strip, la gente che si incontra è il vero spettacolo in quanto si vede veramente di tutto. Il fine serata ci porta al Venetian con il suo cielo finto i molteplici negozi senza fine e una pseudo Piazza San Marco attraversata dal canale con tanto di gondole e gondolieri. Vabbè…

È inutile chiedersi tutto questo sfarzo, luci, negozi, i viali illuminati a giorno da dove deriva, dal gioco d’azzardo principalmente. Qualcuno vincerà anche, ma il resto dei giocatori compenseranno ampiamente, rimane però anche un piccolo sogno di ognuno di noi, vincere qualche migliaio di dollari e spenderli in giro per Las Vegas in una qualche Limousine in divertimento puro. Se dovesse succedere, tranquilli siete nel posto giusto per sperperare la vincita.

Tip of the day: Las Vegas è abbastanza economica come hotel, puoi soggiornare veramente in posti stupendi con cifre oneste a patto di farlo nei giorni tra la settimana ed evitare Venerdì e Sabato dove anche gli hotel sono molto cari.

8/8/2019 – LAS VEGAS – VALLEY OF FIRE – PANGUITCH

Vegas, sole mattutino. Parte della compagnia decide di usufruire almeno un’oretta della piscina. Io e mia moglie invece vogliamo provare l’ebbrezza del gioco. Budgetizziamo 20 dollari e ci buttiamo su una slot machine da 25 cent a giocata. Dopo appena 10 minuti il gioco finisce e siamo contenti di avere lasciato l’obolo alla città che desideriamo ritrovare con le mille luci la prossima volta.

La partenza è quindi per le 10.30 direzione Valley of Fire, a poco più di mezz’ora. È uno state park e quindi la tessera annuale non vale. Appena entrati una serie di rocce a destra molto particolari strappano le prime foto, percorriamo la strada e il panorama è molto bello. Decidiamo di fare un trail medio facile, fa molto caldo. Incontriamo una famiglia di Italiani che hanno smarrito il loro ragazzo di 17 anni, il percorso non è pericoloso ma stretto ed è facile prendere un trail diverso dal percorso. Facciamo del nostro meglio per dare una mano a cercarlo, fortunatamente dopo una mezz’oretta il ragazzo ricompare sano salvo e…sudato.

Il posto è molto bello e poco trafficato di gente ed è una piacevole scoperta. Il caldo però non aiuta e qualcuno di noi ha necessità di ritornare indietro e rimanere all’ombra. Decidiamo quindi di prendercela con calma e di visitare altri vista point con l’auto, avvistiamo uccelli maestosi (aquile? falchi?) e un muflone di montagna con le corna ricurve molto grande. Il suo mantello quasi si confonde con le rocce, il cielo terso e blu intenso completa il quadro.

Usciamo da Valley of Fire e l’aria condizionata è la nostra migliore amica per la mezz’ora successiva, ci dirigiamo verso Bryce Canyon. Lo Utah ci viene incontro, le prime montagne lo preannunciano e arriviamo quindi nei pressi di Zion National Park ed entriamo. Una serie di tunnel sulla strada e poi la strada che devia a sinistra per entrare all’interno dello Zion. Non abbiamo tempo di vederlo, ci accontentiamo del panorama di contorno di montagna e qualche fiume che attraversa la vallata. Abbiamo letto che è molto attrezzato con gli shuttle ma bisognerebbe dedicare almeno un giorno intero.

Incontriamo una compagnia di Salt Lake City che passerà una settimana di vacanza nei pressi del parco e ci dicono che vale la pena percorrerlo in lungo e in largo sui sentieri. Continuiamo verso Bryce, la strada attraversa una vallata molto verde e larga con un fiume sulla destra e centinaia di caprioli o daini che bevono e mangiano. Abbiamo paura che qualcuno possa attraversare la strada e riduciamo la velocità, Panguitch è vicina, arriviamo a buio inoltrato. La fame si fa sentire e dopo aver preso possesso della camera del Motel andiamo a cercare un posticino per la cena. Troviamo lo Smokehouse Cafè, un posticino caratteristico dove ci concediamo una cena veramente ottima.

Tip of the day: Il Nevada è veramente molto caldo d’Estate, se visitate i parchi di Valley of fire o Red Rock Canyon abbondate con acqua e/o bevande sportive prima di sentire sete, il calo di pressione o colpo di calore sono sempre possibili.

9/8/2019 – PANGUITCH – BRYCE CANYON – MOAB

Tessera Parchi America The Beautiful

In vista della giornata intensa la colazione compresa al Days Inn ci viene in aiuto. Nulla di incredibile ma comunque leggermente superiore al Motel 6. Ci dirigiamo verso Bryce Canyon, valutiamo se usufruire degli shuttle ma tutto sommato non c’è il pienone e i parcheggi sono praticabili e quindi facciamo con l’auto. Partiamo dal punto più lontano e veniamo a ritroso. La prima vista che si allarga al nostro orizzonte lascia senza parole.

I colori degli hoodos e il contrasto con il cielo pervade le persone che sono veramente in contemplazione di fronte a questo miracolo della natura. È un anfiteatro naturale, non c’è nessuna foto o nessun video che può dare l’idea della maestosità di questo posto. Facciamo altri punti di osservazione e percorriamo il Navajo loop che appunto in un’oretta ci permette di scendere e risalire dal Sunset Point ed osservare dal basso gli hoodoos. Vorremmo rimanere ancora e poter fare anche tutti gli altri trail che attraversano il parco e ci pentiamo di non avere pensato di rimanere almeno due notti.

È già pomeriggio, molti caprioli o similari sono ai bordi della strada che attraversa il parco, dobbiamo ripartire direzione Moab. Ci fermiamo subito fuori dal parco in un grande complesso con annesso supermercato e hotel per rifocillarci con qualche sandwich prima di ripartire. La strada verso Moab scorre veloce, e nel tardo pomeriggio arriviamo al Motel che ci ospiterà per due notti. È un motel 6 essenziale con una piccola piscina dove decidiamo di passare quel poco che rimane del pomeriggio, e prepararci per la sera.

Ci dirigiamo quindi verso il centro di Moab, una cittadina abbastanza vivace, almeno d’estate. Rispetto a tanti anni prima sembra molto cresciuta. Decidiamo di mangiare a un ristorante messicano, carino, il Miguel Baja’s grill e molto valido dove il cameriere che è originario della zona parla un americano molto chiaro e comprensibile e che ci dà qualche consiglio per le escursioni del giorno successivo.

Tip of the day: Se per comodità vi siete portati poco abbigliamento, in ogni motel, anche i più semplici, è presente una lavanderia self service . Con circa 2,5-3,5 dollari in moneta è possibile lavare e asciugare gli indumenti per 3-4 persone in circa 1,5-2h massimo.

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10/08/2019 – MOAB – ARCHES NATIONAL PARK – CANYONLANDS – DEAD HORSE POINT – MOAB

canyonlands diario di viaggioSapendo che Arches National Park è un parco molto trafficato partiamo la mattina presto dopo avere fatto una colazione molto veloce. La strada verso il parco è già panoramica di suo e ci arrampichiamo su un costone di roccia rossa che poi ci porterà al parco. Riusciamo a trovare il parcheggio senza grossi problemi anche se eravamo già quasi al limite del riempimento totale. Decidiamo quindi di iniziare dal percorso del Delicate Arch, quello più famoso. Il percorso non è difficile ma è comunque impegnativo perché ha un dislivello di circa 200 mt. ma soprattutto perché il caldo inizia a farsi sentire già alla mattina. Ci vogliono almeno 45-60 minuti di percorso per arrivare, ma la fatica viene ripagata al cospetto del Delicate.

Sembra piccolo ma quando ci avviciniamo capiamo quanto in realtà sia decisamente molto alto e largo, basta farsi fare una foto sotto l’arco e poi guardarla per capire. Rimaniamo almeno un’oretta per goderci il panorama e facciamo ritorno. Alcuni di noi rimangono in auto un po’ provati dalla salita al Delicate, mentre io e mio fratello ci dirigiamo sul trail che porta al Landscape Arch. Vediamo un paio di archi molto belli ma non arriviamo in fondo, non perché siamo stanchi ma perché gli altri ci aspettano e non vogliamo lasciarli troppo sotto il sole in macchina.

Usciamo quindi dal parco degli Archi e torniamo al Motel per riposarci non prima di una piccola pausa da Wendy’s, solita catena fast food ma che a noi è piaciuta abbastanza in quanto hanno anche insalate decisamente buone. Nel tardo pomeriggio ci rechiamo allo Sweet Cravings Bakery e ci facciamo fare dei Sandwich (molto buoni), prepariamo il frigo con le bevande e partiamo alla volta di Canyonlands e Dead Horse Point.

Facciamo prima il Canyonlands National Park arrivando quasi fino in fondo e percorrendolo a ritroso e fermandoci nei vari vista point. Il panorama è maestoso, la gente poca, i colori fantastici, un parco meno conosciuto ma veramente una vera sorpresa. In un vista point c’è un arco con dietro tutto il panorama e precipizio che è una cartolina, conosciamo una famiglia molto simpatica che viene dalle vicinanze di Seattle, tutto è molto naturale, anche essere lì con persone che non conosci ma che sono complici di quei momenti magici.

Rimarrei all’infinito, ma il programma era di andare al Dead Horse Point, vedere il tramonto e successivamente cenare all’aria aperta e si sta facendo tardi. Quando arriviamo è quasi l’ora del tramonto, ma il panorama che ci aspetta è veramente magico. Poca gente in religioso silenzio che aspetta che il sole termini dietro al canyon alla nostra destra con sotto in fondo l’ansa del fiume. La leggenda sul nome del posto diventa improvvisamente molto reale, immagini quasi la scena dei cavalli che si gettano nel precipizio per potere sfuggire alla cattura e abbracciare la morte ma anche la libertà per sempre.

Non a caso forse la scena finale del film Thelma e Louise è stata ambientata qui. Scatto decine di foto, il rosso delle rocce diventa sempre più acceso, diventa difficile con le parole descrivere quello che vediamo, quello che sentiamo (il vento, solo il vento), il profumo dell’aria. Terminiamo la serata su un tavolino del parco a cenare con le luci artificiali degli smartphone, una cena semplice, ma che non dimenticheremo mai.

Tip of the day: Se il viaggio è itinerante consiglio ogni 4-5 giorni al massimo di rallentare un pochino e/o spendere due notti nelle località più interessanti e di non farsi prendere troppo dalla smania di vedere troppe cose. Informarsi preventivamente permette di fare le scelte migliori in base alle proprie necessità e desideri.

11/08/19 MOAB – VALLEY OF GODS – MEXICAN HAT – MONUMENT VALLEY

forrest-gump-point-monument-valleyLa giornata inizia con calma, non abbiamo voglia di correre, ne approfittiamo per sfruttare la lavanderia interna del motel 6, check out e colazione da Sweet cravings bakery. Questa volta cediamo alla nostra cultura italica e consumiamo caffè, caffè latte e diversi dolci che sono veramente molto buoni. Partenza per Mexican Hat attraverso la US191, la tappa è abbastanza breve, il panorama con montagne e poi varia con pianura e montagne in lontananza, ogni tanto qualche paese.

Poco prima di Mexican Hat deviamo a destra per Valley of Gods, una strada sterrata rossa che ci porta in questa mini Monumet Valley. Non c’è ingresso a pagamento. Il giro è molto carino ma soprattutto poco o per niente trafficato, si percorre tutta la strada e ci si ferma a vari Vista Point. Facciamo diverse foto con la massima tranquillità, percorriamo tutta la strada e poi ci rimettiamo sulla strada principale alla volta dell’Hat Rock Inn il ns. hotel.

Ci aspetta un po’ di relax nella piscina annessa dalla quale abbiamo una bella vista sul fiume San Juan che passa dietro. Abbiamo in programma di partire con calma alla volta della Monument Valley verso le 17.30 per poi entrare nella valley e goderci il tramonto. Verso la Monument ci aspetta un panorama veramente epico e mitico, percorriamo la strada e ci fermiamo qualche miglia prima in un punto molto famoso (non abbiate paura appena ci arriverete lo capirete subito) proprio di fianco a un piazzola dove c’è il Forrest Gump Point. È da qui che si scattano le foto più belle con lo sfondo della vallata che fa da preludio alla visita. Attenzione alle auto in entrambi i sensi quando scatterete la tipica foto dalla mezz’aria della strada. Molti sono turisti e quindi probabilmente si fermeranno anche loro, ma qualche pick-up tira dritto anche a grande velocità, evidentemente abitanti della zona che non vedono forse di buon occhio la presenza di tanti turisti tra l’altro pure in mezzo alla strada.

Prima della Monument facciamo tappa al Goulding dove c’è un distributore e una grocery per uno spuntino, poi via verso l’ingresso. L’entusiasmo si spegne una volta che ci fermiamo per la lunga fila all’ingresso. Perdiamo quasi un’ora, paghiamo 12 dollari aggiuntivi perché siamo in 6, si raccomandano di venire il giorno successivo visto che l’ingresso vale 24 h perché la Scenic Drive chiude alle 19. Sgommiamo, visto che mancano pochi minuti ed entriamo nella vallata in zona cesarini.

Subito notiamo alcune auto non 4×4 che fanno non poca fatica a percorrere la strada sterrata in salita in uscita complice non poche buche. Ci fermiamo ai primi vista point ma quando siamo al bivio che puoi percorrere solo a senso unico decidiamo di tornare indietro in quanto dopo pochi minuti sarebbe tramontato e non volevamo perderci questo spettacolo dal piazzale annesso al parcheggio.

Tra l’altro notiamo che il nostro Van ha le gomme anteriori molto consumate e il dubbio di potercela fare sulla salita in uscita ci mette molta preoccupazione. Riusciamo a salire l’ultimo pezzo con un po’ di fatica facendola praticamente tutta giù di mano per evitare le buche che ci avrebbero sicuramente creato non pochi problemi, ed usciamo dalla scenic drive del parco esultando. Stavolta al Navajo di turno che ci avrebbe trainato con un pick-up a suon di decine di dollaroni è andata male.

Lo spettacolo del tramonto dal piazzale sul muretto non lo dimenticheremo mai. I butte diventano di un rosso acceso e l’atmosfera ha un qualcosa di magico, la foto dei miei figli da dietro che contemplano tale spettacolo è ora sfondo del mio smartphone. Rimaniamo fino a buio inoltrato quasi tra le ultime auto a lasciare il piazzale. È periodo di quasi luna piena e purtroppo le stelle non fanno capolino nell’infinito, sarebbe stata la ciliegina sulla torta ma dobbiamo accontentarci.

Il ritorno verso Mexican Hat si consuma sulla stessa strada ma ora il buio è decisamente profondo e l’assenza di vita ti fa sentire veramente nel nulla o nel ‘middle of nowhere’ se preferite, ma ora la pancia brontola e la vista del piccolo agglomerato di case dove ha sede il ns. hotel ci rassicura. Decidiamo di fermarci all’Olde Bridge Grill proprio sul ponte che attraversa il San Juan river. Il posto è molto tipico, gestito rigorosamente dai nativi e con un menù molto vario. È abbastanza tardi per lo standard americano (sono le 10) ma ci servono senza problemi con molta gentilezza.

Tip of the day: Valutate voi se spendere cifre abbastanza alte per appollaiarvi sui camion aperti dei nativi per entrare nella valley e tornare pure belli coperti di sabbia rossa e accaldati oppure entrare con la vs. auto. In definitiva vanno bene tutte, anche le berline, magari controllate le gomme prima e non dopo ma tenete anche presente che le compagnie di noleggio in teoria vieterebbero la percorrenza di strade non asfaltate facendo decadere ogni tipo di garanzia.

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12/08/19 MEXICAN HAT – GOOSENECKS – PAGE – MARBLE CANYON – PAGE

horseshoe bend diario di viaggioLa mattina sarebbe perfetta per tornare alla Monument Valley, godere l’alba e terminare la Scenic drive, ma le gomme lisce quasi parlando ce ne sconsigliano l’eventualità. Abbiamo Page che ci aspetta con Antelope prenotato (qui siamo stati previdenti prenotando da casa) e non vogliamo rischiare di incappare in qualche imprevisto che ci avrebbe messo in pericolo la visita e i quasi 60 dollari a testa già pagati oltre a una sveglia generale problematica ai più della compagnia.

La mattina quindi io e mio fratello, svegli già di buon ora, ci rechiamo prima al punto di Mexican Hat da dove deriva il nome del posto per qualche foto e poi al Goosenecks Point. Sono le 7.30 e la casetta all’ingresso del parco è chiusa, nessun ranger o personale. Il Goose Neck non è un National park e si paga l’ingresso. Nell’eventualità si chiede ai visitatori di riempire una busta con i bigliettoni dentro e depositarla all’interno di una teca. Abbiamo già utilizzato questa modalità per la visita di una cascata nel percorso del Big Sur, tra l’altro con percorso mezzo chiuso e impossibilità di arrivare al punto previsto.

Decidiamo quindi che forse è il caso di non prendere una seconda fregatura e vediamo che praticamente il parcheggio è a 50 mt. e il Goosenecks è proprio li adiacente. E non c’è anima viva, solo noi. Corriamo il rischio della brutta figura e rimettiamo in tasca la banconota verde (mi sembra 10) e ci fermiamo sul ciglio ad ammirare questo angolo di canyon. Praticamente è come il Dead Horse Point ma con un’ansa in più, forse un po’ più basso e con un panorama di fondo leggermente diverso ma con il fiume che si vede perfettamente laggiù in fondo, resta comunque un posto che vale la pena visitare, se è mattina presto sapete già che sarete da soli o quasi.

La partenza per Page avviene con estrema calma, ripassiamo davanti al bivio per Monument e con dispiacere decidiamo di proseguire per Page. Il percorso avviene prima attraversando alcune montagne e poi deviando dalla strada principale su una strada abbastanza poco battuta. Arriviamo al Motel con largo anticipo e ci prepariamo alla visita dell’Antelope Canyon. Non trovando posto all’Upper nelle ore considerate top al momento della prenotazione dall’Italia, decidemmo di visitare il Lower.

Arrivati sul posto (Ken Tours) ci avvertono che non possiamo portare zainetti e neanche marsupi alla cintura, si può portare un piccolo zainetto o busta rigorosamente trasparente. Non abbiamo capito il motivo ma questa regola è assolutamente fatta rispettare a tutti. È veramente molto caldo, la temperatura supera i 40 °C. Al nostro turno le guide dividono il gruppo in tanti sottogruppi di max. 10 persone circa e ci accompagnano all’ingresso del canyon.

Mentre da quello che ho capito l’Upper prevede uno spostamento in jeep, la visita del Lower è fatta a piedi, l’ingresso infatti è nelle vicinanze, 3-400 mt. forse meno. Siamo su una spianata e non ci capacitiamo di dove possa essere il canyon che è infatti sotterraneo. Alcune spaccature nel terreno ne anticipano la presenza. Si scende quindi tramite alcune rampe di scale di metallo verso il basso direi almeno 15-20 mt. Nulla di eccessivamente difficile, è quindi un escursione adatta anche ai bambini.

La visita procede con tranquillità e Antelope si svela nel suo splendore, rocce levigate e con mille sfumature di colori che attraversiamo a volte con qualche piccola difficoltà di passaggio laterale, ma niente di claustrofobico. In alcuni punti la luce filtra dall’alto, non fa i coni di luce nell’orario della ns. visita (3 del pomeriggio), ma in alcuni punti l’effetto è comunque notevole. Le foto si sprecano, in certi punti abbiamo la possibilità di fermarci e fare foto solamente a noi o comunque in solitaria. Il canyon è molto lungo, almeno 4-500 mt. se non di più ed è in leggerissima pendenza in salita.

La ns. guida ci dà alcuni consigli di come fare le foto alle rocce e ai punti più belli. L’uscita arriva troppo velocemente, vorresti tornare indietro a rivedere tutto ma non è possibile. L’escursione, anche se è un po’ costosa, vale i soldi spesi, meno male che è stata prenotata anticipatamente perché c’erano persone che erano in lista di attesa dalla mattina per potere entrare. Dopo la visita di Antelope abbiamo in programma di andare a vedere il Marble Canyon e poi verso il Lee’s Ferry. La deviazione è abbastanza lunga, almeno un ora dove ci arrampichiamo sulle montagne per poi ridiscendere e deviare verso Lee’s Ferry.

Passiamo il Colorado e ci fermiamo a passeggiare sul vecchio ponte in ferro. La vista è eccezionale, le pareti rosse del canyon e sotto il Colorado. Tecnicamente questo è l’inizio di quello che sarà poi il Grand Canyon. Proseguiamo e ci fermiamo dopo qualche miglia in un punto che si chiama Paria Beach dove è possibile arrivare al fiume Colorado dove noi dalla riva entriamo nell’acqua. In quel punto il fiume è tranquillo, ma verso la roccia del canyon che lo delimita c’è una bella corrente con delle rapide.

Meglio non avventurarsi oltre e rimaniamo in ammollo fino al massimo a 1 mt, l’acqua è veramente freddissima e non è male visto la giornata molto calda, ma dopo poco si è costretti a risalire. Conosciamo due signore americane gentilissime, una è di Flagstaff e la sua amica di Atlanta con le quali chiacchieriamo un’oretta e che ci danno un sacco di informazioni. Il posto è poco battuto dai turisti e ci chiedono come abbiamo fatto a sapere di quel punto abbastanza solitario.

È ora di tornare verso il Motel e sulla strada di ritorno vediamo il punto di ingresso per l’Horseshoe bend. Ci chiediamo se fosse il momento giusto ma vediamo il parcheggio molto pieno e rimandiamo la visita al giorno successivo. La serata scorre tranquilla al ristorante italiano Strombolli’s, pizza non male, primi italiani rivedibili.

Tip of the day: Se vi muovete tra Monument e Page o viceversa, come spiegato molto bene nel ebook di viaggi-usa.it, tenete conto che c’è un ‘ora di differenza. In meno verso Page e in più verso Monument. È importante sottolinearlo visto che possono esserci orari da rispettare per eventuali visite ai parchi o attrazioni.

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13/8/2019 PAGE – GRAND CANYON – FLAGSTAFF

Grand Canyon cosa vedere: Desert View

Oggi è un giorno speciale, ci muoviamo verso il Grand Canyon che è un po’ il re dei parchi a sfondo canyon secondo me. A Page ci fermiamo ad un supermercato Safeway dove facciamo la spesa per la prima colazione (hanno delle paste buonissime e anche molto a buon mercato rispetto a Starbucks dove acquistiamo solo il caffè) e poi ci facciamo fare dei panini con ingredienti a scelta per poterli consumare al Grand Canyon.

Ci fermiamo subito all’Horseshoe bend, non è prestissimo e quindi il parcheggio è già molto pieno ma soprattutto già abbastanza caldo. C’è molta gente e il percorso per arrivare al punto panoramico non è lunghissimo, in leggera discesa (15-20 minuti) ma impegnativo per via del sole. Obbligatorio portarsi un po’ d’acqua. Una volta sul ciglio del canyon ci si apre una stupenda visione con la montagna in mezzo a mo’ di zoccolo e il Colorado che compie quasi un cerchio. È differente rispetto agli altri che abbiamo visto, il fiume è lontano ma nello stesso tempo quasi ti viene da toccarlo.

Il contesto è molto bello e ci colpisce il fatto che ci sono alcune imbarcazioni che stanno solcando il Colorado ed effettivamente sono un puntino nel fiume, distingui bene solo la scia che lasciano. Sarebbe stato molto bello poter navigare su quel pezzo di fiume così come navigare anche solo per un paio di ore sul Lago Powell.

Le foto che facciamo sono veramente tante e dedichiamo almeno una mezz’oretta alla contemplazione nonostante il caldo. Recuperiamo il van dal parcheggio e partiamo alla volta dell’ingresso Est del Grand Canyon che raggiungiamo in circa 2 ore. Percorriamo la Desert View e il primo stop è alla Watchtower. Questa torre è praticamente sul margine del canyon e la vista che si apre sia alla base che salendo sulla torre del Grand Canyon è veramente da togliere il fiato.

Imponente, impressionante, gli aggettivi non bastano a descriverlo, bisogna viverlo e contemplarlo con calma. Il Colorado scorre in fondo quasi ad un miglio più in basso. Rimaniamo una mezz’oretta e una Ranger molto gentile ci dà qualche indicazione sui punti successivi che vale la pena vedere. Ci fermiamo quindi al Grandview point secondo me il punto più bello della Desert View, poi al Lipan. Ci fermiamo qualche miglia prima del Visitor Center presso un un’area picnic all’ombra degli alberi per consumare il nostro pranzo/merenda.

Proseguiamo quindi per il visitor center, ma poco prima incontriamo molti cervi senza corna ma abbastanza grandi che sono al bordo della strada. Arriviamo al parcheggio del Visitor Center nel tardo pomeriggio e troviamo fortunatamente posto per il van. Percorriamo quindi il rim trail da Yaki a Yavapai e Mather point. Sono tutti punti di osservazione incredibili, il percorso a piedi che facciamo è perlopiù asfaltato e passa spesso a pochi metri dal ciglio del Grand Canyon.

A me è piaciuto molto Yavapai. Mia figlia ha adottato virtualmente tutti gli scoiattoli del parco che fanno capolino e che aspettano che qualcuno gli dia da mangiare qualcosa. Le foto si sprecano, molte persone fanno foto in posti improbabili e anche pericolosi, evidentemente non soffrono dell’altezza come il sottoscritto.

Arriviamo alla fermata del Visitor Center dove lo shuttle che percorre Hermit’s Road parte. Prendiamo lo shuttle e ci fermiamo al secondo punto, ma il sole si prepara al tramonto e quindi ritorniamo verso l’auto e ci godiamo il tramonto dall’attacco del Bright Angel trail. È ora di tornare all’auto e approfittiamo dello shuttle interno che ferma al visitor center e che ci riporta al parcheggio. La sera incombe, siamo un po’ stanchi e Flagstaff è a circa 1 ora e mezza.

Nell’uscire vediamo il villaggio di Tusayan, molto carino e veramente a pochissima distanza dal parco. Peccato non avere trovato posto. La strada verso Flagstaff è praticamente quasi tutta dritta, abbiamo un po’ di apprensione perché sono segnalati per almeno 50 miglia presenza di cervi, è buio e trovarsi davanti un animale del genere sarebbe un bel problema. L’arrivo a Flagstaff è a serata inoltrata, decidiamo quindi di andare a piedi a mangiare al Cracker Barrel, un ristorante dietro al nostro motel . Una sorta di negozio di souvenir, alimentari e con un ristorante annesso dove mangiamo veramente molto bene, una piacevole scoperta.

Tip of the day: Nel caso di visita al Grand Canyon una sistemazione vicina (Tusayan o all’interno del parco) sono soldi ben spesi. Il parco è grande e poterlo vedere anche il giorno successivo anche solo una mezza giornata sarebbe la cosa migliore. Nel caso di assenza di nubi e assenza di luna anche il cielo stellato sopra il grand canyon di sera è sicuramente uno spettacolo da non perdere.

14/8/2019 FLAGSTAFF – ROUTE 66 – HAVASU LAKE

route 66 diario di viaggioAncora con gli occhi il Grand Canyon ci apprestiamo alla partenza per la tappa successiva. Una considerazione ancora sul Grand Canyon. Me lo ricordavo abbastanza diverso nella visita di quasi 30 anni fa. Mi sembrava più selvaggio, meno verde e sicuramente meno attrezzato. Ho l’impressione che molte cose siano state cambiate, posizione del parcheggio, gli hotel del visitor center e anche tutto il percorso del rim trail me lo ricordavo spoglio. È tutto molto più curato, evidentemente hanno investito nell’infrastruttura generale e lo hanno fatto molto bene. Bravi.

La colazione è abbastanza semplice al Super 8 dove abbiamo soggiornato e dopo una breve pausa al negozio/ristorante della sera precedente per un po’ di shopping partiamo. Flagstaff è una città molto carina, ordinata e anche abbastanza grande. C’è un centro storico dove alcuni caseggiati di mattoni e negozi in tema ricordano il passaggio della Route 66 che cerchiamo di percorrere nella sua interezza verso Williams. Purtroppo una parte è stata sostituita dalla Interstate ma verso Williams riprendiamo la R66, ci fermiamo per una colazione rinforzata proprio a Williams vicino ad un cartello enorme della R66 in un cafe stile anni ’50 dove consumiamo una bella colazione all’americana e facciamo una passeggiata in una via parallela dove ci sono molti negozi tipici.

Riprendiamo la nostra strada verso Seligman, la cittadina che ha ispirato il film Cars. La strada è dritta, la vegetazione poca. Di fianco a noi a sx. per tutta la strada corre una ferrovia dove passano treni merci che sono infiniti. Abbiamo contato anche 140 vagoni consecutivi e 3 locomotive in serie per il traino. La ferrovia ha ancora un gran fascino nell’immaginario collettivo del west americano. Arriviamo a Seligman. Tutto è incentrato sulla R66 e troviamo molti veicoli che richiamano appunto il film. Il paese è molto piccolo ma è impossibile non fermarsi per qualche acquisto o per refrigerarsi in quanto fa molto caldo.

Ripartiamo alla volta di Kingman rigorosamente sulla R66, il panorama è abbastanza piatto, cespugli a destra e sinistra pochi i veicoli. Incontriamo piccoli paesi prima di Kingman che è una cittadina abbastanza grande e curata, ci fermiamo al museo della R66 al Visitor Center. Fa molto caldo e quindi decidiamo di visitare il museo a tema R66 che è carino ma nulla di più. Spendiamo qualche foto all’esterno dove c’è una locomotiva gigante in esposizione e dopo un piccolo riposino sul prato attiguo proseguiamo per Oatman.

Il bivio a sinistra dopo pochissimo dal visitor center ci immette sulla historic R66. Per un bel po’ la strada è diritta ma le montagne stanno arrivando. La bloody R66 è il pezzo più tortuoso, la strada è stretta, pochi o assenti i guard rail, andiamo a velocità veramente molto bassa, un po’ per il panorama e un po’ per sicurezza. Quando si scollina dopo poche miglia si arriva ad Oatman, piccolo paese a sfondo far west immerso nelle montagne desertiche e rocciose dell’Arizona.

Purtroppo essendo pomeriggio non riusciamo a veder gli spettacoli western di cui abbiamo letto, ma molti negozi sono aperti e facciamo un giro. L’attrazione sono i burros e cioè gli asini che circolano liberi e che mangiano dalle mani una specie di fieno pressato che vendono nei negozi. Mia figlia quindi alimenta una buona compagnia di burros per almeno mezz’ora, ma bisogna stare un po’ attenti perché qualche asino prepotente potrebbe diventare aggressivo verso altri asini e l’eventuale morso non dovrebbe essere molto simpatico. Il paese è un misto di attrazione turistica ma senza le luci di Vegas, tutto più naturale ma anche un pochino costruito.

Peccato però che molti locali simil saloon siano già chiusi. Riprendiamo il viaggio verso la nostra destinazione, si inizia a scendere sulla R66 verso Lake Havasu City. Il paesaggio diventa più pianeggiante e arriviamo al motel Days Inn nel tardo pomeriggio. La cittadina è immersa praticamente in un deserto ma è molto carina, il lago artificiale a destra Le dona comunque una certa eleganza qui nel mezzo dell’Arizona. Unico neo, fa veramente molto caldo ci sono circa 112° F anche di sera, anche se l’umidità è molto bassa. La serata passa tranquilla a un ristorante giapponese molto bello, dove abbiamo deciso di cenare, il Sho-gun.

Tip of the day: Se volete vedere una Oatman nella versione un po’ più turistica con i vari spettacoli dovrete arrivare entro le ore 12.00. Attenzione perché gli spettacoli nei mesi caldi subiscono variazione di orari.

15/8/2019 HAVASU LAKE CITY – JOSHUA TREE NATIONAL PARK – PALM SPRINGS

joshua tree diario di viaggioQualche anno fa durante un viaggio a Londra rimasi molto colpito dai tanti ponti che attraversano il Tamigi, ovviamente il Tower, il Black Friars (tristemente noto in Italia), Il Millenium e il London Bridge. Avevo letto di quest’ultimo che era stato ricostruito qualche decennio prima e che il ponte originale fosse stato spostato (spostato un ponte?) in una città americana. Certo non potevo immaginare che questo ponte fosse stato venduto, smontato e rimontato pietra su pietra proprio qui ad Havasu Lake City.

Infatti è il vero London Bridge che attraversa il lago artificiale e non una sua copia o una trovata pubblicitaria a mo’ di Las Vegas. Incuriosito e andando su Internet ho letto la storia incredibile di questa cittadina americana e di un imprenditore che nel mezzo del deserto ha creato questa città dal nulla utilizzando anche il London Bridge per dare più visibilità al progetto. Incredibile, una storia affascinante e molto Americana.

Visto la giornata che vogliamo prendere molto in relax, facciamo la ormai consueta pausa settimanale a sfondo lavanderia, sosta al Safeway per acquistare il pranzo al sacco che vorremmo consumare con calma al Joshua Tree National Park e partiamo. Salutiamo la signora della reception molto simpatica e amichevole, al nostro piccolo disappunto per il caldo già importante ci ricorda che lei si trasferì proprio per andare a vivere lì nel deserto dal Minnesota e che non si è mai pentita della scelta.

La mia mente vaga alla serie Fargo e alle strade perennemente ghiacciate, forse la signora non ha tutti i torti e il caldo diventa già più sopportabile. Facciamo un piccolo tour per attraversare il London Bridge che ha il suo fascino, il lago artificiale è pieno di barche e ha una sua marina. Sembra di essere in una località di mare. La strada verso Joshua ha un primo tratto di montagne di roccia dove l’emissario di Havasu Lake dà vita a uno specchio d’acqua dove vediamo molte persone intente in varie attività balneari (moto d’acqua, paddle eccetera) per poi diventare una strada piatta e nel mezzo del nulla.

Siamo ritornati nello stato di California e siamo in effetti stretti tra il deserto del Mojave di cui in lontananza vediamo la catena montuosa a destra e il Joshua tree a sinistra. Percorriamo la Twentynine Palms Hwy, ogni tanto vediamo qualche strada sterrata che si inoltra all’interno verso qualche casa, le buchette delle lettere tipiche americane a gruppi anche di 10 o più a ridosso della strada ci richiamano un po’ al film Erin Brockovic quando Julia Roberts va a visitare le persone nelle loro case in mezzo al deserto. Non so se è stato girato qui ma l’idea è quella.

Finalmente arriviamo al visitor center del Joshua a Twenty Nine Palms, una cittadina bassa in mezzo al deserto ma nel quale sembrano esserci tutti i principali servizi. I ranger e i volontari addetti ci danno qualche informazione, approfittiamo di tavoli per il picnic proprio lì fuori per consumare il nostro pranzo al sacco. Ci inoltriamo all’interno del parco compiendo un anello che ci riporterà fuori dal parco nel giro di un paio di ore.

All’inizio sembra un deserto normale, poi iniziamo a vedere i primi alberi di Yucca e ci fermiamo a fare molte foto in alcuni vista point. É veramente molto caldo ma fuori dall’auto spira una leggera brezza calda che risulta più piacevole di rimanere in auto con l’aria condizionata accesa. Alcuni punti sono chiusi per via dell’attività delle api, e in effetti all’ultimo punto (Hidden Valley) noto la loro presenza seppure sporadica. Fortunatamente non abbiamo consumato il pranzo all’aperto all’interno del parco, sarebbe stato abbastanza difficile con la presenza di api, meglio non sfidare questi piccoli insetti che possono essere anche molto pericolosi. Hidden Valley è veramente molto bella, c’è un percorso in mezzo alle rocce con sullo sfondo una valle piena zeppa di alberi di Yucca, il cielo è blu terso e il deserto regala bellissime sensazioni.

L’uscita dal parco ci immette sulla strada per Palm Springs, dove vogliamo arrivare nel pomeriggio per goderci un minimo di relax. Prima di arrivare attraversiamo una valle piena di pale eoliche, sono centinaia o forse anche un migliaio, vediamo anche alcuni parchi fotovoltaici abbastanza estesi. Evidentemente la California sta investendo moltissimo per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Palm Springs è una cittadina veramente molto curata ed elegante, molti negozi strade larghe, molti spazi verdi, palme e…molto caldo.

Il ns. hotel il Palm Mountain è molto carino e ne approfittiamo subito per una pausa pomeridiana in piscina che è veramente molto bella e immersa nel verde. La montagna dietro all’Hotel e il caldo ci ricordano però la presenza del deserto che circonda la città. È giovedì (ed è pure ferragosto) e alla sera la strada principale viene chiusa al traffico per una specie di mercatino serale con bancarelle e street food vari. Il caldo, appena il sole cala, lascia spazio ad una temperatura molto piacevole anche se ci sono in realtà almeno 106 °F. Finiamo la serata al Bill’s Pizza dove comunque mangiamo una discreta pizza e ci trattano in maniera molto gentile.

Tip of the day: Se avete Euro in contanti da cambiare in dollari tenete conto che solo nelle grandi città è possibile trovare banche attrezzate. A Palm Springs solo al Casinò siamo riusciti a farlo, anche se in generale i cambi valuta sono sempre molto sfavorevoli. Meglio affidarsi a bancomat o carte di credito ma anche qui informatevi bene presso la vostra banca sui costi relativi. La mia carta di credito mi ha applicato (scoperto una volta tornato) un 1% extra per ogni acquisto fatto, gli ATM hanno una commissione locale aggiuntiva a quella vostra della banca. Inutile lamentarsi, è ovviamente scritto in piccolo piccolo nelle condizioni generali, quelle che nessuno ormai legge più.

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16/08/2019 PALM SPRINGS – SAN DIEGO

Cosa vedere a San Diego

Il nostro Hotel è convenzionato con un caffè di fronte per la colazione. Abbiamo un voucher per la colazione continentale ma il posto è molto carino ed è in stile anni 50/60 tipo Happy days, decidiamo quindi di fare un up-grade alla colazione americana. Il posto si chiama Ruby’s Diner, ci facciamo portare caffè all’americana, uova, sausage, hash brown e tutto il resto. Belli rinfrancati facciamo il check-out e partiamo alla volta di San Diego.

La temperatura è già abbastanza alta, imbocchiamo velocemente una Freeway che ci porterà in un paio d’ore alle porte di San Diego. Nonostante San Diego non sia una città molto grande è comunque abbastanza trafficata e piena di svincoli, fatichiamo non poco a trovare la giusta strada per il nostro hotel, Hadlery. Il personale è molto gentile e poco dopo siamo già in possesso della stanza. Ci prepariamo per una visita alla spiaggia di Coronado, la temperatura è decisamente clemente rispetto a Palm Springs, il termometro segna 76 °F.

La strada che ci porta verso Coronado è abbastanza trafficata, in fondo è venerdì pomeriggio ed evidentemente molta gente è già proiettata verso il week-end. Percorriamo un ponte sopraelevato veramente notevole e che ci da una vista dall’alto di San Diego e della marina sottostante. La giornata è tersa con qualche striatura nuvolosa. Riusciamo a parcheggiare in un parchimetro a pagamento e ci avviamo verso la spiaggia. Il quartiere è molto elegante e la spiaggia di Coronado molto grande e molto profonda e soprattutto libera salvo alcuni ombrelloni di un hotel di fianco.

Non ci sembra vero di bagnare i piedi nell’Oceano, ma l’acqua è molto fredda e anche leggermente mossa. Qualche ragazzino prova a fare un po’ di surf sulla riva. Decidiamo di goderci la spiaggia e di guardare la gente passare che passeggia tranquillamente sul bagnoasciuga. Una famiglia ha lasciato sotto l’ombrellone il cartone della pizza da asporto e i gabbiani decisamente più grandi dei nostri cercano di forare il cartone e godersi un pranzetto. La luce del pomeriggio è particolare e ne approfittiamo per scattare una serie di foto.

Poco prima del tramonto lasciamo la spiaggia per organizzare la nostra cena, ci infiliamo ancora vestiti da spiaggia in infradito all’interno di un locale veramente molto elegante e io sono un po’ in imbarazzo rispetto alla clientela. I proprietari non si fanno grossi problemi e ci assegnano un tavolo. Mangiamo veramente molto bene, piatti a base di pesce e anche il servizio molto accurato, la cameriera molto professionale e amichevole. Lasciamo questa volta molto volentieri la mancia dovuta ed usciamo dal locale quando è già buio direzione hotel. Nel viaggio ci godiamo le luci di San Diego e all’hotel terminiamo la serata nei pressi della piscina a rilassarci e per pianificare la giornata successiva.

Tip of the day: Per potere utilizzare il navigatore su smartphone senza usare i dati cellulare, esistono diverse apps da poter scaricare. Noi abbiamo utilizzato un’app che funziona benissimo off-line (Here we go). L’importante è scaricare anticipatamente le mappe relative agli stati che si vogliono visitare o prima della partenza o tramite rete wi-fi anche sul posto.

17/08/2019 SAN DIEGO

Dove dormire a San DiegoDopo avere vagliato diverse escursioni abbiamo dovuto fare, come sempre, alcune scelte. I ragazzi non hanno voglia di spendere la giornata al SeaWorld e quindi abbiamo la possibilità di spendere la mattina al Balboa Park o all’Old Town. L’hotel ha una navetta gratuita a disposizione che decidiamo di sfruttare scegliendo per la mattinata la visita di Old Town, anche perché abbiamo da sbrigare la pratica della colazione.

L’autista, messicano, è molto gentile ed apprezza molto il fatto che oltre all’inglese ci rivolgiamo a lui in spagnolo, ci porta sul posto e ci da alcune dritte per i locali della zona. Sono praticamente tutti locali messicani, ma che fanno comunque anche colazioni americane. Decidiamo di entrare in un locale e dopo avere evitato tutto il menù a sfondo messicano con tanto di fagioli e pietanze un po’ troppo azzardate, consumiamo una tipica colazione all’americana con la sola variante dei tacos.

A pancia piena prendiamo confidenza con il quartiere che contiene molte case abbastanza storiche. Vicino a una chiesetta bianca c’è un parco molto carino dove si sta svolgendo il festival di Mark Twain. Ci sono delle bande vestite con uniformi dell’epoca che suonano, vediamo sfilate di personaggi vestiti come 200 anni fa quando questa parte di California era ancora sotto dominio messicano. Riusciamo anche a prendere parte come spettatori a una rappresentazione presso la casa de Estudillo di un matrimonio dell’epoca. Spendiamo un’altra oretta a vagare per il quartiere, prima di riprendere lo shuttle che ci riporta in Hotel.

A questo punto tra Balboa Park e La Jolla scegliamo quest’ultima. Nessuno è interessato a vedere musei o zoo che sono all’interno del Balboa e quindi con il nostro fidato Van ci muoviamo alla volta della spiaggia di La Jolla. È Sabato e si vede, le freeway sono abbastanza sgombre ma verso le spiagge il traffico si intensifica, e l’arrampicata verso il quartiere dove è situato la Jolla ci porta via un po’ di tempo. Il quartiere è decisamente elegante, parcheggiamo il van presso un parcheggio privato non particolarmente economico e ci avviamo alla scoperta della località.

La Jolla ha un golfetto dove è presente una spiaggia attrezzata piana con di fianco una parte con rocce e scogliere. Ci sono molte foche e leoni marini che nuotano in mare e che sono sulle scogliere a prendere il sole. Ci si può avvicinare veramente molto per scattare qualche foto, non so quanto sia consigliato arrivare ad un paio di metri di distanza da loro. Ci sono molte canoe che praticamente nuotano insieme a loro e una compagnia di persone che stanno facendo snorkeling con tanto di muta (ti credo visto la temperatura dell’acqua). L’odore nell’aria però non è molto gradevole, evidentemente per la presenza di foche, leoni marini e anche di diversi pellicani.

La spiaggia successiva si apre un po’ ma resta di base una scogliera piena di foche e pellicani, a sinistra abbiamo invece un parco molto elegante. Girovaghiamo ancora un po’ per il quartiere e decidiamo di fare anche un po’ di shopping. Dopo un paio di ore decidiamo di rientrare verso l’hotel, attraversiamo la città e costeggiamo la zona di Mission dove è presente anche SeaWorld. Torniamo all’Hotel dove ci rilassiamo in piscina e chiacchieriamo con la barista, una signora sui 50 anni di San Diego molto carina che ci racconta un po’ della sua vita.

Pianifichiamo la cena della serata al quartiere di Gaslamp, dove ci rechiamo in auto. É sabato sera e c’è veramente tantissima gente in giro. Il quartiere è pieno di locali e ristoranti, molte persone arrivano in taxi, altre persone invece sono su specie di tandem elettrici con tanto di autista/ciclista e musica a palla. La nostra intenzione era di andare a mangiare in un locale spagnolo, purtroppo troppo pieno e quindi siamo stati costretti a cambiare destinazione.

I locali sono quasi tutti pieni e ripieghiamo per un ristorante italiano che poi scopriamo essere una catena. Decidiamo di mangiare pasta e di consumare anche dell’ottimo vino californiano, tutto sommato una cena italiana non male. Dopo cena ci godiamo ancora un po’ l’atmosfera del quartiere che è veramente frizzante e dopo un po’ di shopping in un negozio ancora aperto nonostante l’orario rientriamo verso l’Hotel.

Tip of the day: Se vi recate nei week end nel quartiere di Gaslamp e volete frequentare un locale ben preciso ricordate di prenotare prima.

18/08/2019 SAN DIEGO – LOS ANGELES

Visitare Venice BeachLa mattina con calma partiamo verso Los Angeles, direzione Westin hotel ad Inglewood. Arrivati e praticato il check-in partiamo velocemente alla scoperta di Los Angeles. La giornata nel viaggio di arrivo verso L.A sembra un po’ bruttina, una sorta di foschia alta non ci permette di vedere il sole, ma siamo fiduciosi e ci dirigiamo verso Santa Monica.

La nostra fiducia viene ripagata, a Santa Monica ci ritroviamo immersi nel sole e fa pure un discreto caldo. Il pier è veramente pieno di gente, molti fanno foto dal molo oppure dal cartello che indica la fine della R66. Incontro alcuni bikers che si fanno certificare il loro viaggio con l’ultimo timbro, l’hanno percorsa completamente in moto in circa 13 gg. Ci rechiamo al luna park, dove i miei figli fanno un paio di giri sulla piccola montagna russa, molto turistico ma dovuto.

Passiamo sul molo un ‘oretta, io principalmente a guardare le persone che si accalcano. Facciamo una piccola pausa presso un Mc Donald e torniamo a goderci la movimentata spiaggia di Santa Monica. C’è praticamente di tutto, artisti che suonano, ragazzi che fanno yoga o palestra, alcuni che fanno esercizi di equilibrismo o alle sbarre. Prendiamo delle biciclette a noleggio e facciamo la ciclabile che ci porta a Venice Beach.

Veramente una fusione di tanta gente di tutti i colori. Sulla ciclabile c’è di tutto, biciclette, tandem, bici a tre ruote, monopattini, monopattini elettrici che sembrano essere l’ultima moda, skateboard, hoverboard ecc. ecc.,  tantissima gente percorre la strada dove ci sono molti negozietti, gente che balla, musica. Veramente una bellissima atmosfera con tanta tantissima energia, un bellissimo pomeriggio. La spiaggia è molto profonda, il mare, come a San Diego, abbastanza freddo per il nostro standard.

Mio fratello e la sua ragazza ci lasciano, prendono un Uber per tornare in hotel in quanto hanno organizzato una serata con la cugina di lei che si è trasferita recentemente da New York a Los Angeles. Ripreso il Van decidiamo di andare a vedere il walk of fame visto che siamo già indirizzati verso la parte nord ovest della città. Parcheggiamo al centro commerciale li vicino che è quasi buio, c’è veramente un sacco di gente sia al centro commerciale che sulla strada.

Facciamo un po’ di shopping all’Hard Rock Café, e ci fermiamo a mangiare in un ristorante del centro commerciale dove mangiamo una discreta pizza e i miei figli un discreto piatto di pasta. Una veloce passeggiata e rientriamo verso l’Hotel. Il navigatore ci fa fare tutta città ed attraversiamo una serie di strade molto famose, il Sunset blvd, l’Hollywood blvd, Melrose, Beverly, praticamente dritto per dritto attraverso una serie innumerevole di semafori. Entriamo brevemente in freeway per poi uscire praticamente subito solamente nei pressi dell’hotel.

Impieghiamo più di un’ora, ma essere dentro il traffico di Los Angeles, fare parte di questa città immortalata in molteplici film, telefilm, serie tv è stata una bella sorpresa ed esperienza. Il cielo in parte ancora leggermente luminoso ad ovest e le luci della città ci hanno regalato comunque un’atmosfera decisamente californiana che non dimenticheremo. Lasciamo il Van al valet dell’hotel e andiamo a dormire.

Tip of the day: Il parcheggio del centro commerciale Hollywood & Higland è molto comodo per visitare la famosa strada del Walk of Fame. Le prime due ore hanno un costo di qualche dollaro se fate compere nel centro o consumante qualcosa (esempio Starbucks). Nel caso non dimenticate di farvi obliterare elettronicamente il biglietto del Parking per ottenere il prezzo speciale.

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19/08/2019 LOS ANGELES

Hollywood tour Los Angeles

La mattina seguente la giornata non è un granché, una sorta di foschia grigia ci avvolge. Richiediamo all’addetto del valet il Van, il dollaro d’ordinanza come mancia scivola dalla mano. Certo non vogliamo fare brutte figure proprio l’ultimo giorno. E già, è l’ultimo giorno, sono passate 3 settimane in un lampo. La sera precedente non abbiamo avuto la possibilità di confrontarci, i due piccioncini hanno fatto seratona a Malibù in un ristorante di pesce ospiti dei locali losangelini. Fortunati loro.

Chiediamo quindi se qualcuno avesse voglia di andare agli Universal Studios (i ragazzi che dicono?) ma alla fine tutti vogliamo ancora vedere un po’ la città. Ci dirigiamo quindi verso il Griffith Observatory perché vogliamo vedere la scritta Hollywood da vicino, sulla strada ci fermiamo in uno Starbucks dove acquistiamo il necessario per la prima colazione da consumare per strada.

La strada ai piedi della salita è in una zona molto elegante, dopo una serie di curve e qualche chilometro arriviamo all’osservatorio. La vista non è un granché perché la foschia verso Downtown è ancora abbastanza spessa e perché essendo giorno non possiamo gustarci le luci della città di notte. Anche la vista della scritta Hollywood non è molto vicina e quindi decidiamo di ripartire per avvicinarci.

Un addetto al parcheggio molto gentilmente ci dà le indicazioni di come fare ad arrivare molto più vicino alla scritta. Ripartiamo e procediamo la strada in discesa e ci arrampichiamo attraverso la collina per una strada decisamente stretta. È un dedalo di vie, tornanti, curve strette. Spesso dobbiamo fermarci per fare passare altre auto o i pick-up dei giardinieri che curano le bellissime case presenti.

Arriviamo molto vicino ma dobbiamo parcheggiare la macchina e proseguire a piedi, l’ultimo pezzo è vietato alle auto e ci avventuriamo fino ad arrivare ad un cancello da dove vediamo la scritta Hollywood. Attraversando questo cancello aperto (sembra quasi di una strada privata) arriviamo veramente molto vicino alla scritta. Ci siamo praticamente sotto, sembra quasi di toccarla.

Facciamo moltissime foto, nel frattempo la giornata è diventata serena, la foschia è fortunatamente scomparsa. Fatte le foto ripercorriamo il labirinto di strade che ci riportano a valle e facciamo un passaggio nuovamente alla Walk of Fame visto che i nottambuli non l’avevano ancora vista. Parcheggiamo nuovamente al centro commerciale e usciamo sulla via.

C’è veramente un sacco di gente, molto più della sera e la giornata è diventata molto ma molto calda. Facciamo una passeggiata per stelle, vediamo anche il Chinese Theatre. Ognuno si sorprende ad ogni stella dell’attore o personaggio preferito che incontra, ma è difficile fare foto con tranquillità. Una cosa un po’ americana ma ci sta. Rientriamo al centro commerciale e facciamo un po’ di shopping e mangiamo qualcosa.

Io personalmente mi trangugio un ottimo hot-dog acquistato ad uno dei tanti banchetti sulla strada. Ormai è pomeriggio e decidiamo di proseguire il nostro giro verso il Peach-Pit per una foto del locale famoso del film 90210, dentro al locale c’è una troupe cinematografica che sta facendo delle riprese. La nostra futura tappa è il quartiere di Beverly Hills, percorriamo una strada tipica con le palme e le case con giardino esterno e marciapiede, fermiamo l’auto e ci avventuriamo a piedi. Siamo praticamente dentro ad un film, riprese ed immagini viste tantissime volte.

Le case, beh non ne parliamo, tutte bellissime, finalmente tra le auto parcheggiate fuori anche qualche auto europea top di gamma mercedes, bmw, ferrari, aston martin, le uniche americane sono le Tesla (alcune in carica tramite cavo) che qui sembrano godere di buona popolarità. Mi soffermo a guardare le poche persone che escono dalle case, sembrano tutte persone molto normali, sembra quasi di conoscerle.

L’ambiente è tranquillo, sognante, perfetto, tutto è al posto giusto, qualche ragazzina porta a spasso il cane, qualche giardiniere carica gli attrezzi sul furgone, un pick-up che fa servizio per piscine. Chi non vorrebbe abitare qui ?

La tappa successiva ci porta a Rodeo Drive, una strada veramente molto elegante ma con i negozi inavvicinabili, ci fermiamo e passeggiamo un pochino nel quartiere, molto elegante che ci ricorda ovviamente il film di Pretty Woman. Alla fine della strada dall’altra parte dell’incrocio a sinistra l’Hotel appunto del film. La zona è veramente molto bella, ma ovviamente off-limits per le nostre finanze.

È pomeriggio inoltrato e tenuto conto del traffico della città decidiamo con calma di rientrare. Mi godo ogni singola strada, incrocio, auto, segnale, palazzo, questa città mi sta piacendo, avrà sicuramente i suoi problemi e quartieri difficili ma questa zona della città è appassionante.

Evitiamo di passare da Bel Air, l’idea è quella di rivedere Santa Monica ma il traffico ce lo sconsiglia anche perché decidiamo di rendere l’auto con qualche ora di anticipo. All’Hotel scarichiamo tutte le nostre cose rimaste nel van, cartine, mappe ecc. ecc., regaliamo il nostro frigo di polistirolo agli addetti del valet (“good for beers with the guys…” si lascia scappare un ragazzo del parcheggio) e insieme a mio fratello ci dirigiamo alla riconsegna dell’Alamo che non è molto lontano.

La riconsegna è velocissima, siamo un po’ preoccupati che ci trovino qualche problema ma tutto fila liscio. Fanno un servizio molto comodo con Shuttle che ci riporterà all’hotel, nell’attesa scambiamo qualche chiacchierata con una famiglia toscana che sta consegnando la macchina e condividiamo le emozioni dei posti in comune che abbiamo visto.

All’hotel prepariamo le valigie per il ritorno e siamo costretti a comprare una valigia in più che utilizzeremo in comune per portarci a casa tutto lo shopping della vacanza da mettere in stiva. Per la serata, visto l’orario della sveglia mattutina intorno alle 4.00, troviamo un Denny’s vicino all’hotel a cui ci rechiamo a piedi. La serata scorre tranquilla anche se un po’ malinconica e poi tutti a nanna.

Tip of the day: Se volete arrivare veramente molto vicino alla scritta Hollywood con l’auto, inserite sul navigatore come destinazione: Lake Hollywood Park, tenendo conto che gli ultimi 4-500 mt. dovrete uscire dall’auto e farli a piedi.

20/08/2019 LOS ANGELES – MONTREAL – ROMA – BOLOGNA

È la giornata del ritorno, sveglia con il buio e approfittando dello shuttle dell’hotel andiamo all’aeroporto. Al check-in imbarchiamo l’unica valigia che abbiamo pagando un supplemento di 55 dollari e ci accertiamo con l’addetto che ci ritroveremo il bagaglio direttamente a Roma ed espletiamo le procedure di sicurezza e di dogana che sono molto veloci in quanto automatiche tramite Kiosk.

L’aereo che ci riporta in Canada a Montreal è lo stesso tipo dell’andata, la scalo è di meno di 3 ore, le procedure di coincidenza sono molto veloci ma ciò non ci permette di pensare di vedere anche velocemente la città di Montreal, decidiamo quindi di rimanere in aeroporto dove spendiamo gli ultimi dollari americani che abbiamo in cibo e shopping vario. Attendiamo il nostro aereo intercontinentale che è lo stesso tipo dell’andata un 777 e ci imbarchiamo per Roma.

Il ritorno è un po’ impegnativo per via di alcune perturbazioni che fanno ballare il nostro aereo, ma alla fine tra mangiare, bere e qualche film ce la passiamo abbastanza bene. L’atterraggio a Roma è perfetto, notiamo con piacere che nessuno applaude al comandante (tipo voli charter vari), nonostante la destinazione gli italiani non sono tanti evidentemente. Espletate le varie formalità aspettiamo lo shuttle del parcheggio, subito notiamo la differenza con Los Angeles dove tutto era caotico come a Roma ma nessuno si sognava di fermarsi in doppia e tripla fila come abbiamo visto fare a Fiumicino.

Ritirata la macchina prendiamo la strada verso casa, subito il casello (ah è vero che qui da noi si paga l’autostrada..), ma è l’autostrada vera e propria, molto trafficata e decisamente stretta per lo standard a cui eravamo abituati, che ci fa molto strano. Il viaggio scorre abbastanza bene anche se onestamente la nottata in aereo in cui non ho chiuso occhio ci fa fermare almeno 3-4 volte per stanchezza. Anche i caffè contano poco ma alla fine riusciamo ad arrivare a Bologna.

Ci salutiamo velocemente con i compagni di viaggio ripromettendoci di vederci nel giro di qualche giorno per scambiarci le foto, ci sembra strano dopo 3 settimane passate insieme h 24. Quella malinconia strana che ti assale dopo un viaggio bellissimo in cui tutto deve tornare alla normalità velocemente, ci dice che abbiamo vissuto un sogno, il sogno di tutta una vita che ora appartiene a noi. Per sempre.

Tip of the day: Il jet lag del viaggio verso Est (quindi di ritorno) è micidiale. Ci abbiamo messo 4-5 giorni a rimettere in ordine il nostro orologio circadiano. Oltre a cercare di dormire nel viaggio di ritorno in caso di viaggio di notte sull’aereo e di obbligarci al ritmo del nostro fuso orario, abbiamo utilizzato melatonina come integratore prima di dormire per favorire il sonno e recuperare il nostro ritmo naturale.

Marco Parazza


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